ProgRecensioni

TWENTY FOUR HOURS – Ladybirds (Andromeda Relix – 2022)

Una band che nasce nel lontano 1987 in Puglia (a Bari), ma (attualmente) con i componenti sparsi per l’Italia. Avevo già apprezzato non molto tempo fa “The Sleepseller” (album del 2004) nella Audiophile Editon del 2018; la band propone un prog rock raffinato, colto, di ottima fattura. “Ladybirds” è il settimo disco ufficiale della band, con quattro brani cantati in italiano (una novità per la band) e l’ingresso del sassofonista Ruggero Condò; i temi dei brani sono sociali, introspettivi e poliedrici: amore, guerra, discriminazione e in parte, autobiografia (per i 34 anni di attività della band) nella struggente ballata “Una Perla Vive Nascosta Tutta la Vita”. Anche la tipologia dei brani è variabile: alcuni sono semplici, registrati in presa diretta, altri presentano la classica struttura Prog-Psichedelica. Il titolo e i riferimenti grafici riportano alla “coccinella”; si scoprono aprendo il disco, come fossero una perla e provando a dare un’alternativa alla filosofia di vita, agli antipodi della follia imperante, che non trova di meglio di una guerra come risposta al disagio e alle morti di due anni di pandemia. La band si destreggia con passione e bravura, da brani semplici (“Incantesimo K-44”) a quelli più legati alla sperimentazione prog/psychedelic rock (“Caroline”), il tutto con naturalezza e professionalità. “Una Perla Vive Nascosta Tutta la Vita” è una ballata di altri tempi, che riporta ai Maestri del prog italiano (che, ricordiamo, è apprezzato in tutto il mondo), ma senza l’effetto plagio, anzi… con personalità! In “Eterno Grembo che Dona” è ammirabile sia il duetto vocale dei due Lippe (Elena e Paolo), che la magia del sax di Condò… un bellissimo “viaggio”, fidatevi. Citando un altro brano (a caso), in “Ghost Pension” si respira la new wave, quella di Siouxsie and the Banshees per intenderci. Chiude questo bellissimo disco, così vario e così efficace, “Hypocrite and Slacker God” che ci riporta alle sonorità prog, ma in una visione più recente, moderna (di scuola Steven Wilson), accompagnato dall’ottimo violinista barese Francesco D’Orazio. Che altro aggiungere? Dovete averlo. Un disco che parte dal progressive rock italiano (e non solo), ma che si affaccia a diverse contaminazioni sonore; un disco che si fa apprezzare già dalla sua copertina, in digipack, con colori che ti trascinano in questo viaggio sonoro/emozionale. “Ladybirds” è così vario che non stanca, nemmeno dopo ripetuti ascolti; è senza ombra di dubbio fra i migliori lavori del 2022 – ma da ascoltare per l’infinito. Adesso scusatemi, devo riavviare il disco…
Voto: 9,5/10
Giovanni Clemente

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9.5

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