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WASP – The Neon God: Part 2 (Noise Int./Sanctuary – 2004)

Ed eccoci qui a riparlare dei Wasp, cogliendo l’occasione su questa seconda ed ultima parte di The Neon God.

Diciamo subito che, anche se i due capitoli della rock opera siano indiscutibilmente uniti da uno stesso filo conduttore sia stilistico che lirico, bisogna ammettere che The Demise presenta, rispetto alla precedente release, quella freschezza e quel piglio in più da renderlo più convincente. In effetti The Rise mi aveva lasciato interdetto su alcuni episodi un po’ debolucci e che a mio avviso non lasciavano trasparire nulla di così stimolante per il finale.

Ad aprire le danze ci sono due brani abbastanza carichi di adrenalina come “Never Say Die” (potente la ritmica e refrain facile ed accattivante) e “Resurrector”, che gioca le sue carte sulla sua buona vena melodica. La successiva “The Demise” invece prosegue il discorso contenuto nel brano “The Rise” del precedente album, anche se in questa versione è resa ancora più struggente ed articolata. La prima ombra arriva con “Clockwork Mary”, una sorta di rivisitazione di “The Idol” e con una parte centrale dalla imbarazzante somiglianza con “I Can’t” da Still Not Black Enough; insomma niente di particolarmente originale. Buone le carte giocate con “Tear Down The Walls” e “Come Back To Black”, quest’ultima forse proprio la più avvincente del lotto, le quali rispecchiano fedelmente le ultime produzioni dei Wasp e al tempo stesso non fanno rimpiangere l’oltraggioso e spregiudicato passato: vivaci…e grezze.

E’ quindi tempo di ballad e quella di turno prende il titolo di “All My Life”, la quale smorza il ritmo sostenuto e regala quiete (apparente) all’ascoltatore giusto per un paio di minuti, perchè ad irrompere vi è il riff potente e quasi inusuale per il classic sound dei Wasp di “Destinies To Come (Neon Dion)”, buona ma che viene sovrastata dalla successiva “The Last Redemption”, che da sola vale l’acquisto del cd. Imponente finale di oltre tredici minuti dove vengono ripercorse le fasi salienti dei due capitoli. Grande, grandissimo brano.

Ultima annotazione da segnalare è sui solos guitar, un po’ troppo omogenei e prevedibili.\r\nIn conclusione possiamo definire The Neon God un figlio minore di Crimson Idol?

Forse, ma credo sarà il tempo a dargli ragione, nel frattempo potrei suggerire di ascoltarlo con calma e magari in piccole dosi per apprezzarlo fino in fondo.

Roberto Pasqua

Valutazione

6.5

Voto

Pros

  • +

Cons

  • -
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