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Intervista ai MOON OF STEEL

Da “Passions” del 1989, passando per il mini cd “Beyond The Edges” del ’99 fino ad arrivare a “Insignificant Details” del 2002. Mi fai un riepilogo biografico della band e sui perché di tanto tempo di attesa per il vostro ritorno?

Sinceramente non avrei mai pensato di dare un seguito a Passions e se non fosse stato per le affettuose insistenze dell’Adrenaline io e JJ avremmo continuato a suonare per noi stessi. L’occasione per tornare ad incidere qualcosa come M.O.S è stata la partecipazione al tributo ai Dream Theater, e richiamato Zingro che aveva sostituito Skip alla
batteria subito dopo le registrazioni di Passions, pur non avedo ancora una voce solista, su pressione dell’etichetta abbiamo inciso la base di “You not me”. Abbiamo poi iniziato le audizioni per una cantante ed abbiamo conosciuto Sarah, che dopo tre minuti di prove era già nella Band! Il seguito è stato un crescendo, con l’etichetta entusiasta che ci
chiedeva nuovo materiale, la critica che si esprimeva molto positivamente e noi sempre più coinvolti.

Com’è stata presa la decisione di “accogliere” Sarah nei panni di vocalist?

Era una mia vecchia idea che ha subito convinto anche JJ. Ci piacciono infatti molto le voci femminili e secondo noi, in
termini di arrangiamento, questa scelta poteva dare ai brani delle nuove sfumature e consentirci di estremizzare il concetto che ha dato origine al nostro nome, cioè quello di realizzare una musica potente ma intimistica e notturna.
Era una sfida e devo dire che mi ha fatto davvero molto piacere il fatto che stampa e pubblico abbiano apprezzato questa nostra scelta.

Oltre alle differenze di look dagli esordi ad oggi, naturalmente non si possono non notare le differenze nel sound apportate su questo nuovo album. Cosa hai da dirmi riguardo a questa evoluzione stilistica?

L’approccio compositivo è sempre lo stesso, ovvero prevale la totale libertà di espressione. L’obiettivo e comporre delle buone canzoni e non ci preoccupiamo di quanto lunghe o complesse queste siano, ed esattamente come era
avvenuto per Passions, in Details si alternano momenti più Heavy ad altri più Lunari. Ovviamente in questi anni siamo cambiati come persone e come musicisti, ma l’attitudine è davvero identica.

Ciò che permane invece, è l’assenza di tastiere. Come giudicheresti il loro utilizzo nella vostra musica e come giudichi il loro ruolo nella stragrande maggioranza di gruppi prog-metal?

Non ci piacciono, molto spesso tendono ad appiattire la dinamica dei brani, anche se sono rimasto molto colpito da Kevin Moore nel progetto OSI. Il suo è un approccio molto moderno, quasi sa sound designer, e tornando alla nostra musica devo dire che un utilizzo di questo tipo potrebbe essere interessante.

Per quel che riguarda l’album, che significato c’è dietro il suo titolo e possiamo considerarlo come un “concept”?

Il titolo è una provocazione, in quanto nell’album parliamo di ciò che per noi conta di più e dei dettagli che spesso racchiudono grandi verità. In un certo senso è un concept anche se non c’è una storia con dei personaggi.

Alla luce di “Insignificant Details”, che ruolo vogliono (o vorrebbero) i Moon Of Steel nel panorama musicale nazionale e come valuti tale scena, oggi rispetto al passato?

I Moon of Steel non aspirano a nessun ruolo e suonano per passione, una passione ritrovata dopo molti anni. Per quel che riguarda la scena italiana la trovo piuttosto noiosa e poco originale anche se finalmente, grazie ad alcune band, ha assunto un peso internazionale impensabile solo pochi anni fa e questo mi fa davvero molto piacere.

Come procede l’attività live a supporto dell’album e cosa c’è nell’imminente futuro della band?

Per quel che riguarda l’attività Live ci stiamo organizzando, forti anche delle buone vendite ottenute da Details, mentre per il futuro al momento ci stiamo ricaricando…la realizzazione di Details ha richiesto 3 anni…

Roberto Pascqa

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