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SHINY DUST – Hanbleceya (SoundInside Records – 2025)

Eccolo! Finalmente fra le mie mani (e in ascolto) “Hanbleceya”, il primo vero disco dei lucani Shiny Dust; avevano lanciato come antipasto un EP omonimo comprendente sei brani, ma qui parliamo di dieci tracce inedite, che attraversano i deserti interiori dell’anima. Il disco prende nome da un antico rito di visione della tradizione Lakota, che rappresenta un cammino solitario e rivelatore; un viaggio fra luce e tenebra, tra alienazione e rinascita, tra memoria e spiritualità. “Hanbleceya” è un concept album, che fonde magistralmente alternative rock, indie, desert e psych… adesso, andiamo a (ri)ascoltarlo!
“Runnin’ Shadows” è il brano d’apertura, e siamo subito catapultati in quanto scritto; un’introduzione fra desert e psych, che ci porta a viaggiare fra il deserto (ops… i calanchi lucani!) e spiritualità. “So Let Me Go” è uno dei singoli già ascoltati su YouTube (vi consiglio i loro video); il brano è più “punk”, più ruvido e graffiante – grazie anche alla voce di Marco Faniello (uno dei due cantanti della band), che si sposa bene con questo sound. Ed è ancora Marco a cantare in “Fate and Hate”, un altro brano figlio degli anni ’70, con i ritmi e le chitarre alla Clash, interessanti anche gli intermezzi con gli strumenti “etnici”.
“Come Back Inside” è un brano atipico rispetto a quanto ascoltato fin qui; ma gli Shiny Dust si divertono a regalare le sonorità con cui sono cresciuti, le chitarre sono calde e ruggenti, i ritmi sono trascinanti, un brano che può diventare tranquillamente una hit. Si prosegue con le melodie desert/psych e la ruvidità della voce di Marco in “I Will Not Die for You” passando per “Golden Life”, il primo brano dove alla voce troviamo Giulio M. Labanca: il sound cambia nuovamente pelle, e si fa più caldo e atmosferico. È poi la volta di “All Is Flat”, ancora con la calda voce di Giulio, un altro brano atmosferico che mi ha riportato alla memoria qualcosa di Lou Reed – per il sottoscritto, uno dei migliori del disco! “Modern Prayer” è un altro brano dove le sonorità psichedeliche si sposano con una base desert, regalandoci un altro episodio interessante e da riascoltare più e più volte – perfetto per le passeggiate al buio (sempre nei calanchi lucani).
Tutto ciò continua con “Isabelle”, altro pezzo dalle atmosfere loureediane (passatemi il termine!), dove le due voci (di Marco e Giulio) si alternano e ci regalano emozioni intense, una vera alienazione – lo dico, questo è un altro brano da hit! Le sonorità sono quelle che ci hanno accompagnati dall’inizio e che diventano intense e intime, brano dopo brano. A chiudere il disco, c’è “About Lost Youth (Live in Studio)”, brano conclusivo e che conferma la maestria della band in fatto di melodie e atmosfere, voci e viaggi – un plauso anche alle chitarre, davvero un lavoro eccezionale… Se questo è l’inizio, prevedo tanto di buono per il loro futuro. Segnatevi questo nome: Shiny Dust. Loro sono lucani e suonano con il cuore e l’anima; definiteli Indie, definiteli Alternative Rock, oppure Psychedelic Rock… loro non badano alle etichette, loro vanno oltre… Scusate la fretta, ma devo riavviare il disco. Adesso tocca a voi, non fatevelo raccontare. Un applauso alle voci di Marco e Giulio, alle chitarre (e non solo) di Enzo Di Stefano, al basso (e non solo) di Nicola A. Cotugno, e alla batteria di Donato Manco – oltre ai vari ospiti presenti.

Voto: 8/10
Giovanni Clemente

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Valutazione

8.0

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