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LILYUM – We are Disobedience (Broken Bones Promotion / Join This Order / Ghost Record Label – 2023)

Se siete affezionati lettori di Raw & Wild, non vi saranno di certo sfuggiti i Lilyum, una delle più interessanti (e prolifiche) realtà del panorama black metal italiano. Che poi, possiamo discutere quanto vogliamo di definizioni e affini, ma direi che il presente disco “We are Disobedience” testimonia in modo chiaro quanto le etichette stiano strette a questo progetto, le cui origini si perdono negli anni 2000 ma hanno come data di inizio la pubblicazione dell’EP “An absence of Light” nel 2008 per volontà del fondatore, mastermind e polistrumentista Kosmos Reversum, attualmente nelle “sole” vesti di chitarrista.
In effetti, l’attitudine “gelida” e l’approccio formale ricordano da vicino la scuola black internazionale, così come la scelta (estrema, anche al giorno d’oggi) di non suonare dal vivo – benché l’ascolto di pezzi come “Boneseeker” lasci molto l’amaro in bocca in questo senso, facendo rimpiangere di non poter ascoltarne una versione verace scapocciando sotto a un palco! Dal punto di vista della formula musicale, al contrario, in particolare con questo “We are Disobedience” i Lilyum aprono le porte ai riff tipici del death svedese (parliamo della scuola di Stoccolma, non di quella di Gothenburg, intendiamoci!) e tirano fuori un bel dischetto di death/black o blackened death metal, se preferite, guidato dai ritmi serratissimi del nuovo drummer Summum Algor – provate ad ascoltare “Bonded beyond Blood” e dite se la parte di batteria non sembra proprio il giusto tributo alla maestria di Tom Hunting!
Si inizia con l’intro “Dawning Sedition” e subito l’impressione è quella di trovarsi dinanzi ai “cancelli di Midian”, ben noti agli estimatori dei Cradle of Filth… solo che qui non c’è spazio per il grand guignol in stile “Cthulhu Dawn” ed è invece la violentissima “Noetic Negative” ad aprire le danze, mescolando la violenza dei Watain con le atmosfere pionieristiche delle cantine scandinave frequentate dal giovane Nicke Andersson.
Se per un attimo crederete che “Sermon of the Sword” sia una concessione al groove, ci penserà la decisa accelerata che doppia l’introduzione a rimettere le cose in chiaro, con le vocals parossistiche di Lord Jotun a completare l’opera, risultando “estreme” e ferali senza bisogno di indulgere sullo screaming canonico del genere – a ulteriore testimonianza dell’attitudine DIY della band, lontana da qualsiasi ammiccamento a trend di vario tipo. In definitiva, un dischetto di sicuro interesse per gli amanti del genere estremo, per una band che anche i meno attenti farebbero bene a riscoprire, dato il buon numero di gemme che ci riserva la sua discografia, non ultimo questo “We are Disobedience”, un lavoro davvero degno di nota!

Voto: 8,5/10
Agent of Steel

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8.5

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