BlackRecensioni

LILYUM – Circle Of Ashes (Vacula Productions / Broken Bones Records – 2021)

Parafrasando un noto motto, il sottobosco black dei giorni nostri tre cose “tiene” di buono: i Coil Commemorate Enslave, la LADLO Productions e i Lilyum. Se i CCE sono attualmente in ibernazione e l’armata francese viene ormai quotidianamente affrontata dal prode Giovanni Clemente, a me resta la quota subalpina di questi attivissimi blacksters (essenzialmente il progetto di Kosmos Reversum) tornati quest’anno a far bruciare la gelida fiamma. Ossimoro creato non a caso, poiché se il precedente “Altar Of Fear” poteva fregiarsi di temperature degne del fuoco della Gehenna, “Circle Of Ashes” salta alle orecchie sin dal primo ascolto per la freddezza scarna, quasi “incenerita”, che ricorda da vicino quel gelo proprio delle descrizioni del Cocito dantesco.

Il sound delle chitarre si è fatto ancor più essenziale, ma la formula si è paradossalmente arricchita, in quanto “Howling Ruins Fall Silent” e “Through Vaults of Wounded Light” schierano chitarre pulite dagli arpeggi ben poco rassicuranti, come di consueto, e in generale possiamo dire che l’uso dei samplers sembra sapientemente mutuato dall’altro progetto di Kosmos Reversum, quei Triskelis di cui ci siamo tanto occupati di recente su queste pagine.

Tuttavia, i puristi non disperino, poiché sia nei pezzi succitati sia nell’opener “Exilia” l’approccio del combo non lascia prigionieri, complici le ritmiche serrate figlie dei boschi norvegesi e il latrato sofferente a opera di Lord J. H. Psycho, presente anche nel disco precedente. Se c’è una caratteristica attualmente sacrificata nella formula dei Lilyum, è quella quota di proto/black nello stile dei Celtic Frost che conferiva particolare magniloquenza alle composizioni; però, per dirla con Lavoisier, quelle sonorità hanno lasciato il passo ad altre varianti nel sound della band, tanto che possiamo parlare decisamente di un passo avanti nell’evoluzione del progetto.

E poi, di “atmosfere” sono piene composizioni malefiche come “Titanomachy Revived”, suggellata da un tambureggiare marziale nel finale, quindi chi cerca il connubio tra assalto all’arma bianca e tetri drappi da esporre su costruzioni cadenti troverà ancora una volta pane per i suoi denti. Troni di ferro collocati a dominare reami di polvere, per dirla con uno dei loro pezzi, il tutto suggellato dalla macabra nenia sorretta dalla title track; promossi ancora una volta!

Voto: 8/10
Francesco Faniello

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