RecensioniThrash

IN.SI.DIA. – Di Luce e d’Aria (Punishment 18 Records – 2022)

Monolitici come macigni pesanti di puro cemento armato, fautori inossidabili del thrash italiano senza compromessi né barriere, i bresciani IN.SI.DIA. sciorinano un album tosto dalle sonorità molto alla Testament ultimo periodo, ma con l’originalità che li contraddistingue da sempre, sin dalla prima metà degli anni ’90, ossia i testi in italiano rabbiosi, introspettivi e contro il sistema e la qualità della scrittura dei brani che risulta essere di elevata estrazione. La loro storia la conoscete tutti quindi mi sembra riempitivo descrivervela… “Di Luce e d’Aria” è una mazzata sui denti (in senso positivo) per noi vecchi metallari abituati a certe sonorità.
Produzione superlativa, forse la voce sembra troppo “dietro”, con passaggi melodiosi delle guitar molto interessanti e molto emozionanti ove tutto il reparto di costruzione (sia il basso che la batteria) macina compattezza e precisione. “Dentro il cerchio” gira appunto su un cerchio di note iniziali che vorticosamente s’intrecciano virilmente, per sfociare in una thrash song tipicamente old style. Si prosegue con “Welcome to my world” con i suoi riffing serrati, forse la canzone più simile ai dettami degli ultimi Testament, per sfociare in “Il nostro sogno”, potente quanto un blocco di cemento che ti sta per cadere in testa. Arrembante “Non siate complici”, con i suoi stop ‘n go da far accapponare la pelle ed un testo abrasivo e incisivo. “Salto nel buio” mi ricorda le linee melodiche del loro capolavoro “Guarda dentro te”, con quella verve melodica che accelera dentro ad un impianto sonoro splendidamente massiccio e incazzato. Cadenzata e ferale la song “Tracce silenziose”, una delle mie preferite. I suoi passaggi acustic-thrash sono magnetici, mentre l’assolo centrale è da brividi. Thrash e ancora thrash nelle successive “Dimmelo ora” e “Rigenerato” che spingono sull’acceleratore senza fermarsi un attimo producendo godimento allo stato puro. L’estremizzazione della melodia nei testi in “Nato nel vento” fa sì che questa canzone ipnotica mischi abilmente sonorità tra i Litfiba più duri e i Timoria di “Viaggio senza Vento” (noi siamo ancora qui a chiederci…Renga, perché?). Un fuoco che spinge il vento verso il “monolite nero”. Meravigliosa.
Per l’ultima canzone del lotto ci vedo una spruzzatina degli immensi Overkill di “The Years of Decay”: è così che “Notte diversa” va a chiudere un album che ha molto da dire, che ha molto da fare, che ha molto da vivere. Se il cantato italiano nel metal potrebbe sembrare un ostacolo, gli IN.SI.DIA. sono qui ancora una volta a dimostrare il contrario, spazzando via ogni remora. Qui lo dico e qui lo ripeto (Francesco e Giovanni, amici miei, arrendetevi…), insieme ai Megahera sono nettamente superiori ai cosiddetti “grandi artisti” del panorama thrash, almeno in questo ultimo decennio.


Voto: 8,5/10
Daniele Mugnai

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8.5

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