
Prima è arrivato il messaggio di “Never Give Up”, poi il pugno nello stomaco di “Kiss Of Keratis”. Due singoli, due facce apparentemente diverse dello stesso progetto, scelti per anticipare “All My Faces” e mettere in chiaro fin da subito che i Whatafuck non hanno intenzione di muoversi lungo una sola traiettoria. “Never Give Up” mette in primo piano l’attitudine combattiva e la componente più immediata della band, mentre “Kiss Of Keratis”, accompagnato anche da un videoclip ufficiale, spinge maggiormente sull’acceleratore del groove e su un sound moderno, pesante e contaminato.
Ed è proprio partendo da questi due brani che si può entrare nel mondo di “All My Faces”. Perché ascoltati separatamente potrebbero sembrare semplicemente due singoli efficaci, ma inseriti nel contesto dell’album assumono un significato più ampio: rappresentano due delle molte facce che il titolo promette. Da una parte la necessità di resistere, dall’altra la rabbia che prende forma e diventa materia sonora. In mezzo c’è tutto ciò che rende il nuovo lavoro dei Whatafuck un album tutt’altro che monocorde.
La band non si preoccupa infatti di scegliere una sola etichetta e di rispettarla fino alla fine. Il punto di partenza rimane un metal moderno e fortemente orientato al groove, ma attorno a questa struttura ruotano influenze heavy, urban, alternative e aperture melodiche che contribuiscono a rendere il sound più personale. È una formula nella quale convivono pesantezza e melodia, aggressività e introspezione, senza che una componente debba necessariamente eliminare l’altra.
E forse è proprio questo il modo più corretto per affrontare “All My Faces”: non chiedersi quale sia la vera faccia dei Whatafuck, ma provare a capire quante facce siano necessarie per raccontare una persona quando smette di nascondersi.
Il titolo, in questo senso, non è soltanto un titolo. È quasi una confessione. Perché dietro il muro delle chitarre, dietro il groove, dietro una voce che sa essere aggressiva e melodica, si intravedono emozioni molto meno semplici da catalogare: rabbia, frustrazione, memoria, isolamento, voglia di reagire e, soprattutto, quella sensazione di non essere mai completamente la stessa persona da un giorno all’altro. Da qui in avanti, “All My Faces” comincia davvero a prendere forma.
Voto: 7,5/10
Joker
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