
“Quant’è bella giovinezza, che si fugge tuttavia! Chi vuol esser lieto, sia: di doman non c’è certezza”… ecco, in questi giorni non posso fare a meno di pensare a questi versi del Magnifico, ogni volta che metto su “Reo Tempo” dei Sinister Ghost. Giovani, sono giovani, e di sicuro lo è il mastermind nonché espressione del progetto, Asmort. Poi, sembra ieri che mi ero occupato del loro secondo “What’s Left of Human?” e invece sono già passati quasi tre anni. In più, il concetto del tempo colpevole e inesorabile si rifà nella mia testa a quanto preconizzava il poeta e mecenate fiorentino svariati secoli orsono; e infine, una copertina a metà tra lo stile di David Patchett e quello di certi disegnatori bonelliani non può che far riflettere sulla caducità sottolineata dalle inarrestabili lancette.
Per quanto riguarda la formula impiegata dai blacksters in questione, non posso che confermare l’aderenza a quella scuola melodica e grandguignolesca già osservata in occasione del precedente lavoro, con il violino a fare da costante guida verso l’abisso, novello pifferaio nella nostra Hamelin quotidiana. L’impressione è che il progetto abbia affinato l’arte di gestire i chiaroscuri, lasciando di volta in volta spazio alle atmosfere più delicate o all’assalto più ferale, com’è evidente su una traccia ricca e traboccante come “Odium Est Via Nostra”.
Cinque le tracce incluse per un EP il cui formato risulta congeniale in un’idea di atmosfera mortifera “in pillole” che accompagna il processo di maturazione della band. Certo, le mie preferenze vanno decisamente verso “Oscar, That Was My Name”, in cui la materia misteriosa si accompagna a una capacità descrittiva già espressa su ottimi livelli e che non ha nulla da invidiare ad act più blasonati, sfociando poi nella maniera più naturale possibile nel 3/4 ossessivo della conclusiva “Op. 1”, che beneficia decisamente delle orchestrazioni di Oscar Marino.
In conclusione, i Sinister Ghost si confermano una realtà solida di cui tenere conto quando ci si chiade che fine abbia fatto quell’approccio tutto nostrano al thrash/black di volta in volta imbevuto di grandi affreschi rosso sangue…
Voto: 8/10
Francesco Faniello
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