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SAVIOR FROM ANGER – The Ultimate Power Force (Metal Zone Italia – 2025)

Come i lettori più attenti sapranno, i Savior From Anger sono una band storica dell’HM partenopeo – una scena che ha dato vita anche agli storici Marshall e ai blasonati Heimdall – nonché una vecchia conoscenza di Raw & Wild, conoscenza rinnovata in occasione del loro recentissimo ritorno sulle scene. Ecco dunque la pubblicazione dell’annunciatissimo boxset “The Ultimate Power Force”, release a tiratura limitatissima (forse sin troppo… 100 copie!) fuori per l’etichetta Metal Zone Italia.
Una carrellata che parte da “No Way Out”, il debut EP del 2006 e giunge fino a “Temple of Judgment”, loro ultimo full length uscito dieci anni dopo, includendo anche outtakes recenti, alcune delle quali disponibili per la prima volta in via ufficiale.
Ecco, non è di certo la prima volta che affronto release ciclopiche e poderose come la presente (con ben 6 CD!), e dunque per esperienza posso dire che un lavoro track-by-track sarebbe impossibile, per motivi di tempo (di lettura, oltretutto) e soprattutto di spazio, per cui colgo volentieri l’occasione per accompagnare l’ascoltatore nel passaggio tra le varie componenti di questo boxset: si inizia dal succitato EP del 2006, apparentemente acerbo ma con buoni spunti di quell’US Metal filologico a cui Marco Ruggiero e soci ci avrebbero abituato negli anni, per non parlare delle soluzioni chitarristiche inusuali sul pulito che affiorano su ‘Killing Greed’.
Già, la sei corde di Ruggiero è sostanzialmente la costante e il filo conduttore della carriera della band, come è evidente anche nell’ottima fattura degli assoli del debutto sulla lunga distanza “Lost in the Darkness” del 2008, con “Mindstruck” che cita (inconsapevolmente?) il classico maideniano “Murders in the Rue Morgue” e con la voce di Alessandro Granato che appare sin troppo stridula in determinati frangenti.
“Age of Decadence” del 2013 definisce ancora meglio la formula dei Savior From Anger, dividendosi tra l’aggressività anthemica della coppia di attacco “Deathburst” / “Hypocrite” e momenti più intricati guidati dagli arpeggi e vicini ai Metal Church, come “To Fall” o “Bullet Hole Hunger”, per non parlare dell’assalto all’arma bianca di “Concatenation”.
Tocca poi al già citato “Temple of Judgment” dire la sua, un album in cui la voce di Bob Mitchell fa decisamente la differenza, in un sostrato sonoro più compresso e compatto che viaggia su coordinate adrenaliniche sin dall’opener “Across the Sea”, per non parlare della maestria melodica che guida le linee vocali di “Bright Darkness” o di “The Calling”, veri e propri biglietti da visita per l’attuale singer degli Hounds of Hasselvander, che però non appare altrettanto convincente sulla title track conclusiva. A marchiare a fuoco la release ci pensa poi “Thunderheads”, con la sua carica esplosiva vicina ai Vicious Rumors.
Nell’eterna dicotomia tra esterofilia e campanilismo che attanaglia il pubblico e la critica nostrana, devo però dire che uno degli episodi più interessanti dei Savior From Anger è “Save Me”, tratto dallo split con i Power Beyond “The Gates Of Eternal Mist” che ha segnato il “ritorno” italiano della formazione di Ruggiero, split qui incluso assieme a una manciata di brani dal vivo…
Oltre al succoso disco di demo (comprendente anche una versione di “Save Me”, per la cronaca…), va segnalata anche l’iniziativa della band di regalare a tutti i fan un ulteriore album in digitale con brani inediti comprendenti versioni in studio e “live in studio”, la maggior parte dei quali risalenti al periodo “americano” dei Savior From Anger. Sul versante degli inediti non si possono non nominare la carica thrasheggiante “Fallin'” e la tambureggiante “Noon of Fire”, entrambe nuove di zecca.
Ecco, non sono sinceramente un grande fan delle bonus tracks con le “prove” e con la costruzione dei pezzi in progress: da quando gruppi come i Whiplash hanno iniziato a diffondere le loro produzioni pre-debut album mi sono fatto l’idea che la curiosità del fan in merito ai “garage days” pian piano lascia spazio a una visione diversa, ma mi rendo conto che è un percorso personale. Certo, dinanzi a gente che pagherebbe un bel po’ per sentire le registrazioni più recondite di Maiden e Metallica si può anche osservare che conoscere da vicino il processo compositivo di gruppi meno noti possa essere importante per determinati tipi di ascoltatori. A me per esempio – in contraddizione con quanto detto prima – fanno impazzire tutti i demo dei Mercyful Fate, ma è appunto un’opinione personale che immagino non sia condivisa da tutti.
In merito, i Savior From Anger mostrano un loro lato meno noto con episodi del calibro di “Mask of Ice” (che propugna un epic più vicino ai Dark Quarterer, per dire), o come l’intricata “Victim of Lies” o le maideniane “Freedom Call” e “Kill to Survive” (quest’ultima tributaria di un approccio di lead guitar figlio della tradizione helloweeniana). Tutti i pezzi sono cantati da singers diversi, laddove la mia attenzione è stata catturata soprattutto da Valerio Caricchio (ex Myster Hydden / Scream Machine), presente in particolare sulla citata “Mask of Ice”.
Che un giorno o l’altro alcuni di questi episodi (che componevano il mai pubblicato “disco americano”) vedranno la luce in un album “ufficiale” della band campana, non ci è dato saperlo: di certo c’è che restiamo in attesa di un full length nuovo di zecca dei Savior From Anger, auspicabilmente con alcuni dei migliori estratti qui ascoltati.

Voto: 7,5/10
Francesco Faniello

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7.5

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