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PRONG – State Of Emergency (Steamhammer / SPV – 2023)

Forse non sono la persona più adatta per recensire i Prong visto la mia totale adorazione per Tommy Victor e soci. Non mi soffermerò sulla loro storia, sulla loro influenza per decine di gruppi, né tantomeno sui vari cambi di formazione et similia. I Prong sono Tommy Victor e stop, a quarant’anni circa dal primo album e questo dovrebbe bastare.
Punk, metal, post-punk noise, doom, blues e thrash: questa è la loro miscela esplosiva, da sempre, come e più di un dogma. Sperimentazione, rivoluzione, senza paura di vendere o non vendere dischi, di essere famosi, di fare copertine gialle.
La loro geometria chirurgica, fatta di riff carnali divinamente taglienti, ha prodotto tre capolavori indiscussi: “Beg To Differ” (1990), “Prove you wrong” (1991), “Cleansing” (1994). Tre perle incastonate nella musica metal, tutti differenti, tutti meravigliosi, tutti avanti con i tempi. Gli altri album sono sempre di livello superiore alla media senza cadute di stile o alla ricerca del mainstream. Ed eccoci dunque a questa nuova uscita “State of Emergency”, ove tira aria di incazzatura più totale con una produzione stellare virata verso un groove/industrial perfettamente equilibrato. “The Descent” apre duramente il lotto, sciorinando un thrash 2.0 tirato e lucido al massimo. La title track potrebbe sbancare su tutti i social media del pianeta tanto è incredibilmente groove e spaccante tutto ciò che le gira intorno. Pulsante e con molti break stoppati la successiva “Breaking Point”, niente melodia sdolcinata, niente “Nothing Else Matters”. Bomba totale incontrollata per “Non-Existence”. “Light Turns Black”: un po’ Testament (anni Novanta) un po’ Sacred Reich (immensamente sottovalutati). “Who Told Me”, pura rabbia newyorkese. Esplosione di libertà quasi prog per “Obeisance”, purezza d’acciaio allo stato puro, il cadenzato che fa vibrare le corde dell’anima; si passa qui alla ricerca del compiacimento sonoro adatto a far saltare e battere il piedino (chi ha detto: “Snap Your Fingers, Snap Your Neck”?), esaltando un gusto melodico che ha il sapore della malinconia dei tempi passati. “Disconnected” e “Compliant” forse sono le song “leggerissimamente” più deboli, andando a cercare un approccio ipermodernista per mezzo di strutture più facili e catchy. E che dire di “Back (NYC)”? Beccatevi questo hardcore della east coast e ringraziate di essere ancora vivi. La reinterpretazione conclusiva di “Working Man” dei Rush è tanto sbalorditiva quanto impressionante dandone un’originalità sabbatiana.
“State Of Emergency” è un ritorno al passato ben ancorato al presente come se le orge degli anni ’70 si trasferissero in questo mondo, adattandosi alle nuove tecnologie e ai social.
“State of Emergency” è la summa della loro carriera, fluidità, perfezione manicale, serratismo spasmodico alla ricerca del quid arrabbiato ma riflessivo. Disturbare per fa riflettere, suonare divinamente senza scendere a compromessi, originalità senza forzature. Disco immenso come lo sono i Prong, che potrebbero dare lezioni ai grandi gruppi odierni e del passato. Padre (Slayer), Figlio (Overkill) e Spirito Santo (Prong)… e così sia.

Voto: 9/10
Daniele Mugnai

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