
Progetto musicale di recente formazione e che vede il chitarrista emergente Luca Ballabio al timone come compositore, ma è bene da subito dare altre indicazioni in merito a questo album. Siamo al cospetto del suo primo album solista, con diversi ospiti più o meno conosciuti della scena metal e rock italiana, tra cui: GL Perotti (Extrema), Fabri Kiarelli (The Rockets), Grace Darkling (Nocturna), Alessio Spini (Screamin’ Demons), Trevor (Sadist), Edo Sala e Steve Ferrovecchio (Folkstone), Tiziana Cotella (Hocculta), Ross Lukather (Death SS), Angelo Perini (The Trip) e altri ancora.
Il sound proposto lascia un po’ stupiti, ma mi spiego meglio. Mi sarei aspettato di ascoltare le elucubrazioni chitarristiche tipiche di album di solisti dediti alla sei corde, quindi con un livello tecnico esasperato e con la chitarra elettrica al centro di tutto, a scapito magari di canzoni vere e proprie. Non è un caso che album di questo tipo siano spesso solo strumentali, e mi viene in mente ad esempio un altro chitarrista italiano fenomenale come Demetrio “Dimitry” Scopelliti, che appunto propone album strumentali e con un certo focus puntato sul suo strumento.
In questo album, invece, abbiamo tante voci di qualità che semplicemente cantano brani dirompenti, veloci, potenti ma comunque melodici. Il metal viene esplorato nella sua forma più classica. Solitamente in questi brani si va dall’hard rock ottantiano al power metal, sempre con risultati egregi. Qualcuno potrebbe pensare che la presenza di GL Perotti (ex Extrema) possa aver influito su un ipotetico influsso thrash metal, ma in realtà questo non è avvenuto, sebbene episodi come “Bleeding”, “Break The Chains”, “Change”, “Puppets” e di “The End” non sono poi troppo lontane da un certo “tiro” power/speed metal.
Un disco anche prodotto molto bene, dove ogni strumento si sente perfettamente, e con quel gain ben presente per poter far carburare brani che sono una vera goduria per il metallaro puro e senza troppi grilli per la testa. Questo album dimostra anche che l’unione fa la forza. Qui convivono tanti talenti e nessuno cerca di prevalere, ma semplicemente ognuno dà il suo apporto ad un disco francamente quasi inattaccabile, a patto che non cerchiate novità e sperimentazioni assortite. Qui c’è solo metallo ed è fatto con tutti i crismi.
Voto: 7,5/10
Joker
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