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MEGAHERA – Back to the ‘80s (Witches Brew – 2025)

“Nessuno può darmi del fifone”, citazione iconica di Marty McFly dal film “Ritorno al Futuro”, rappresenta il rifiuto di essere sminuito o etichettato negativamente, una dichiarazione di coraggio e dignità. I sardi Megahera viaggiano amando la macchina del tempo, sia essa la La DeLorean, sia la sfera luminescente di Terminator.
Copertina, sound, attitudine, titolo del nuovo album, tutto riporta agli anni ottanta. Le luci, i colori e il meglio del meglio del thrash. Back to the ‘80s’ è il titolo della nuova release e si assiste ad un fresco innovativo e puro thrash’n’roll. Produzione perfetta da grandi star, miscela esplosiva tra cupezza anni 80 e vivacità speed dei primi Dokken. I Megahera succhiano il midollo del metal ottantiano e lo trasportano ai giorni nostri includendo anche personaggi letterali come il superlativo Zio Stephen King.
Il songwriting dinamico dell’opener “Berserkers’ Arise” è una bordata speed/thrash, con stop and go alla Metallica mischiati ai cori dei Beatles più rocker. “Tommyknockers” (Le creature del buio, romanzo ottantiano di King… molto sottovalutato) è una canzone lineare senza fronzoli con un assolo in tapping molto efficace e un finale che richiama totalmente l’iniziale song alla Motorhead del primo album dei ‘tallica. Squillante “Demiurge Hunting”: luci di purezza e freschezza thrash, con un finale di quella canzone di cui non ricordi né il titolo né il gruppo.
E non mi si venga a dire che i Ramones siano un gruppo di seconda fascia. Sono e resteranno un gruppo seminale che ha fatto la storia della musica: “I’m Not Your Puppet” ne è l’esempio lampante. Melodie e ritornelli alla stregua del gruppo di New York. Un gran ben inno “Rock Heroes”, da cantare a squarciagola durante i concerti. Nella prossima “Awekening” vi è una sorta di epicità condita da buone dosi di Blue Öyster Cult in versione pesante mentre la penultima song del lotto, “Warrior Pride”. mi ricorda qualcosa degli Overkill di “Horrorscope” usciti da un concerto dei Police più incazzati che mai.
La title track che chiude l’album prende a piene mani gli Anthrax, li miscela con i Megadeth e porta la canzone sul palco dove Marty McFly suona alla scuola di Hill Valley… il resto è storia. I Megahera hanno il merito di far venire i brividi a noi matusa del metal, per la loro perfezione nella stesura delle canzoni, per la loro spiccata tecnica e per la loro tenacia nel continuare un discorso e proporre qualcosa di nuovo nello stile degli anni ottanta. Non vogliono insegnare niente a nessuno ma emozionare con la loro liricità e avventura in un passato ormai troppo distante ma sempre essenzialmente vicino. E come un “Doc” di celluloide passata ricordo e dico a tutti: “GRANDE GIOVE!” con quest’album dei Megahera.

Voto: 8,5/10
Daniele Mugnai

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Valutazione

8.5

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