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MANOWAR – Gods of War (Magic Circle Music /SPV – 2007)

Dopo l’ottimo “Warriors of the world”, album veloce, epico ed indubbiamente Manowar, ecco arrivare questo “Gods of War”. I nostri da guerrieri si sono autoelevati a dei della guerra, e perciò è logico aspettarsi da quest’album qualcosa di assolutamente perfetto.

Perfetto, sì. L’ultimo album dei Manowar, oltre ad esser esattamente uguale ai suoi predecessori, cosa che comunque non è una novità ma che fa amare la band in maniera sviscerata, è davvero privo di mordente e di carica. Mi spiace dar giù ad uno dei miei gruppi preferiti di sempre, ma è la sacrosanta verità. Vedete, il disco non è brutto ma è molto e dico molto moscio… Hanno riunciato alle furiose cavalcate in stile “Fight until we die” per dar spazio a inni epici e solenni. La cosa non dispiace se ci sono un paio di songs così, ma farci un album sano… Il problema poi è che suddetti inni si somigliano un po’ tutti e difficilmente lasciano il segno… Cosa ancor più antipatica è la decisione di inserire parti recitate di sola voce tra una song e l’altra, come fecero i Guardiani Ciechi in quel capolavoro intitolato “Nightfall in Middle-Earth”. Ma almeno i Guardian hanno pubblicato la bellezza di 22 brani in quel cd!!!

Il disco scorre lentamente e la presenza di ottime songs come la già conosciuta “King of Kings” o “Sons of Odin” non riescono a trascinare l’album fuori dall’alone della sufficienza.
Ottima è la title track, che ci ricorda da vicino i tempi di “Into glory ride”,così come “Locki god of fire” (se si evita di ricordare che la parte di voce iniziale è praticamente uguale a quella di “Outlaw”), ma anche in questi buoni episodi si avverte il senso di moscezza di cui sopra. Sono d’accordo ad esaltare il lato epico della musica manowariana, ma non a rendere tutto troppo solenne e ripetitivo. Poi ci mette pure Scott Columbus, che in tutto il disco fa sì e no 3 passaggi ed il gioco e fatto.

Buona come sempre la prova di Karl Logan così come ottima è quella di Eric Adams, ma il tutto rimane imprigionato nella poca dinamicità delle canzoni. Troppa staticità è il problema imperante che affligge tutte le composizioni. Epico non vuol dire statico. Se ricordate, i Virgin Steele di “Invictus” erano “schifosamente” epici ma tutto si può dire a quell’album eccetto che fosse moscio o ripetitivo.

Mi duole ammetterlo, ma questo “Gods of War” rappresenta secondo me un mezzo passo falso per i Manowar, che stanno impegnandosi sempre più nell’aspetto esteriore, con moto, camion, dvd, t-shirt ed altro, dimenticando che prima di tutto sono una band musicale. La loro musica sta risentendo del passar degli anni o semplicemente si limitano a fare il loro compitino senza provare a dare qualcosa in piu? Se poi si pensa che ci vogliono 4-5 anni per ogni disco nuovo un po’ le palle girano.

BF

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https://manowar.com
https://www.facebook.com/manowar

Valutazione

7.0

Voto

Pros

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