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MADVICE – L’ottavo Giorno (Art Gates Records – 2026)

Con “L’Ottavo Giorno” i Madvice arrivano al terzo full-length definendo con maggiore precisione una formula che mette in relazione melodic death metal, blackened thrash e una componente atmosferica più personale. Il risultato è un lavoro compatto, aggressivo e soprattutto costruito attorno al riff, senza che la componente melodica finisca per attenuare la natura abrasiva della proposta. Il riferimento principale rimane il death metal melodico di scuola scandinava, ma i Madvice ne recuperano soprattutto la concezione del riffing, evitando di affidarsi esclusivamente a melodie di facile presa. Le chitarre lavorano frequentemente per sovrapposizione: una ritmica serrata sostiene figure in tremolo e aperture melodiche che ampliano la struttura senza trasformarla in un esercizio di maniera. È un equilibrio interessante, perché permette ai brani di conservare una componente atmosferica pur mantenendo un’impostazione decisamente metallica.
La sezione ritmica svolge un ruolo tutt’altro che subordinato. Il drumming alterna blast beat, doppia cassa e soluzioni più cadenzate, utilizzando i cambi di velocità per creare dinamica anziché limitarsi alla ricerca della massima velocità possibile. Nei passaggi più thrash emerge invece una maggiore attenzione al groove e alla scansione del riff, elemento che contribuisce a differenziare i Madvice dalle produzioni melodic death più prevedibili. Anche il basso mantiene una funzione concreta nell’economia degli arrangiamenti, soprattutto nei momenti in cui le chitarre si fanno più dense. La produzione privilegia infatti la separazione degli strumenti senza arrivare a quella sterilità ipercompressa che affligge buona parte del metal contemporaneo. Le chitarre hanno sufficiente definizione per permettere di seguire il lavoro ritmico sottostante e, allo stesso tempo, conservano una certa ruvidità. Il versante black emerge soprattutto nell’atmosfera e nell’utilizzo del tremolo picking, ma non porta il gruppo verso territori realmente estremi o dissonanti. È piuttosto un ingrediente che contribuisce a rendere più scuro il tessuto armonico. Il thrash, invece, interviene maggiormente sulla costruzione dei riff e sull’attitudine, introducendo una componente diretta e fisica che impedisce alla componente melodica di prendere il sopravvento.
È proprio nella gestione delle influenze che “L’Ottavo Giorno” trova il suo punto di forza. I Madvice non cercano di inventare un nuovo linguaggio, ma assemblano elementi appartenenti a tradizioni differenti con sufficiente consapevolezza da evitare, nella maggior parte dei casi, l’effetto collage. I brani procedono attraverso alternanze tra accelerazioni, sezioni più pesanti e aperture melodiche, mantenendo una struttura leggibile e senza ricorrere sistematicamente a soluzioni atmosferiche come semplice intermezzo. La voce si inserisce coerentemente in questo quadro: un’impostazione estrema che rinuncia alla teatralità e lavora soprattutto come ulteriore elemento ritmico all’interno dei brani. La scelta è funzionale alla musica, perché lascia alle chitarre il compito di sviluppare gran parte della componente melodica e permette alla sezione ritmica di mantenere il necessario impatto.
Il limite, se vogliamo trovarne uno, sta proprio nella riconoscibilità delle coordinate stilistiche. Alcuni passaggi rivelano in maniera piuttosto evidente le matrici scandinave e thrash della band e non sempre la personalità riesce a imporsi sulle influenze. Ma è un difetto parziale: “L’Ottavo Giorno” possiede abbastanza dinamica, peso e cura negli arrangiamenti per non ridursi a un semplice esercizio di revival. I Madvice confermano quindi di avere assimilato la lezione del death metal melodico senza subirla passivamente. La componente black incupisce il quadro, il thrash ne aumenta l’impatto e una produzione concreta valorizza il lavoro delle chitarre e della sezione ritmica. Non un disco rivoluzionario, dunque, ma un lavoro solido e consapevole, nel quale la tecnica rimane al servizio della composizione.
Nel complesso “L’Ottavo Giorno” è un album che punta più sulla solidità che sull’effetto sorpresa. La scrittura è sufficientemente articolata da evitare la monotonia, mentre l’alternanza fra velocità e sezioni più pesanti permette ai brani di respirare senza perdere aggressività. È soprattutto il lavoro sulle chitarre a garantire varietà, con riff che passano dal tremolo più serrato a soluzioni maggiormente thrash e a momenti in cui la componente melodica assume un ruolo più evidente. Se da una parte i Madvice non si allontanano radicalmente dai modelli di riferimento, dall’altra dimostrano di conoscerli abbastanza bene da poterli utilizzare con una certa libertà. “L’Ottavo Giorno” è quindi un disco che può soddisfare tanto chi cerca la componente melodica del death scandinavo quanto chi preferisce l’impatto più diretto del thrash e le atmosfere oscure del black metal. Un lavoro concreto, suonato con convinzione e prodotto con criterio, che conferma la crescita della formazione e lascia intravedere ulteriori possibilità di sviluppo. Se in futuro i Madvice riusciranno a rendere ancora più riconoscibile il proprio marchio personale, potranno trasformare una formula già efficace in qualcosa di realmente distintivo.

Voto: 8/10
Joker

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