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LUCIO MANCA – Camaleontico (Autoprodotto – 2024)

Lucio Manca e la sua band approdano al quarto album in carriera con questo “Camaleontico” e lo fanno in modo ottimale, presentando sei tracce di progressive metal dove il basso di Lucio è messo in risalto in una produzione praticamente perfetta, che non esalta solo le sue doti, ma anche quelle degli altri musicisti coinvolti nel progetto. Le tastiere di Sergey Boykov sono messe in risalto e guardano a volte al passato (con tanto di effetto Hammond presente un po’ ovunque) ma anche al presente, con arrangiamenti più moderni. La prova alla chitarra da parte di Lucio (chitarra ritmica) e di Eros Melis (chitarra solista) è stupefacente e l’iniziale “Moka”, primo singolo estratto dall’album, è molto esplicativa in questo senso. Non da meno il drumming di Gabriele D’Amico, tecnico e preciso.
Il disco opta per la soluzione strumentale, non vi è voce in nessun brano ma solo un continuo flusso di note e tecnica di altissimo livello. La band evita di annoiare grazie ad una capacità compositiva notevole. Ogni passaggio, ogni brano è da scoprire, ma l’effetto copia-incolla viene sempre evitato, così come viene evitata la freddezza esecutiva molte volte presente in dischi come questo. I brani hanno uno svolgimento organico che segue intenti ben pensati. Ecco quindi che non c’è da stupirsi se in brani come “Onironauta” o “Ritegno e Cognizione” la band, anche aumentando la difficoltà di approccio e facendo salire il tasso tecnico della proposta, non risulta troppo ostica. Sono presenti i Rush, ma anche il prog metal moderno, dai Dream Theater fino ai Symphony X e soprattutto i Liquid Tension Experiment.
Un disco che potrei definire come un capolavoro, senza troppi giri di parole, perchè ogni brano è più bello di quello prima e il disco ha solo canzoni grandiose, suonate in maniera egregia. Onestamente avrei optato per un album vero e proprio, più lungo, perchè siamo al di sotto della mezz’ora e quindi forse sarebbe meglio parlare di EP ma tutto sommato possiamo accontentarci, perchè qui dentro la carne al fuoco di certo non manca e la voglia di sperimentare neanche, tra accenni al funky, alla fusion e ad una specie di commistione tra il metal e altri generi che non possiamo definire in altro modo se non “progressive”.

Voto: 9/10
Joker

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