
Esordio scoppiettante per i marchigiani Ethereal Flames! Un album che a primo impatto ci ha ricordato l’operato dei becchini più famosi del metal, ovvero i Grave Digger, soprattutto per quel che concerne la voce di Alessandro Binotti, davvero molto simile per timbrica e stile a quella di Chris Boltendahl. Stesso tono sguaiato e stessa ruvidezza, in special modo sugli acuti, davvero una somiglianza che ha dell’incredibile.
A parte questo il power metal degli Ethereal Flames è ficcante ed in pieno stile europeo e mescola alcune cose degli Accept, altre dei già citati Grave Digger, ma anche qualcosa dei Blind Guardian e dei Rage di inizio-metà carriera. Ecco, in sintesi questo è ciò che propone questa band, e al tutto aggiunge una propensione per i cori anthemici spiccata, spesso accompagnati da tastiere che sono un elemento magari non innovativo, ma che in un tessuto sonoro così devoto agli anni Ottanta del genere non sono nemmeno così scontate da sentire.
Il lavoro di chitarra è di quelli da manuale del genere e si basa soprattutto nell’offrire un riffing serrato o, in alternativa, groovy e roccioso. Gli assoli piuttosto tecnici ma usati con parsimonia sono il fiore all’occhiello di un lavoro che difficilmente si basa su velocità sperticate, ma piuttosto su mid tempo che in alcuni frangenti potrebbero rimandare anche ad alcune composizioni dei Sabaton, coi quali hanno in comune anche la passione per dei chorus tanto pacchiani quanto efficaci, oppure altre soluzioni potrebbero rimandare anche agli Hammerfall.
Questo è il classico album nel quale è difficile scegliere uno o più pezzi degni di nota, ma a nostro avviso un brano come “Metauro’s Battle” potrebbe ergersi a track simbolo dell’opera, perchè contiene tutti gli elementi che il disco presenta, oltre ad un incipit irresistibile con tastiere in primo piano e un andamento malinconico davvero contagioso. Ovviamente i pezzi buoni dell’album non si limitano a questo brano, ma se dovessimo indicarvi una traccia per farvi un’idea di cosa troverete all’interno di questo album, questo potrebbe essere un buon inizio.
Ah, giusto per darvi qualche altro spunto da cui iniziare, potete anche scoprire il lato più duro della band nella più che convincente “The Queen Sibilla”, la quale si apre con una batteria molto simile a quello iniziale della mitica “Painkiller” dei Judas Priest.
Insomma, cari “defenders of the faith”, questo disco potrebbe davvero fare al caso vostro. Un lavoro di sostanza e concretamente metal.
Voto: 7/10
Joker
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