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THE BLACK – Peccatis Nostris/Capistrani Pugnator (Black Widow – 2016)

Ragazzi, non ho dubbi nel dirvi che le origini del doom in Italia risiedono proprio qui. Mario “The Black” Di Donato muove i suoi primi passi da musicista (ricordiamo che egli è anche un affermato pittore) nei primi anni settanta, ed a pari merito con Paul Chain, altro artista su cui però il discorso è poco più differente e complesso, può essere considerato come pioniere di un genere nato come naturale evoluzione di ciò che i Black Sabbath avevano fatto e che i Saint Vitus stavano proponendo con buoni riscontri oltre oceano.

Autore di uno stile personalissimo, a dir poco originale, i suoi dischi sono il risultato del suo modo genuino nell’interpretare le sensazioni che gli vengono offerte dalla storia, dalla cultura e dall’arte (questa ultima nel senso più intrinseco del termine) il più delle volte legate alla sua terra d’origine; l’Abruzzo.

Definirei ambizioso questo ritorno dopo quattro anni di assenza dall’ultimo e per certi versi controverso Golgotha. Prima di tutto bisogna dire che la band si ripresenta con ben due opere, ovvero due concept album, disponibili insieme nella versione cd o separatamente nella versione lp.

La prima parte intitolata Peccatis Nostris è dedicata ai sette vizi capitali ed è quindi una rivisitazione “blackiana” di tale argomento. Oggi il sound e le liriche hanno preferito dare spazio ad arrangiamenti più essenziali e più strettamente “doom oriented” tralasciando tracce di tastiere, mentre i versi, proposti tutti in latino, riportano alle suggestioni ed al fascino del passato di The Black. Brani di media-lunga durata, caratterizzati da una vena opprimente ed al tempo stesso imponente, con finali lunghi e maestosi. Su di un lotto di canzoni tutte di grosso spessore, mi viene comunque facile segnalare “Pigritia”, grande pezzo d’apertura (contenente un solo di batteria) che fa intendere da subito il doppio salto di qualità che si è raggiunto in questo lavoro, mentre episodi come “Superbia” o “Ira” si dimostrano piacevoli e dinamiche nonostante siano di lunga durata. Un vero e proprio macigno Doom.

A seguire, arriviamo al secondo lavoro intitolato Capistrani Pugnator, che prende come riferimento storico dal “Guerriero Di Capestrano”, statua calcarea della seconda metà del VI sec. A.C. e rinvenuta negli anni sessanta a Capestrano, nella provincia di Pescara. Spazio in questo caso ad ospiti d’eccezione come Eugenio Mucci (Akron, ex Requiem) e Ben Spinazzola (ex Unreal Terror) a dar man forte nelle vocals.

Evidenti, in questo caso, le differenze seppur non sostanziali che possiamo ricavarne confrontandolo con Peccatis Nostris. E’ vero che anche qui i brani si sviluppano in tempi mediamente lunghi, ma risultano piuttosto anche più complessi ed articolati, facendo scorgere il versante più strettamente epico di The Black.

Un’opera di ineccepibile bellezza, che necessita però di qualche ascolto in più per ricavarne tutti i suoi pregi. Piuttosto singolare nei suoi ricercati fraseggi, nelle atmosfere cariche di patos inframmezzate poi da inserzioni folk e liriche dall’attitudine teatrale.

Unico neo forse, l’inizio affidato ad un intro (Kardiophilax) dal sapore doom futuristico, con tanto di effetti e batteria elettronica che mi ha lasciato un tantino perplesso, piccolo dettaglio se visto insieme ad eccezionali perle di grande valore quali “Praetutii” (un pezzo che ha la stoffa per essere un classico) e la lunga (ben quattordici minuti!) title track che da sola vale il prezzo dell’album.

Da sottolineare in conclusione una produzione per entrambi, FINALMENTE adeguata, in passato grosso handicap che ha penalizzato in parte il corso di The Black (vedi in particolare il grande Apocalypsis).

Per tutti gli amanti del doom, due opere da ascoltare senza esitazione alcuna.

R

Valutazione

7.0

Voto

Pros

  • +

Cons

  • -
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