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Intervista a Steve Sylvester dei DEATH SS

Viaggio nel tempo in compagnia del leader Steve Sylvester per parlare degli esordi di una delle più misteriose “creature” del panorama metal nazionale. L’occasione c’è stata data dalla pubblicazione del “definitivo” The Horned God Of The Witches, e non è mancata anche questa volta di qualche (giusto) appunto polemico su un tema ricorrente per la band fiorentina.

Direi di cominciare col chiederti sui motivi che ti hanno portato a pubblicare “The Horned God Of The Witches”.

Si tratta di un’uscita a tiratura strettamente limitata creata in collaborazione con il nostro fan club, appositamente per soddisfare le pressanti richieste di tutti quei collezionisti che da anni erano alla ricerca del nostro primo materiale, fin’ora frammentato e disponibile in rarissime copie bootleg nelle fiere del disco, a prezzi esorbitanti… Ora avranno finalmente a disposizione TUTTE, ma proprio TUTTE le registrazioni esistenti fatte da quella formazione, comprensive di intros originali…

Hai provato particolari sensazioni “ripulendo” i nastri di questo materiale così datato e ricco di storia?

Non particolarmente. Non sono mai stato un tipo nostalgico. Penso piuttosto che ogni periodo abbia avuto i suoi giorni piacevoli così come quelli spiacevoli, ma in ogni caso figli di un preciso momento storico, unico ed irripetibile, che ora non avrebbe alcun senso rimpiangere o rinnegare. L’importante è andare sempre avanti, “crescere” in tutti i sensi, magari facendo tesoro delle esperienze passate, belle o brutte che siano state! L’aver pubblicato “Horned God” mi è anche servito karmicamente a porre un sigillo definitivo su tutto quanto è stato il primo periodo dei DEATH SS, quello più travagliato, al quale ora posso guardare con più serenità.

Facile notare quanto sia “artigianale” la registrazione di “The Hanged Ballad”, song che in questa prima versione risulta essere sempre affascinante, ma anche più inquietante. Come è nata e che atmosfera si riusciva a creare durante le registrazioni?

“The Hanged Ballad” fu concepita da me e da Claud Galley, improvvisando sopra dei testi che avevo scritto ispirandomi all’omonima poesia di Francois Villon e subito dopo registrata in presa diretta con un vecchio registratore tascabile mono, di notte ,all’interno di un cimitero, semplicemente con voce e chitarra acustica…Successivamente in sala prove sovraincidemmo l’armonium suonato da Paul e il basso. La versione presente su “Horned God” è proprio questa prima originale!

Facendo un breve viaggio a ritroso, potresti descrivere cosa accadeva in quei primi giorni di progetto Death SS, in una realtà tutto sommato “tranquilla” come quella di Pesaro?

Il contesto in cui nacque il tutto era quello di una piccola città di provincia abbastanza benestante, ma vuota e soffocante. La noia, la condizione di teenagers di 13 anni che non sa cosa fare, che non ha le idee chiare su come gestire la propria vita, unita all’attrazione poi per tutto ciò che viene considerato proibito e “trasgressivo” ha portato alla concezione del progetto! Io già collezionavo fumetti “neri” rubati a parenti ed amici più grandi, andavo a vedere ogni tipo di b-movie con tematiche “horror” e mentre i miei coetanei giocavano con le figurine dei calciatori ed ascoltavano “Sanremo”, passavo le giornate nei cimiteri ad improvvisare rituali esoterici ascoltando i Black Sabbath e i T-Rex. Nessuno di noi aveva dei problemi personali legati a situazioni famigliari critiche anche se venivamo tutti da famiglie abbastanza bigotte. Il tutto è nato come una forma estrema di ribellione alla “routine”, ad una prospettiva di vita “preconfezionata”. C’era chi sconfiggeva la noia drogandosi “Io la mia droga l’ho trovata in questo”.

Poi decidesti, dopo varie vicissitudini, di abbandonare la band per trasferirti a Firenze; una città che forse ti poteva offrire di più in tutti i sensi?

Presi questa decisione dopo una serie di eventi “nefasti” che mi avevano minato nel fisico e nella mente. L’unica soluzione possibile per non impazzire completamente fu quella di lasciarmi tutto alle spalle per ricominciare una nuova vita altrove, in un posto dove potermi “disintossicare” da tutti gli eccessi passati, aiutato da persone “competenti”. Trovai tutto ciò a Firenze, e questo periodo di “purificazione” durò circa 5 anni, terminati i quali fui pronto per ricominciare il mio cammino da dove l’avevo bruscamente interrotto.

Quando ti sei accorto che era arrivata l’ora di rifondare i Death SS?

Appena mi resi conto di essere psicologicamente e fisicamente “in forma” e che il momento era propizio per iniziare una nuova avventura musicale. Era il 1987, dieci anni esatti dopo la prima “partenza”.

Non fa un certo effetto parlare qui oggi di una band che in sostanza è cresciuta con Steve Sylvester e che è sopravissuta (in Italia!!!) per ben ventisette anni?

Bè, ti ringrazio per la considerazione…! L’unica cosa che posso dirti è che se siamo sopravvissuti per tanto tempo è segno che abbiamo qualcosa da dire….!

Cosa poteva avere di particolare o speciale secondo te, quella prima giovanissima line up rispetto alle tante altre che si sono poi susseguite?

La prima line-up non fu certamente la migliore sotto il profilo “tecnico” ma probabilmente è quella più amata da molti fans appunto perchè fu “la prima”, quella che dette il via alla storia.

Il culto esoterico e Death SS: un connubio imprescindibile. Mentre molte persone che si interessano a certe tematiche tendono a muoversi nel privato, con riservatezza, tu ti sei sempre esposto con la tua musica sollevando sempre polveroni ogni qual volta si tira in ballo “il rock satanico”.
Su questo, si possono individuare degli aspetti positivi?

Recentemente sono stato coinvolto nei clamori susseguenti i fatti “satanici” del Varesotto, in quanto chiamato in causa su rotocalchi e talk-shows televisivi quale “esponente primario del Rock Satanico in Italia”. L’essere considerato uno degli ispiratori di simili fatti sicuramente non mi onora e la dice lunga sulla pressochè totale mancanza di obiettività di tutte quei censori (che si definiscono via via “antropologhi”, “educatori”, “giornalisti” o addirittura “esorcisti”) che troppo facilmente tendono a fare “di tutta l’erba un fascio”, sentenziando che tutti coloro che ascoltano un certo tipo di musica e si vestono in un certo modo siano potenziali satanisti assassini. Queste persone invece di cercare di instaurare una nuova caccia alle streghe e arrogarsi il diritto di stabilire cosa è “giusto” e “cosa non lo è”, dovrebbero tenere in considerazione alcuni fattori:
1) che in Italia (per fortuna) dai tempi dei Patti Lateranensi esiste la libertè di culto, per cui ognuno è libero di “adorare” chi vuole, sia esso Dio, Satana, Allah, Budda o il grande cocomero…
2) che chiunque commetta un reato penale deve essere perseguito dalla legge per quell’atto, a prescindere dalla musica che ascolta o dal suo abbigliamento è il codice penale che conta, non certo il look!
3) che ogni ragazzo sano di mente è in grado di capire da solo che certi atteggiamenti “estremi” nel mondo musicale (ed artistico in generale), sono da considerarsi come puro intrattenimento e non come dogmi da seguire ciecamente altrimenti dovrebbero vietare anche la proiezione dei films dell’orrore o la vendita dei libri “noir” e “fantasy”, nonchè ogni altra forma di espressione artistica non conforme ai gusti personali dei saccenti censori moralisti di cui sopra…

Posso solo ribadire per l’ennesima volta che i DEATH SS non sono dei “satanisti” e non promuovono il “satanismo”!!! Noi facciamo spettacolo ed intrattenimento e il nostro motto Crowleyano del “Fa ciò che vuoi” è un semplice invito ad essere sempre se stessi, basarsi sulla propria vera volontà senza dogmi ed imposizioni e crearsi una propria personale filosofia di vita che ci aiuti ad evolverci come individui, nel rispetto e nell’amore verso se stessi e verso gli altri..! Ci vedi qualcosa di negativo in tutto questo?

Puoi anticiparci qualcosa su quello che verr� dopo questa parentesi retrospettiva?

Attualmente siamo in studio di registrazione e siamo impegnati contemporaneamente tra Firenze e Los Angeles dove il produttore Fab .Vzee Grossi sta sistemando le basi ritmiche delle nuove canzoni. Io lo raggiungerò tra qualche giorno per registrare le parti vocali mentre Oleg ed Emil stanno registrando altre parti in un’altro studio. Il nuovo disco dovrebbe poi essere finalmente pronto per la fine di quest’anno. E’ un lavoro molto complesso ed ambizioso che ci sta richiedendo molte energie, ma credo proprio che il risultato finale ci ripagherà di tutto.
Si intitolerà “The Seventh Seal” e sarà l’album definitivo dei DEATH SS!!!

Roberto Pasqua

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