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Intervista a MICKY FIORITO dei FIL DI FERRO

Quando si dice che sia la passione, quella forte, a far portare avanti piccoli grandi sogni e traguardi, senza dover necessariamente scendere a compromessi come spesso accade. è forse il caso dei Fil Di Ferro che hanno saputo fondere l’amore per il rock puro e incontaminato con il rombo delle motociclette. La loro ultima release ci viene presentata da uno dei membri storici della band: il chitarrista Micky Fiorito.

Prima di “It Will Be Passion”, dovevamo risalire al 1992 con “Rock Rock Rock” per avere qualche notizia su di voi. Come mai tanti anni di assenza e come siete stati impegnati (musicalmente) in tutto questo lungo periodo?

Con la scarsa attenzione che le etichette discografiche dedicavano alle bands italiane di questo genere di musica come il nostro, non ci interessava molto uscire con un nostro disco, poi tra l’altro con l’avvento di nuovi stili musicali quali grunge ecc… la nostra musica era certo penalizzata quindi abbiamo preferito continuare a suonare dal vivo soprattutto motoraduni e in locali adatti al nostro genere.
Calcola poi che ognuno di noi, soprattutto io e il cantante Piero Leporale, suoniamo in altre due bands di cover con le quali siamo molto impegnati.

Nonostante il primo nucleo della band si sia formato nel 1981, la vostra discografia si riduce a soli quattro album. Quali cause sono da ricercare a questa attività (in studio) così striminzita?

Vedi, se questo non avessimo deciso di auto-produrlo noi, probabilmente avrei preferito non farlo proprio, perchè le condizioni alle quali ti obbligano certe label non sono certo a favore delle bands, e quindi noi abbiamo preferito non pubblicare niente, anche se di materiale ce n’era a quantità.

Che significato può avere un titolo come “It Will Be Passion” per una band come i Fil Di Ferro?

Suonare con passione la nostra musica dopo tanti anni e per tanti anni ancora.

Sul nuovo album vi sono alcuni brani estratti dai precedenti lavori opportunamente risuonati dalla odierna line-up. Tale operazione è da attribuire esclusivamente al fatto di ridare lustro alle songs più rappresentative del gruppo, dato che la reperibilità dei tre album precedenti è impresa assai difficile?

Sia per il motivo che hai detto tu, ma anche per dare una produzione più esplicitamente live a quelle song a cui noi tenevamo di più.

Comunque anche questo “It Will Be Passion”� �” è un prodotto non facile da trovare in giro. Come pensate di risolvere il problema della sua distribuzione?

Momentaneamente si può reperire sul nostro sito www.fildiferro.com e ai nostri concerti, ma stiamo trattando per una distribuzione europea.

Includere tra le altre “Licantropus” e “Hurricanes” sembrava essere una scelta più che obbligata. Possono essere questi i due brani più rappresentativi dei Fil Di Ferro?

Beh….devo dire che questi due brani sono quelli che più caratterizzano il sound Fil di Ferro, ma comunque direi che ce ne sono altre molto importanti, per esempio proprio “It Will Be Passion” e “Go Out”, per quanto riguarda il nuovo album, e per gli altri direi “Over The Light”, “Get Ready”, “Dropping Down”, “Nightmare” sono tutte canzoni molto potenti che rispecchiano il nostro stile.

Poi c’è “Saprai Vorrai” con tanto di testo in italiano, che in un certo modo potrebbe sembrare un brano anomalo, ma rispecchia anche il lato più sperimentale di voi, aspetto non nuovo se poi ricordiamo la vecchia canzone “Street Boy” che aveva qualche componente della musica tradizionale partenopea.
Questo a dimostrazione di un forte attaccamento alle vostre origini italiane, vero?

Ma forse inconsciamente si, ci sono melodie della musica napoletana che a me personalmente piacciono molto, mi riferisco però a quella più antica.

“Fil Di Ferro”: un moniker italianissimo. Come è nata l’idea di chiamarvi così? E questo (purtroppo) non ha contribuito forse ad essere un handicap per il mercato internazionale?

Il fil di ferro è un materiale resistente ma duttile come un pò la nostra musica, potente ma con melodia, è questo il motivo che ci ha spinto a usare questo nome.
Non penso che il nostro nome sia stato un problema per quanto riguarda il mercato internazionale.

Una serata (nel 1987) all’Hammersmith Odeon ossia il tempio del rock ed un produttore come Guy Bidmead dei Motorhead a supporto del vostro secondo album. Mica male per una band italiana negli anni ottanta. Puoi raccontarci come vi sono capitati tali avvenimenti?

Eh si hai proprio ragione, anche noi all’epoca nel giro di tre mesi dalle nostre sale prove a Torino siamo stati catapultati in giro per l’Europa e non potevamo crederci tra Cornovaglia per l’incisione del singolo con Pete Hinton (produttore dei Saxon), a Londra per il concerto all’Hammersmith, e poi subito al ritorno in studio con Guy per il nostro secondo disco. Devo dire che tutto questo è merito della Dischi Noi un’etichetta di San Remo con dei pezzi alla guida che ci hanno permesso tutto questo. Noi non abbiamo fatto altro che mandare a loro una demo e loro ci hanno contattato per un progetto (Italian Rock Invasion) su territorio anglosassone, appunto con bands italiane di diverso genere musicale, pensa che insieme a noi, c’erano anche i Pechino Politic che poi sarebbero diventati i Clandestino la band di Ligabue. Che dire, abbiamo passato quasi un anno tra Italia e Inghilterra a divertirci un sacco, bello davvero.

Una domanda che forse ti avranno fatto in molti; ma cosa ricordi maggiormente di quella giornata passata in occasione dell’esibizione all’Hammersmith Odeon?

Ricordo dalla mattina in giro per Londra con gli altri del gruppo, al pomeriggio per il sound-check; la sera per il concerto, e poi il party di Kerrang per fine serata, cavolo che giornata da sogno vi lascio immaginare, ogni volta che ci penso dico ma c’ero davvero io lì.

Possiamo dire che se i Fil Di Ferro nascevano in Inghilterra, forse oggi parlavamo di una band che avrebbe conquistato platee più grandi?

Si, penso proprio di si. Pensa che all’epoca ci furono fatte offerte dalla Music For Nation per rimanere lì e lavorare con loro, e chissà magari se l’avessimo fatto cosa sarebbe successo.

Penso che, a differenza di molte altre band più fortunate di voi sotto l’aspetto della notorietà e del successo, voi non abbiate però nulla da invidiare in quanto a libertà d’azione ed uno stile approntato sul “born to be wild”.

Ma se domani vi si presentasse una grossa occasione con una nota casa discografica pronta a lanciarvi verso lidi mai visti prima, ma anche pronta a dettare legge all’interno della band, come vi comportereste?
Rifiuteremo categoricamente!

La copertina dell’album come sempre ha il fascino tutto ottantiano. La sua scelta sembra rispecchi appieno la vostra attitudine e sia il segno inconfondibile di quella generazione da cui provenite.

Boh non so, so solo che il nostro logo ci piace e l’abbiamo scelto per metterlo in copertina, poi se come dici tu, ha un fascino che ricorda gli anni ottanta, mi sta bene!

La nota ben visibile in copertina “live in studio”, puoi darci delle delucidazioni sul come e perchè di questa scelta?

Perchè abbiamo optato per una registrazione in diretta, tranne per i solo e le backing vocals, questo per riportare su disco il sound dei Fil di Ferro on stage.

Tu entrasti a far parte nella band solo in un secondo momento. Che ricordi hai di quei primissimi giorni passati nei Fil Di Ferro, considerando che eri il più giovane, e avresti mai immaginato che a distanza di venticinque anni stiamo qui a parlare ancora di essi?

Io all’epoca suonavo in una band la quale proponeva cover dei Lynyrd Skynyrd una southern band, un mio amico sapendo che i Fil di Ferro stavano facendo audizioni per rimpiazzare il chitarrista mi ha combinato un gancio e dopo due settimane sapevo giù tutto il repertorio e dopo tre mesi eravamo in Cornovaglia per la registrazione del singolo, pensa che trip. Dopo tanto tempo leggere le e-mail che arrivano da gente sparsa per l’Italia che ti fa i complimenti per il nuovo disco dicendo che non ci hanno dimenticati, beh questo mi fa venire le lacrime agli occhi!

Fil Di Ferro & motociclette: è stato ed è sempre un binomio indissolubile. Ricordo però che della vecchia guardia solo Bruno e De Rosa (ancora presente in formazione dietro la batteria) facevano parte degli Hurricanes, un gruppo di bikers. Esiste ancora questo movimento

Si hai detto bene, solo Bruno e De Rosa facevano parte degli Hurricanes. Esiste ancora questo movimento e proprio quest’anno per festeggiare il loro 25° anniversario abbiamo messo in commercio (nei giri dei motoraduni) un singolo con una versione cattivissima di “Hurricanes” e una tarantella metal dal titolo “Southern Sound” (questo per dirti delle mie influenze della musica napoletana).

Di cosa parlano i vostri testi?

Cose di vario genere: amicizia, amore, passione, paure, di tutto insomma.

Esaltante la prova al microfono di Piero Leporale che sicuramente non è un novello sulla scena. Come è stata valutata la scelta su di lui per sostituire un altrettanto bravo, ma stilisticamente diverso come Sergio Zara?

Quando Piero è entrato a far parte dei Fil di Ferro erano anni che Sergio non era più con noi. Piero ha una voce che a me piace molto è un miscuglio tra Glen Hughes e Ronnie James Dio, e per il nostro sound si adatta alla perfezione.

Fil Di Ferro, Strana Officina e Vanadium. Secondo te cosa possono avere in comune queste tre storiche band italiane?

Questi tre nomi hanno in comune il fatto di avere intrapreso una strada che negli anni a venire ha fatto da stimolo a tanti altri gruppi italiani.

A proposito di Vanadium, hai avuto modo di ascoltare i Fire Trails di Pino Scotto? Cosa ne pensi?

No mi dispiace, ma non ho avuto modo di ascoltarli, appena possibile lo farò perchè sono curioso.

Quali sono gli imminenti piani per il gruppo?

Supportare questo disco con delle date che stiamo pianificando con il nostro nuovo manager svizzero, si parla di Germania – Romania – Russia dove saremo in tour con il nostro amico Victor Zintchiouk di Mosca.

Ringraziandoti per la tua disponibilità, concludi come vuoi questa intervista.

Concludo con il titolo del nostro cd che dice tutto, IT WILL BE PASSION!!!!

Roberto Pasqua

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