
Dopo l’incredibile successo di “Heartwork” i Carcass, rimpiazzato il defezionario Amott con il chitarrista inglese Carlo Regadas, non rinnovano il contratto con la Earache, l’etichetta che li aveva lanciati, e si accasano presso la major americana Sony/Columbia.
L’intento della nuova etichetta discografica è quello di far sfondare i Carcass oltreoceano, ammorbidendone la proposta musicale per rendere il nuovo prodotto più commerciale. Il risultato di ciò è solo quello di creare continui dissidi tra la band, che vorrebbe evolvere le proprie coordinate stilistiche in autonomia, ed il management della Sony, tanto è che l’esasperato Bill Steer decide di andarsene.
I tre membri superstiti ritengono non sia il caso di proseguire senza un membro fondatore, per cui nel 1995 i Carcass ufficialmente si sciolgono, non prima però di veder pubblicato il loro “Canto del Cigno”. L’album in questione si muove sulle coordinate stilistiche di un hard rock catchy imputridito dall’ugola malsana di Jeff Walker, e purtroppo si assiste all’abbandono sia delle sfuriate grindcore degli esordi sia dell’ipertecnicismo del periodo Amott, e viene a perdersi quel caratteristico feeling minaccioso tipico di tutti i lavori precedenti.
E’ un disco sicuramente immaturo, ma non privo di buoni pezzi, come “Black Star” e “Polarized”. I testi, ispirati dal libro di George Orwell “1984”, riprendono il tema della critica sociale già accennato nel precedente “Heartwork” seppur affrontando l’argomento in maniera più pessimistica e disillusa.
Addio Carcass…
Track list:
1) Keep on Rotting in the Free World
2) Tomorrow Belongs to Nobody
3) Black Star
4) Cross My Heart
5) Childs Plan
6) Room 101
7) Polarized
8) Generation Hexed
9) Firm Hand
10) R**k the Vote
11) Don’t Believe a Word
12) Go to Hell
Marco Cramarossa