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CANDLEMASS + DESTRUCTION + DEATHCHAIN + PERZONAL WAR (Alpheus, Roma – 30/11/2005)

Ottima serata all’Alpheus dove Candlemass e Destruction (alla loro prima calata alla capitale) hanno infiammato il pubblico con due ineccepibili show. Le due band, sebbene ben lontane tra loro musicalmente parlando, ma legate tuttavia da una amicizia professionale maturata in anni di gavetta fatta nel medesimo periodo degli anni ottanta, suscitavano curiosità ed interesse, poichè le loro recenti realizzazioni discografiche: esaltante, di notevole spessore se parliamo di Candlemass, un pò meno convincente se invece intendiamo Inventor Of Evil, dotato comunque di songs spaccaossa di tutto rispetto. La location, ormai nota e ben collaudata per questo tipo di eventi, non ha rilevato grosse lacune ed il prezzo del biglietto (20 euro) non era particolarmente eccessivo, tenendo conto che le due band di supporto (Perzonal War e Deathchain) si sono dimostrate abbastanza valide.

Sui Perzonal War, poco ma buono da dire: sconosciuti ai più, hanno dovuto far fronte all’ingrato compito di aprire la scaletta in perfetto orario a dire il vero davanti a pochissime persone e con un pò di scetticismo dovuto forse anche al loro aspetto da “bravi ragazzi”. Musicalmente, non originalissimi ma in grado di darci dentro con un thrash dalle tinte old school made in USA piacevole e dignitoso. Da segnalare un buon brano d’apertura, che rispetto agli altri dimostrava una maggiore personalità e poi un eccentrico batterista che in questi casi non guasta mai. Simpatici.

I finlandesi Deathchain nutrivano già una discreta notorietà in più rispetto a chi li ha preceduti, ed infatti era curioso vedere come nel pubblico fosse l� proprio per loro(!): fatto sta che nella loro patria stanno riscuotendo buoni consensi alla luce della loro nuova release “Deathrash Assault”. Titolo più che eloquente quindi per un death metal compatto e furioso, condito da vocals cavernose e discreta dose di tecnica. Non mancano i buoni spunti di interesse, magari da carpire meglio ascoltando il loro cd che dal vivo. Anche qui, giusto la segnalazione della cover degli Slayer “Black Magic” accolta con entusiasmo.

Con i Destruction l’affluenza di pubblico cresce proporzionalmente alla temperatura dell’Alpheus. Il loro grande stato di forma è ormai una costante ogni qual volta si presentano on stage ed il loro show pur non riservando grosse sorprese in scaletta è stato comunque oltremodo incendiario, distruttivo, scatenando un furibondo pogo collettivo durato incessantemente per tutta l’esibizione del trio tedesco (esibizione, da notare, durata più a lungo rispetto a quella dei co-headliner Candlemass). Prevedibile l’attacco di “Soul Collector”, la quale si presta bene come opener, seguita dalle acclamate “Nailed To The Cross” e “Mad Butcher”. Poi subito via con il collaudato medley “Unconscious Ruins/Release From Agony” per poi passare ad un altro brano dell’ultima produzione (tra i più ispirati a dire il vero) “The Defiance Will Remain”. Schmier è un abile frontman ed ha imparato soprattutto in questi ultimi anni a saper domare il pubblico a suo piacimento, mentre i sui fidi gregari Marc Reign e il sempre più smilzo Mike Sifringer eseguono con energia, il loro sfrenato compito di demolizione; quindi, giusto il tempo di rifiatare e si torna con una scatenata “Thrash til Death”, seguita a ruota da “Confused Mind”, “Life Without Sense” (sempre ottima in sede live), “Metal Discharge” e “Eternal Ban”. Si torna poi con un bis che colloca i tre super classici “Curse The Gods”, “Total Desaster” e “Bestial Invasion”. Finito qui il loro show? Niente affatto perchè Schmier e soci infieriscono ancora con una brutale versione di “The Butcher Strikes Back” e “The Alliance Of Hellounz” con Messiah Marcolin in veste di special guests.

L’atmosfera sembra quasi rarefatta quando, imponenti, quattro grandi croci bianche vengono disposte sullo stage per la scenografia dei Candlemass, i quali, dopo una terremotate intro, irrompono subito con “Mirror Mirror”, per poi proseguire con un repertorio molto tradizionale che includeva “The Well Of Souls”, “Dark Are The Veils of Death”, “Bewitched”, “Crystal Ball”, e le splendide “Solitude” e “At The Gallows End” posta a conclusione di un concerto incredibilmente superlativo, intenso e carico di pathos, dominato dal carisma (e simpatia) del corpulento Messiah Alfredo Marcolin e dal maestro del doom Leif Edling, vera anima e icona del gruppo. Un sound schiacciasassi su cui la coppia Johansson/Bjorkman (coadiuvata dal drummer Janne Lindh) non si � risparmiata in potenza e precisione. Naturalmente non sono mancati episodi tratti dal loro ultimo album, ben quattro: “Black Dwarf”, la magnifica “Copernicus”, “Born In A Tank” e lo strumentale “The Man Who Fell from the Sky”. Interessante e bello assistere ad una accoglienza davvero calorosa da parte di tutto il pubblico nei confronti di una band che solo quest’anno e per la prima volta dopo venti anni di carriera, è scesa nella nostra penisola. Il loro è stato un ritorno sulle scene tra le più significative e positive, contiamo di rivederli al più presto.

Roberto Pasqua

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