Con “Evathor”, gli Aetherna aprono un nuovo capitolo del proprio percorso musicale, intrecciando sonorità heavy, alternative e progressive con una dimensione lirica profondamente legata all’introspezione, ai conflitti interiori e alla ricerca della consapevolezza. Un album nato dall’esigenza di trasformare paure, esperienze e demoni interiori in musica, dando forma a un’identità sempre più definita e personale. Abbiamo parlato di “Evathor”, del processo creativo che ha portato alla sua realizzazione, dell’evoluzione del sound della band e della dimensione live con Enzo Zappatore, lead guitar, e Giovanni “Joey” Del Giudice, drummer. Un confronto che tocca anche l’ingresso di Tamara Secci nella formazione e le novità che attendono gli Aetherna nel prossimo futuro...
“Evathor” rappresenta un nuovo capitolo per gli Aetherna. Da dove nasce l’idea alla base di questo album?
Enzo Zappatore (lead guitar): Il concept dell’album parte dal nostro desiderio di condividere parti intimamente nascoste di noi con l’esterno e farlo con il linguaggio che più ci rappresenta, ossia la musica. Si tratta di “esorcizzare” paure e demoni interiori, materializzandoli e trasformandoli in un nostro vero e proprio punto di forza.
Il titolo “Evathor” richiama un universo fatto di conflitti interiori, trasformazione e consapevolezza. Quanto sono importanti questi temi nella vostra musica?
Enzo Zappatore (lead guitar): Rappresentano il cardine di tutto, perché dietro note e testi c’è qualcuno che vive ed elabora quello che succede dentro e fuori di lui. Ed è proprio il raggiungimento della consapevolezza che ci rende liberi da schemi antichi e in grado di raccontare lucidamente le esperienze di vita vissuta più intricate, con l’ambizione che possano essere riconosciute da coloro che ascoltano.
“Nemesis” è uno dei brani che avete scelto per presentare l’album. Perché avete deciso di partire proprio da questa canzone?
Giovanni “Joey” Del Giudice (drummer): “Nemesis” (ironia della sorte) è stato come il sospiro finale! È stato il capitolo conclusivo di questo lavoro lungo, pensato e sentito, che porta il nome di Evathor. Incarna perfettamente lo spirito di questa band: nell’atto finale, quando ci si aspetta stanchezza, noi alziamo il tiro e urliamo più forte che mai. Il tema è importante e, ahimè, oggi fin troppo condiviso e frequente, malgrado il suo effetto devastante. Non potevamo non rappresentarlo con tutta la nostra rabbia, portata dalla rivalsa di chi spezza le catene della prigionia inferta da anime misere. “Nemesis” è un urlo di libertà e speriamo di ispirare molti a ribellarsi e a dire basta a chi si arroga il diritto di avvelenare la vita altrui. Un messaggio così potente non poteva non essere il primo a essere condiviso.
Nel disco convivono elementi heavy, alternative e progressive. Come avete trovato il giusto equilibrio tra queste diverse influenze?
Giovanni “Joey” Del Giudice (drummer): Trovare questo equilibrio è stato sin da subito il primo obiettivo della band. Sin dall’inizio, o quantomeno dal mio ingresso nella band, abbiamo percepito questa necessità ma, se da un lato sembra che sia giunto in maniera piuttosto naturale, dall’altro posso dire che non è stato un obiettivo per nulla facile da raggiungere. Quando sono arrivato negli Aetherna ho conosciuto questi fantastici musicisti, che amavano il metal classico e avevano una forte aspirazione gothic. Io invece trasudavo alternative/nu metal ad ogni colpo. Man mano che ci conoscevamo e man mano che aumentava la stima reciproca (oltre che l’affetto), c’è stato quel pizzico di fiducia e apertura nel voler vedere il risultato del lasciare queste differenze interagire tra loro. Ne è nata una chimica esplosiva che oggi tutti potete ascoltare in “Evathor”, nel quale, tuttavia, è stato centrale il meticoloso lavoro fatto in fase di produzione.
Quanto ha influito l’ingresso di Tamara Secci sulla direzione musicale degli Aetherna?
Tamara ha dato un input notevole alla band, grazie al suo stile diretto e aggressivo, donando una forte caratterizzazione ai brani del disco. È giunta in un momento in cui il lavoro di composizione di “Evathor” era già alle sue battute finali e ha saputo finalizzare il progetto con il suo stile canoro. Tuttavia, come già comunicato sui social, le nostre strade si sono separate recentemente e la band darà, molto presto, news esplosive in merito a tutte le novità, a partire dal prossimo anno!!!
Qual è il brano di “Evathor” che secondo voi rappresenta meglio la band nella sua formazione attuale?
Enzo Zappatore (lead guitar): Personalmente ritengo che ogni brano sia rappresentativo della band.
Giovanni “Joey” Del Giudice (drummer): Ogni singolo brano descrive una parte di noi e, in qualche modo, ci rappresenta. Ma se dovessimo scegliere una “sigla” di questa band, direi appunto che “Nemesis” sia una delle più rappresentative, per tutte le ragioni dette prima e per la potenza sia del messaggio che del modo in cui questo messaggio viene urlato, ossia la LIBERTÀ. Questo messaggio è presente in diversa forma un po’ in tutti i nostri brani, come ad esempio anche in “Faceless God”.
“Endless Waltz” ha un’atmosfera particolarmente intensa e suggestiva. Come è nato questo brano?
Enzo Zappatore (lead guitar): Nasce dal desiderio di emergere dagli oppressivi schemi della quotidianità, in cui spesso ci troviamo intrappolati senza la consapevolezza di esserlo. È, appunto, come una danza incessante, a volte anche ammaliante, che si può interrompere solo con la nostra forza interiore.
Rispetto ai vostri lavori precedenti, quali sono le differenze che ritenete più importanti in “Evathor”?
Giovanni “Joey” Del Giudice (drummer): Sicuramente la prima differenza sta nella maggiore consapevolezza dei singoli membri della band, sia sulla direzione che vogliamo dare alla band, sia sulla musica che vogliamo proporre. C’è una maggiore sinergia e una maggiore capacità di lavorare all’unisono per creare la musica che proponiamo. Oggi siamo molto compatti, uniti e abbiamo tutti lo sguardo rivolto verso una direzione comune. In più, abbiamo intorno una rete di professionisti che ci aiutano a realizzare i nostri progetti.
Enzo Zappatore (lead guitar): Sicuramente la differenza principale è l’accresciuta esperienza artistica di ciascuno di noi, che ci ha portato a una maturazione anche dal punto di vista compositivo. Abbiamo un sound diverso rispetto al passato, dovuto alla cura dell’espressività dei nostri strumenti. I brani sono sicuramente più curati e più diretti. Sicuramente, poi, abbiamo tante cose in più da raccontare, no?
Un album come questo presenta anche delle difficoltà quando deve essere portato sul palco. Come avete adattato i nuovi brani alla dimensione live?
Giovanni “Joey” Del Giudice (drummer): In realtà, un nostro primario obiettivo è sempre stato quello di portare live l’album senza rinunciare a nulla. Questo obiettivo rendeva la preparazione delle nostre performance live molto complicata, dovendo allestire un palco con strumentazione che ci permettesse di suonare con le basi. Tutto questo comportava soundcheck interminabili e risultati non sempre soddisfacenti in termini di resa. Dopo un’interminabile ricerca, oggi possiamo dire che abbiamo raggiunto l’obiettivo finale. Abbiamo una strumentazione live, racchiusa in uno stage rack, che ci consente di portare live l’album nella sua interezza, con una resa del suono vicina alla perfezione.
“Evathor” rappresenta per voi un punto di arrivo oppure l’inizio di una nuova fase degli Aetherna?
Enzo Zappatore (lead guitar): Non credo che per noi esistano “punti di arrivo”. Esistono percorsi, ostacoli, obiettivi, gioie e dolori… Ma di sicuro questo album e il riscontro finora avuto da chi lo ha ascoltato, per noi, è un risultato davvero importante che ci motiva ad andare avanti senza compromessi.
Joker

