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WASP – Unholy Terror (Metal’Is – 2001)

Attendevo con ansia ed un po’ di curiosità il nuovo lavoro di Lawless e soci, dopo che questi ci aveva proposto, nell’attesa, una “truffaldina” raccolta di successi ed un live-bootleg nel Dicembre scorso.

Le premesse di ascoltare un buon album c’erano tutte, poichè, come era lecito ipotizzare, i W.A.S.P. dovevano, per forza di cose, cambiare sostanzialmente direzione rispetto al precedente scatenato “Helldorado”, ed indiscrezioni volevano che il nuovo album si rifacesse allo stile del grande “Headless Children”.

Ebbene, ad un primo ascolto si può constatare che la struttura dell’intero album in effetti ricordi quella del suddetto “Headless …”, ossia una varietà di brani distinguibili tra loro e disposti in una “ragionata alternanza” con stralci tastieristici tipo “Hammond” ad arricchire il sound; ma direi che in questo “Unholy Terror”, ritroviamo e ripercorriamo varie sfaccettature stilistiche del combo di Los Angeles. 

Si parte con due brani “spinti”, “Let It Roar” e “Hate to Love Me” che ci rimandano agli esordi dell’omonimo album, per poi passare a “Locomotive Man” che, strano a dirsi, ricorda nella sonorità i tempi dell’opaco “Still not Black Enough”. Si tira il fiato con la title-track che funge da intro al successivo brano “Charisma”. Entrambi mostrano il lato più intimista di Blackie Lawless e vanno a costituire l’anima dell’intero lavoro. Anthemica, dai ritmi cadenzati, “Charisma” matte in evidenza le già citate analogie con “Headless Children” (in questo caso proprio nella title-track di quell’album), non solo musicalmente, ma anche per via di liriche “ispirate” e “impegnate”. Tuttavia se il rock “sporco e diretto” è la base portante dei W.A.S.P., ecco che veniamo subito travolti da “Who Slayed Baby Jane”, un pezzo molto vivace, dal refrain accattivante; difficile rimanere “fermi” al suo ascolto. “Euphoria” (e non inganni il titolo) piomba sull’ascoltatore come una doccia fredda; di fatti trattasi di un suggestivo strumentale arpeggiato alla “Mephisto Waltz”. La successiva “Raven Heart” riassesta il tiro, riportandoci al clima iniziale, mentre “Evermore” si rifà spudoratamente al vecchio brano “Forever Free”. La conclusiva “Wasted White Boys” è un concentrato di energia, una canzone che di sicuro non avrebbe sfigurato su “Helldorado”, con un finale “spacca-Marshall” che farebbe impallidire i migliori The Who o AC/DC.

Per concludere, da segnalare, la presenza di due ospiti illustri come Frankie Banali e Roy Z. tutto sommato un buon album, nonostante qualcosina di più fosse da pretendere, ma c’è da confidare per il futuro nell’estro di Blackie Lawless, dopotutto capolavori come “Crimson Idol” non nascono dal nulla.

Roberto Pasqua

Valutazione

7.5

Voto

Pros

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Cons

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