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VENOM – Metal Black (Castle Communications/Sanctuary – 2006)

Finalmente dopo ben sei anni di assenza causati da cambi di formazione, problemi fisici e tempi lunghi, anzi lunghissimi di gestazione che potessero comunque portare ad un risultato all’altezza del proprio blasone, tornano gli indiscussi black metal gods: i Venom.

Ed il loro ritorno è segnato con la giusta e comprensibile decisione di rimettersi in gioco già da subito nel giro delle più grandi bands del pianeta con un titolo che la dice lunga su tale ambizione.

Metal Black è un album riuscito quasi per intero nell’intento di essere Venom al 100% e penso abbia in se tutte le caratteristiche di quello che è la band di Newcastle del 2006, senza stare a fare inutili paragoni o rimpiangere quelli di Welcome To Hell o Black Metal perchè i Venom di oggi sono una band ancora maledettamente malefica, cattiva, ignorante e presuntuosa.

La line-up potrebbe essere la migliore tecnicamente di sempre: al fianco di Cronos infatti troviamo il riconfermato Antton dietro le pelli che garantisce maggiore affidabilità (sotto ogni aspetto) del suo predecessore, mentre alla chitarra vi è il fido Mike Hickey (Mykvs), già una vecchia conoscenza dai tempi di Calm Before The Storm e dei progetti solisti di Cronos. \r\nSono ben quattordici le tracce che vanno a comporre Metal Black, una buona compensazione dopo i lunghi anni di silenzio e particolare che non incide sostanzialmente sulla durata del lavoro poichè non va a superare i sessanta minuti; per quanto concerne la produzione generale, questa volta si è puntato maggiormente su una registrazione più schietta e meno pulita del precedente Resurrection, mantenendo quindi una attitudine maggiormente “eighties” e che potrebbe sollevare più di una perplessità… de gustibus.

L’apertura è affidata al singolo “Antechrist”, un brano ruvido dettato da tempi quasi rock’n’roll e che anche il buon Lemmy credo non avrebbe disdegnato a cantare. Della stessa stoffa è la successiva “Burn In Hell”, breve,veloce e coinvolgente nel suo ritornello. Con la terza traccia, ovvero “House Of Pain”, l’andatura si smorza di colpo a favore di un riffing pesantissimo e cadenzato; una song monolitica che riprende il discorso intrapreso su Resurrection il cui tema principale era improntato maggiormente sulla potenza dei mezzi tempi. Lo stesso dicasi per “Death & Dying” la quale lascia il tempo che trova, senza esaltare più di tanto. Regè Satanas ci riporta a dei Venom ancorati sempre più alle tematiche a loro più congeniali, per un brano carico di cattiveria.e interessante, come interessanti sono le seguenti “Darkest Realm” e “A Good Day To Day”, dal piglio vivace a da un headbanging assicurato. Dopo un paio di canzoni sottovalutabili come “Assassin” e “Lucifer Rising” (dove la parte del leone la fa il solito Cronos), l’attenzione si sofferma sugli ultimi episodi degni di nota, e parliamo di “Blessed Dead”, “Hours Of Darkness” (una sorta di “Seven Gates Of Hell” targata 2006), della lunga e tormentata “Maleficarum” e del finale al fulmicotone lanciato dalla title track che rifà a suo modo il verso alla celeberrima “Black Metal”, canzone simbolo della band. Un album che rientra di diritto tra i migliori della discografia, ma che tuttavia non è privo di sottili ombre.

Roberto Pasqua

Valutazione

8.0

Voto

Pros

  • +

Cons

  • -
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