ProgRecensioni

SPACEMAN SIR. – The Greater Filter (Autoprodotto – 2024)

Sono passati due anni da “Aftermath”, ottimo esordio di questo ragazzo lucano, che vive e lavora in Inghilterra e che il 12 giugno torna con “The Greater Filter” un nuovo album di Prog & Abstract Metal. Per i più distratti, ricordiamo che Spaceman Sir. è un progetto indipendente e autoprodotto (una one man band, per intenderci).
Il nuovo disco si addentra nella complessità della cognizione umana, tracciando paralleli tra la teoria astronomica che affronta il paradosso di Fermi e la potenziale natura autodistruttiva di una mente umana troppo avanzata… è composto da ben otto tracce, fra strumentali e brani cantati (anche con collaborazioni) e vi farà viaggiare fra atmosfere profonde e pennellate di metallo tecnico, ma mai noioso. La pubblicazione sarà digitale e disponibile su tutte le principali piattaforme – sotto l’etichetta di Space Tales e distribuita da DistroKid.
Dopo due brani strumentali, che ci portano a viaggiare nello Spazio e nelle atmosfere di un Prog moderno e fresco, la prima chicca è la terza “Filter”, un episodio che ricorda sia i Radiohead (anche per la parte vocale) che Steven Wilson (e le sue magnifiche creature). Come anticipato, è il primo brano cantato del disco (da Pietro Praticò), con un suono più rilassante e allo stesso tempo sognante (bellissima la parte strumentale nel finale). Si continua con “While True”, dove troviamo anche la voce di Dalma: il brano è un Prog non banale, ma molto interessante, fra melodie spaziali e dolci, trasognate – e apprezzo la parte cantata in italiano: “…non sarò, e non importa / quando sto quassù”. Con “Try: Except: Finally?” il prog di Spaceman Sir. si sposta in altri lidi, fra un Prog Power che ricorda l’ondata dei primi anni 2000 e parti più cantate in growl – qui troviamo alla voce Sime dei Sevensent (band di Alternative Metal) – un brano riuscito, che cambia pelle durante i suoi 10 minuti abbondanti, che con le sue atmosfere (musicali e vocali) ci riporta alle tematiche del disco). “Pass” è un intermezzo strumentale dove la parte più elettronica e “moderna” si palesa, senza snaturare le atmosfere e/o le idee precedenti (e successive!). “Sleep ()” è un altro brano cantato, con atmosfere calme, ma distanti dalla precedente “Filter” – per poi cambiare pelle, sfociando in un bella parte strumentale di puro Prog Metal. A chiudere il nuovo disco troviamo “Return” e i suoi dieci minuti abbondanti, dove Salvatore Zagaria si “diverte” con tutta la sua bravura in un brano strumentale di Prog Metal non banale, fra classici “clichè” del genere (alternando fra Prog Rock e Prog Metal) e interessanti inserti elettronici, che si incastrano benissimo – sia a rimarcare le tematiche del disco, sia a portare l’ascoltatore a immergersi e a viaggiare con la mente (ideale da ascoltare ad occhi chiusi). L’album dura oltre 50 minuti; non ha segni deboli, anzi… si cerca sempre di cogliere ogni dettaglio (brano dopo brano) fra le melodie e le voci; ci dà la possibilità di sognare e fantasticare, fra le tematiche proposte e nuove idee da sviluppare… che altro aggiungere? Ottimo lavoro, Salvatore! In breve tempo è riuscito a tornare con una nuova autoproduzione (ricordiamolo) degna di un qualsiasi altro disco patinato e/o pubblicizzato da “case discografiche”… Eh, sì! Due dischi, due 9/10 – ma è tutto meritato (continua così).

Voto: 9/10
Giovanni Clemente

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spacemansir_official_artist (Instagram)
www.distrokid.com/hyperfollow/spacemansir/aftermath

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9.0

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