
DOWN TO EARTH decreta il ritorno di Ozzy come solista, assente dalle scene (se si esclude ovviamente la parentesi di reunion con i Black Sabbath e la raccolta con inediti “The Ozzman Cometh”) dal ’95 con l’album Ozzmosis
La grande curiosità che abbrancava il sottoscritto all’uscita del suddetto, era tuttosommato legittimata dal fatto che l’artista in questione, dopo aver girato in lungo e in largo con quel carrozzone (NU metal!?) chiamato OzzFest, avesse intrapreso chissà quale tendenza stilistica, tenendo conto della stravagante personalità del “Madmen” avvezzo a sonorità moderniste ed alcune volte imprevedibili; a tutto questo poi aggiungerei un sottile stato di appagamento da parte dello stesso (d’altronde fare una carriera come la sua non è da tutti), portandolo quindi ad una carenza di idee compositive.
In effetti Down… rispecchia in piene ciò che purtroppo temevo; oltre ad un paio di mediocre ballads radiofoniche (“Dreamer”, banale e scontatissima e “Runing Out of Time”, poco più accettabile ma anch’essa prevedibile), il resto si posiziona sugli standards del “già sentito”, con frangenti di modernismo tendente ad un certo tipo di stoner (“Get me Through” o “Junkie” ad esempio) con una conclusione fiacca e demotivata. Due o tre brani non eccezionali ma carini ci sono (“Facing Hell”, “Junkie” o “Alive”), ma sembra quantomeno eccessivo pagare più di trentamilalire per così poco.
Tale mediocrità va denunciata subito al di là del grosso nome che si va a recensire, Ozzy è un grande artista e come tale si riscatterà presto… Spero!
Roberto Pasqua


