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NIRNAETH – Il Paradiso non è altrove (Andromeda Relix – 2024)

I Nirnaeth sono nati a Bergamo nell’agosto del 1990, dall’incontro di Marco Lippe – fondatore della band prog rock Twenty Four Hours – e Marco “Grey” Tombini; il sound della band è thrash metal in stile Bay Area, ma dal vivo, oltre alle sfuriate thrash, sarete testimoni di improvvisazioni floydiane/crimsoniane. Hanno aperto per band del calibro di Extrema, Cradle of Filth, Mogwai, Ozric Tentacles, Folkstone, Strana Officina, etc… Agli albori hanno registrato due demo: “Nirnaeth” del 1992 e “Blind Hate” del 1994; il primo disco (autoprodotto) è “The Psychedheavyceltale in 8 movements” del 1998, poi un EP del 2009 (dopo aver cambiato qualche membro) dal titolo “The Return” e il secondo disco nel 2015, dal titolo “The Extinction Generation”. Nel 2020, dopo altri cambi di formazione, esce il terzo album “Anthropocene”. “Il Paradiso non è Altrove” è dunque ufficialmente il quarto disco della band nostrana, e su YouTube (per adesso) potrete trovare solo il brano “Genativocidio” – brano sul genocidio degli indiani – interamente cantato in italiano e… sì, possono ricordare un po’ gli InSiDia! Il disco inizia con “Wounded Knee”, un brano strumentale dedicato sempre al genocidio degli indiani. La successiva “La Vendetta del Bosco” – sin dal titolo è chiaro come sia un brano cantato in lingua madre – si ricollega all’amore per gli alberi (tema presente dagli esordi della band). Dopo la terza traccia (già citata) “Genativocidio”, si passa a “World Wild Web”, una descrizione della follia del mondo virtuale in cui viviamo, quasi totalmente senza regole; anche questo brano è cantato in italiano, molto “orecchiabile” e di impatto, a colpi di chitarre roventi. “Epitaffio di una Pianta” riprende l’amore per la natura; un brano meno aggressivo, più lento (quasi una ballad) – ma musicalmente, meno accattivante (forse qui, il cantato italiano non è efficace – a volte, mi ha ricordato Piero Pelù dei vecchi Litfiba). Si ritorna a pestare con “Religionestinzione” – che si ricollega a “Genativocidio”, per passare a “Pescecane” e alle sue variazioni di tempo, dove si narra di chi si rovina il fegato con drink “terribili” e sigarette, nonché dell’abuso delle comodità moderne. “Angel” è una cover dei Danse Society – in una versione metallizzata e che consiglierei decisamente di proporre dal vivo (forse fra i brani più interessanti del disco!). Con “Generation Interdict” i Nirnaeth alternano italiano e inglese, proponendo un brano tirato e di puro impatto. A chiudere il nuovo disco, c’è “Il Paradiso non è Altrove”, che è la summa dei temi trattati nel corso del disco e della carriera; una ballad acustica, più vicina al cantautorato che al thrash metal… Cosa aggiungere? È un lavoro che si fa ascoltare – e grazie alla lingua madre, potrete capire meglio i testi – è consigliabile l’ascolto con una birra ghiacciata e a volume “giusto”. Ma… un piccolo ma! Non sempre i brani sono efficaci e coinvolgenti – ma non per questo da evitare, anzi! Le sonorità richiamano il classico thrash, e la band suona (e si sente) con passione e gusto. Come sempre, il messaggio conclusivo che ci lascia la band disco dopo disco è: “La Storia Continua \m/” – voglio comunque complimentarmi con l’ottima Andromeda Relix e con la sua passione verso le band nostrane, di nicchia, ma che hanno qualcosa da dire (continuate così!). Un disco sopra la sufficienza, per me! Ma che può guadagnare “punteggi” nei futuri ascolti. Noi… ve lo consigliamo!

Voto: 6,5/10
Giovanni Clemente

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