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Intervista ai DISEASE ILLUSION

Ciao, presenta la tua band. Insomma, chi sono i Disease Illusion e da chi sono formati? Ci sono stati cambi in line up negli ultimi anni?

Ciao! I Disease Illusion nascono a Bologna nel 2008 e da allora abbiamo macinato esperienze, cambi di formazione e tante battaglie musicali che ci hanno resi quello che siamo oggi: più consapevoli, più affilati e con una visione chiara. La line-up attuale è: Alessandro Turco (chitarra), Alessio “Zoppy” Chierici (batteria), Joy Lazari (voce), Jack Laurenti (basso) e Federico Venturi (chitarra, fondatore e anima della band, oggi di base in UK). È questa la versione più forte e determinata di sempre.

Parliamo in generale del vostro ultimo album, “Plastic Ocean”, dai primi stadi della sua composizione fino alla sua pubblicazione.

“Plastic Ocean” è il nostro lavoro più ambizioso: volevamo spingere oltre i limiti e ci siamo riusciti. Dentro ci trovi botte estreme e sezioni violentissime, ma anche momenti atmosferici che ti spaccano dentro. Nei testi affrontiamo il disastro ambientale e sociale che ci circonda, ma pure riflessioni più intime e personali. Non è un concept vero e proprio, ma ogni pezzo è legato all’altro da un filo comune: scuotere coscienze e non restare mai indifferenti.

Parliamo un po’ delle altre band in cui militate o avete militato in passato.

Ognuno di noi ha il suo background. Ale Turco viene dagli Spinal Shiver e dalla scena più dark/goth, Zoppy ha macinato hardcore con i Terminal Sick, Joy ha urlato nei The Burning Dogma, mentre Jack ha già portato il suo muro di basso in diversi progetti. In più io e Zoppy abbiamo un side project, Fingers to the Bone, dove ci divertiamo a sperimentare. Tutto questo ha arricchito i Disease Illusion e dato forma al nostro suono di oggi.

Che impatto ha avuto questo vostro nuovo album su stampa e pubblico finora? Siete soddisfatti dei feedback ricevuti? Poteva andare meglio, peggio, o vi aspettavate esattamente questo?

Il riscontro è stato devastante, nel senso buono. Recensioni super, live con la gente che pogava duro su “I Am the Enemy” e “Inject Me” e cori urlati a squarciagola sulla title track “Plastic Ocean”. Era esattamente quello che volevamo: dimostrare di aver fatto un salto in avanti, far percepire la maturità artistica che abbiamo raggiunto. Ovviamente c’è sempre spazio per crescere, ma per ora ci godiamo la botta positiva.

State lavorando a nuovo materiale? E come pensate che vi evolverete, considerando che “Plastic Ocean” ha già mostrato una certa maturità rispetto agli album precedenti?

Sì, stiamo già scrivendo roba nuova. Fermi non ci sappiamo stare. “Plastic Ocean” è stato un upgrade, ora vogliamo spingerci ancora oltre, contaminando, sperimentando e cercando nuove soluzioni. La base resta melodic death, ma sempre filtrata dalla nostra identità e dalle influenze moderne che ci pompano addosso.

Cerca di definire lo stile dei Disease Illusion per chi ancora non vi conosce.

Definirci solo “melodic death metal” è limitante. Certo, veniamo da lì, dal melodeath scandinavo, ma oggi ci trovi dentro metalcore, hardcore, gotico, sinfonico ed elettronica. È un mix di rabbia e melodia, furia e atmosfera. Ci piace pensare che non sia solo suono, ma un impatto emotivo diretto.

Sede live: state facendo concerti e ne farete in questo 2025?

Eccome. Dopo l’uscita di “Plastic Ocean” ci siamo buttati nei live e il 2025 è pieno di fuoco: a giugno siamo stati al Southammer Metal Fest insieme a mostri sacri come Rotting Christ, Fleshgod Apocalypse e Necrodeath. E non è finita: stiamo già organizzando altri show in Italia e all’estero. Sul palco diamo il 200%, perché è lì che i Disease Illusion prendono vita per davvero.

Credi che il metal italiano del 2025 sia finalmente uscito allo scoperto come quello di altre nazioni più blasonate e/o storiche del panorama metal?

Il metal italiano ha sempre avuto band clamorose. La differenza è che adesso c’è più attenzione anche fuori dai confini, grazie a chi ha aperto la strada. Non è ancora facile reggere il confronto con le scene storiche del Nord Europa, ma la qualità c’è e si vede: festival più grossi, agenzie serie, pubblico che cresce. È una scena viva, incazzata e pronta a farsi valere.

Vorreste fare i musicisti a tempo pieno o per voi va anche bene così?

Sarebbe figo vivere solo di musica, chi non lo vorrebbe? Ma sappiamo bene com’è la realtà: ognuno di noi ha una vita, un lavoro, e non siamo ragazzini alle prime armi. Va bene così, perché ci permette di suonare senza compromessi, con passione e totale libertà. L’importante è continuare a creare roba che spacca e che ci soddisfi al 100%.

Ultime parole a voi. Un saluto da parte nostra...

Grazie a voi per lo spazio! Vi lasciamo con un invito: andate a dare un’occhiata alla nostra foresta su Treedom. È un progetto concreto di riforestazione che portiamo avanti col supporto del nostro pubblico. Per ogni albero piantato regaliamo una maglietta come ringraziamento. È il nostro modo di rendere tangibile il messaggio di “Plastic Ocean”. Ci vediamo sotto al palco, pronti a spaccare tutto! \m/

Joker

www.treedom.net/it/forest/Disease-Illusion-forest-61367
www.diseaseillusion.com
www.youtube.com/@DiseaseIllusion

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