Alternative RockGrungeRecensioni

FEED THE WOLF – A Place To Hide (Autoprodotto – 2022)

Odio essere un cattivo profeta, anche quando si discerne del sesso degli angeli: avevo profetizzato l’arrivo di un bel full length da parte dei londinesi Feed The Wolf, e invece rieccoli con un altro EP, benché nuovo di zecca! Si tratta di un dettaglio che nulla toglie alla qualità del gruppo in questione, la cui scelta di mantenersi in una formula “ristretta” si spiega con un radicale cambio di formazione che vede confermata la sola Marina, la quale ha stavolta raccolto attorno a sé Theo, Steve e Matt, rispettivamente al basso/cori, batteria e chitarra. La formula di base non cambia, o meglio vede il quartetto esplicitare ancor meglio il connubio tra l’hard/blues settantiano espresso dal groove strumentale e le suggestioni goth inevitabili da parte di una profetessa del genere del calibro di Marina. Niente accostamenti alla bollitissima Patti Smith, per favore: quando dico “profetessa” mi riferisco alla scuola di Siouxsie e a quanto di meglio espresso dal lato più oscuro della wave ottantiana, ovviamente qui ben amalgamato con la personalità strumentale poc’anzi citata. Poi, sarà facile persino a chi non abbia mai sentito nominare i Feed The Wolf individuarne la duplice natura, complice la riedizione di “Play Dead”, un brano presente già nella precedente produzione e qui risuonato dalla nuova line-up. In effetti, si tratta dell’episodio più “noir” del terzetto, con l’opener “Black Cherries” che gioca la carta muscolare e “in your face” della ritmica settantiana e schiacciasassi adornata da un ritornello a metà tra stoner e grunge/alternative; un po’ come se la Courtney Love dell’epoca di “Live Through This” si fosse messa a jammare in una delle desert session dei Kyuss. In ogni caso, il punto di maggior interesse dell’intero EP è guarda caso la title track, con un piglio soul che vi conquisterà al volo e che aggiunge un’ulteriore angolazione sonora alla già ricca formula dei Feed The Wolf. Un ambiente in cui – neanche a dirlo – la Nostra gigioneggia con la massima padronanza della timbrica vocale, qui supportata da un lavoro di lead guitar più che gradito. Ecco, si tratta ancora una volta di un appetitoso antipasto in vista di un debutto sulla lunga distanza che spero non mi lasci ancora una volta in sospeso, come l’ennesima fiaba di Sherazade!
Voto: 7,5/10
Francesco Faniello

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7.5

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