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AC/DC – Stiff upper lip (CGD – 2000)

Sarò breve nel recensire l’ennesima fatica (in tutti i sensi) degli AC/DC. Con “Stiff upper lip”, che segna forse la fine (?) di una onoratissima carriera, i nostri cinque canguri australiani ci propongono il solito disco di sano rock “energico”, con i soliti riff, che da oltre 30 anni si ripetono e non vedo perchè dovrebbero cambiarli; in effetti se la ripetitività è un male (o difetto) per molte bands, qui forse ci troviamo ad un caso più unico che raro, poichè il punto di forza degli AC/DC, sta proprio nella completa fedeltà di “riciclare” il loro personale sound.

A dire la verità non è tutto oro ciò che luccica, infatti secondo il mio modestissimo parere (e chi scrive è letteralmente cresciuto con dischi come “Black in black” e “For those about to rock”), questo “Stiff…….” Stenta un pò a decollare fin dai primi brani, per poi scorrere più che altro sulla media lungo l’arco di poco più di 45 min.
Le sonorità sono più blues del solito e diverse canzoni risultano un po’ “spompate”, con questo non voglio dire che sia un brutto album, anzi, ma che il tutto scorre liscio come l’olio senza particolari sussulti, insomma se prima andavo scorazzando per tutta la casa, adesso posso tranquillamente star seduto in poltrona e battere il piede a ritmo.

Tra i brani migliori “House of jazz”, “Can’t stop Rock’n’Roll” e “Satellite blues” (chissà se cantata da Bon Scott….). Tra le più “vivaci”, la title-track, “Safe in New York city” e “All screwed up”.
Da ascoltare senza indugi se si ama questo gruppo, altrimenti astenersi; in fondo gli AC/DC o si amano o si odiano. Le vie di mezzo non esistono!

Roberto Pasqua

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www.ac-dc.net

Valutazione

7.0

Voto

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