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Speciale Go Down Records

Amate alla follia il rock? Cercate qualcosa che suoni retrò, ma che allo stesso tempo risulti fresco? Allora le produzioni della Go Down Records soddisferanno a pieno le vostre esigenze…

AA.VV – The Heavy Psych Italian Sounds (2008)

Esiste una scena rock italiana? La risposta è sì, e questa compilation lo dimostra evidenziandone i pregi. Questa raccolta di canzoni (venti per la precisione) punta la propria attenzione su quei generi che normalmente vengono dimenticati da chi parla e scrive di rock in Italia. La prima impressione che si ha durante l’ascolto è quella di una scena viva ed eterogenea.  Accanto a realtà consolidate come gli OJM, troviamo band grandiose che rispondono al nome di Black Rainbows El-Thule e Vortice Cremisi. Non manca uno spaccato sulla nuova scena doom con Doomraiser e Maya Mountains. A tenere alta la bandiera del hard rock ci pensano Re Dinamite, Small Jackets e Losfuocos. La scena stoner si fa onore con  Il Torquemada, Miss Fraulein, Underdogs, Zippo, The Forty Moostachy, Fuckvegas e Veracrash. I suoni psichedelici dei Mydyasi , o quelli più eterei degli Alix, non stonano accanto alle scorribande hardpunkcore dei Gonzales, o alle sonorità più oltranziste dei Tsunami. La bella copertina disegnata da Malleus non fa che arricchire il tutto. Fate vostro questo cd, vi aiuterà a muovervi con maggiore disinvoltura nei giardini del rock italiano. Rock quello vero, fatto di sudore, rabbia e passione. Tanta passione.
Voto: 8/10

Dome La Muerte And The Diggers - Dome La Muerte And The Diggers (2007)

Vi sfido a rimanere fermi durante l’ascolto di questo disco. I Dome La Muerte And The Diggers segnano il ritorno sulle scene di Dome La Muerte ( fondatore dei CCM, chitarrista dei Not Moving e leader degli Hush, tra le altre cose). E lo fa in compagnia dei Diggers (il nome è un omaggio al movimento poetico sorto nell’800 e risorto negli anni 60 ad opera di “giovinastri” che compivano atti goliardici contro la società borghese). Il disco è un concentrato di garage, punk e rock and roll, tutto amalgamato in modo divertente e trascinante. L’iniziale “Get Ready” mette subito in chiaro le cose, con il piano suonato da Marie Severine in bella evidenza. La successiva “Blue Stranger Dancer” è trascinante con il proprio inizio blues (l’armonica è suonata da Fuzz Rudi Protrudi, che ha anche cantato in “Heart Full Of Soul” ed interpretato delle parti in “Sorry, I’m A Digger”). Altri pezzi degni di nota sono “Bad Trip Blues” e la finale “Cold Turkey”. E’ comunque tutto il disco a rimanere su livelli più che discreti. L’attitudine del disco lascia presagire sfracelli in sede live. Fossi in voi non accetterei la mia sfida, ascoltatore avvisato…
Voto: 7/10
www.myspace.com/domelamuerteandthediggers

Electric69 – Electric69 (2008)
                                                                
A circa due anni di distanza dalla pubblicazione di Let’s Play Two, tornano gli Eetric69 e lo fanno con un album davvero notevole intitolato semplicemente Electric69. Il quintetto propone un sound che in alcuni momenti mi ha ricordato le cose più r’n’r dei BOC, ma anche gruppi quali Lynyrd Skynyrd (c’è sempre un alone di southern rock sulle canzoni di questo platter), Kiss e Led Zeppelin. La struttura dei brani pur essendo per lo più semplice non è mai banale, anzi è trascinante. Dovessi scegliere delle canzoni più rappresentative del disco punterei sull’iniziale “Over And Over”, “Love Reducer”, “Cherry Rolling Down The Window” (la mia preferita in assoluto) e “Nothern Swap”, tutte song capaci di evidenziare le diverse anime del gruppo (stradaiola, romantica, rude, sfrontata e malinconica). Non so cosa cerchiate in un disco di rock and roll datato 2008, ma sono certo che in Electric69 lo troverete…
Voto:7,5/10
www.electric69band.com
www.myspace.com/electric69band

Gorilla – Rock Our Soul (2007)

Strana “bestia” ‘sti Gorilla (sono geniale negli attacchi dei pezzi, lo so....) a cavallo tra Motorhead e Black Sabbath riescono a metter su un disco entusiasmante. Dov’ è la stranezza?, direte voi… nell’alternare in modo scientifico pezzi vicini alle cose di Lemmy & Co. a quelli di Iommi e compagni oscura. In particolare i pezzi dispari sembrano frutto della penna del primo e i pezzi pari di quella del secondo. Per quanto mi piacciano i Motrohead non posso non rimanere maggiormente attratto dalle canzoni di stampo sabbathiano (i Sabbath so’ i Sabbath, che ce posso fa?). “Vulture Tree”, “Preying Menace” e “Sand” mi hanno entusiasmato non poco. Certo il rock and roll marcio e sporco di “Come On Now” e “Bludd Sucker” non mi ha lasciato indifferente. In definitiva promozione piena per ‘sti tre giovinastri (in realtà, sono due giovinastri e una giovinastra, per la precisione) inglesi, che con il loro terzo album hanno raggiunto la piena maturità. Entusiasmanti!
Voto: 7,5/10
www.gorilla-world.co.uk
www.myspace.com/mygorillaspace

Les Bondage – Try To Play It (2008)

Quando leggi le note informative che accompagnano un cd tendi sempre a pensare che siano esagerate. Be’, questo non è sempre vero, e di certo non lo è nel caso di Try To Play It, terza fatica degli italiani Les Bondage. Le suddette note descrivono quest’album come una miscela esplosiva di garage, punk e psichedelia, così quando ho sentito l’iniziale “All My Friends Are Junkies” ho subito bollato il disco come garage, salvo ricredermi durante l’ascolto della successiva “Down At CGGB’S”. Mi son detto: “Ok, è un album punk”. Ma anche ‘sta volta sono stato troppo affrettato… Per farla breve, alla quinta canzone non sapevo più come diavolo etichettare questo disco! E mi sono arreso all’evidenza: il redattore delle note informative aveva maledettamente ragione! Questi Les Bondage sono tutto e di più, e lo sono in modo strafottente, senza nessuna pretesa intellettuale o esibizionista. Il disco è divertente, stralunato, ipnotico, canticchiabile e ironico dalla prima alla undicesima canzone (alla quale va aggiunta la ghost track “Fill My Live”).   Un po’ David Bowie, un po’ Ramones, un po’ chi diavolo volete, questi Les Bondage fanno di certo al caso vostro!
Voto: 7/10
http://www.myspace.com/lesbondage

Losfuocos – Revelotuion (2007)

Il rock and roll non sarà morto, come asserivano i bene informati qualche decennio fa, ma di certo ha perso con gli anni la propria carica rivoluzionaria. Non è più quel genere sporco, cattivo e politicamente scorretto che faceva inorridire i genitori. Fortunatamente, parte di quella carica è comunque giunta sino ai giorni nostri e  “portatori sani” di queste peculiarità sono i Losfuocos. Trio nato nel 2003 e con alle spalle tre Ep autoprodotti (l’omonimo del 2004, All Bands Play Losfuocos Kill  del 2005 e Peechoo Pachoo del 2006), giungono con Revolution al primo album. “Suszanne”, “Revolution”, “Honey” e “The Rock Empire”sono brani di rock ‘n’ roll selvaggio con una forte attitudine punk. Dal punto di vista stilistico i Losfuocos possono essere avvicinati a band quali Glucifer, Hardcore Superstar ed Hallacopter, a dimostrazione che è ormai il Vecchio Continente il terreno più fertile per il rock più sanguigno e senza fronzoli. Siete pronti per la rivoluzione? I Losfuocos sono lì per mostrarvi la strada.
Voto: 7/10
www.losfuocos.tk
www.myspace/losfuocos

OJM – Live In France (2008)

Quando ascolti una song degli OJM intuisci immediatamente che è stata concepita per dare il meglio di sé dal vivo. A riprova di questa sensazione giunge questo disco registrato dalla band italiana in Francia, durante il tour di supporto del proprio ultimo LP Under The Thunder. L’ultima fatica discografica è rappresentata ampiamente in questo album, infatti sono presenti  “Everything Can Be Magic”, “Give Me Your Money”, “Sixties”, “Dirty Nights” (in una versione mozzafiato) e “I Am Not An American”. Oltre alle canzoni elencate trovano spazio nel disco “To Be A Woman” e la stupenda e iperdiluita “Desert”. Ad arricchire il tutto ci sono, inoltre, la cover di “Kick Out The Jam” dei MC5 e la splendida “Montepellier Session”. Il disco è veramente bello e spacca da subito, ma sicuramente nel finale raggiunge il proprio apice dimostrando come ancor oggi si possa fare un rock sanguigno e sincero, senza dover ricorrere a chissà quali artifici. L’album in oggetto è scaricabile gratuitamente da www.godownrecords.com e da www.rockit.it, ma le sorprese non finiscono qui: per i nostalgici dei 33 giri sarà possibile prenotare il disco in formato LP (edizione limitata e nominale) con copertina cartonata e vinile colorato.
Voto: 8/10
www.ojm.it
www.myspace.com/ojmsuperock

Re Dinamite – Re Dinamite (2007)

I Re Dinamite sono un gruppo di fottuto e ignorante  rock and roll! Ecco cosa sono. Niente seghe intellettualoidi dietro questo progetto, non a caso sono bastati solo 5 giorni per registrare il disco di debutto.. La nostrana Godown Records, sempre attenta a certe sonorità, non se li è lasciati sfuggire.  Il trio è  nato nel  2005 dalle ceneri di due gruppi, i T.H.U.M.B. e i Doggie Position. Le influenze variano dai mostri del rock anni settanta, Led Zeppelin su tutti (basta ascoltare l’iniziale “It’s Not A Motorcycle”), Stooges (“Party Deluxe”),  i Black Sabbath (“Ten Euros”), alla psichedelia (“Sixtyfour”, il pezzo migliore del cd)  e il blues (“Loves Of Bacco”). Il tutto è offerto in salsa stoner. Il disco scorre via che è una bellezza, ed è difficile non rimanerne colpiti dal groove coinvolgente che il gruppo riesce a creare. Non oso immaginare cosa possa fare questo trio di Treviso dal vivo. Poi nel cd non mancano neanche le scelte strambe (a detta del gruppo dovute a motivi esoterici), per esempio, la tracklist è completamente diversa rispetto a quella riportata sul retro del digipack. Poi c’è la storia del 23, che non è solo il numero di catalogo del cd, ma è anche qualcos’altro… sta voi scoprire cosa. Io posso solo dire: valli a capire ‘sti trevigiani…
Voto: 7/10
www.myspace/redinamite

Underdogs – Ready To Burn (2007 Godown Rec)

I più attenti di voi alle questioni riguardanti l’ambiente saranno certamente al corrente che l’Italia è un Paese a forte rischio desertificazione. Questa di certo non è una cosa buona (la desertificazione, non l’esserne a conoscenza. Che avete capito!?). I più attenti di voi alle sorti della scena rock italiana sapranno certamente che l’Italia è un Paese a forte rischio desertificazione. Questo di certo è una cosa buona. A contribuire  notevolmente al global worming musicale dello Stivale, con le proprie emissioni sottoforma di dischetti di silicio,  è la Godown Records. Ready To Burn è l’ultimo “scempio” all’ambiente dell’etichetta nostrana. Le dieci canzoni che compongono Ready To Burn sono ricoperte di sabbia, e quà e là tra le piante di cactus spuntano le stelle marine delle spiagge nostrane. Kyuss, Fu-Manchu, primi QOTSA sono le influenze palesi; il rock anni 60-70 di band quali MC5, The Stooges, Blue Cheer, Black Sabbath e Pentagram sono quelle meno evidenti. “Wise Guys”, “Fuckcoverband” e  “Fobidden Sound” sono veri e propri mattoni di sabbia (se avete visto il film La Bibbia, sapete di che sto parlando) scagliati contro le vostre orecchie. Notevole l’artwork psichedelico e dai colori caldi. Grande esordio non c’è che dire! Be’, io vado a farmi una doccia, tutta ‘sta sabbia…
Voto: 7,5/10
www.underdogsweb.com
www.myspace.com/underdogstown

g.f.cassatella

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www.godownrecords.com
www.myspace.com/godownrecords


   
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