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STORIA DEL DOOM 1969 - 1980
A cura di: STEFANO DE VITO
Quando tutto sembra normale, quando tutto sembra che vada bene, quando tutto sembra correre nella giusta direzione, ecco che spunta sempre il piccolo e minuscolo punto negativo. Non va per niente bene, nulla è come sembra. La terra è infestata ogni giorno dalle guerre più atroci e cruente e ogni giorno c’è sempre qualcuno che viene ammazzato.
L’ anormalità, l’indifferenza, il proseguire una vita convincendosi che questo che abbiamo dinanzi agli occhi è la realtà, ha fatto nascere il DOOM.
Qual è la spiegazione logica del “far spaventare con la musica” oppure di suonare pezzi strumentali lunghi un’ora monocorda, se tutto va bene?
Il Doom è uno stato d’animo, una conoscenza retrospettiva e oscura del nostro subconscio. Chi suona Doom lo cerca in ogni nota, chi ascolta Doom lo cerca nell’atmosfera catatonica.
GLI ALBORI
Come si fa a designare un premio al primo inventore degli stuzzicadenti? Probabilmente c’è chi ha iniziato con una chiave in mezzo alle gengive oppure con un pezzo di ferro appuntito ma in entrambi i tentativi, il succo della questione è sempre lo stesso: eliminare lo schifo che si ha in mezzo ai denti!E chi aveva le scatole strapiene degli schifosi testi amorosi che aleggiavano nelle città del nostro continente negli anni ‘60 oppure, chi era povero e ne aveva abbastanza del potere degli straricchi, chi vedeva morire i proprio familiari senza cure mediche adeguate a favore solo ed esclusivamente di una classe sociale? Quanta voglia aveva di ascoltare i Beatles o Elvis Preasly, con quelle faccette sorridenti? Nessuna.
Proprio qui nacquero nomi come Coven, Black Widow, Black Sabbath. Chiedete ad Ozzy Osbourne, Tony Iommi, Geezer Butler e Bill Ward come si viveva nel periodo in cui si conobbero prima di creare i Black Sabbath, e rimarrete di stucco. Si stentava a campare, mangiare e vestire…secondo voi quanta voglia c’era di vedere tanta gente allegra, ricca e spensierata?
Ma andiamo per gradi.
Riproporremo le prime idee di ogni band, analizzando il loro primo passo nel mondo Doom, che sarà per noi un tassello fondamentale per ricostruire il nostro PuzzleDoom!
COVEN
voice Jinx Dawson
bass Oz Osborne
drum Steve Ross
La risposta è no! Il bassista non è il famoso Ozzy Osbourne cantante del Black Sabbath!
Jinx Dawson, Oz Osborne e Steve Ross formano i Coven a Chicago nel 1960. Jinx Dawson nativa of Indianapolis iniziò gli studi dell’opera e dell’occulto verso la fine degli anni ’60 e assieme al resto della band, decisero di firmare per la Mercury Records, con la quale fecero il loro primo album, “Witchcraft Destroys Minds and Reaps Souls ” nel 1969. Il primo passo verso la strana sensazione che si andasse lontano dal pop psichedelico, con varie melodie oscure e maligne. Con "The White Witch of Rose Hall" (basata sulla storia di Annie Palmer), "For Unlawful Carnal Knowledge", e "Dignitaries of Hell”, sicuramente capiamo dai titoli che non si parla certo di cose piacevoli e se concludiamo il tutto con "Satanic Mass” circa 13 minuti di coretti demoniaci simil evocativi, allora siamo proprio intenzionati a comprendere il primo piccolo passo del doom. Forse Jinx Dawson era talmente ossessionata dal teatro (altra forma d’arte come la musica) che non si accorgeva di cantare e allora…continuava a recitare gli oscuri passaggi di un opera maledetta.
Come ogni forma d’arte, anche questo tipo di musica ha dovuto guerreggiare con non poche battaglie. Si viveva in un epoca di benpensanti che censurò subito il disco e la Mercury fu costretta a ritirarlo. Suonano sino al 1974 con 3 album all’attivo dopodiché, la cantante continuerà la sua passione per il teatro e Oz e Steve rallentano la loro corsa con i Coven. Solo nel 2007 a distanza di 33 anni, la band decide di ritornare in studio.
DISCOGRAFIA:
- Witchcraft Destroys Minds And Reaps Souls (1969)
- Coven (1972)
- Blood On The Snow (1974)
Il disco: Witchcraft Destroys Minds And Reaps Souls (1969)
Questo lavoro comincia proprio con un brano chiamato “Black Sabbath”. Un nome che la dice lunga sulla decorrenza della nostra storia. Segno premonitore di cosa accadrà nelle successive decadi musicali, se aggiungiamo anche gli inneggiamenti al demonio e componenti esoteriche lungo tutte le tracce. Se non ci fosse stato il rock’n’roll a ritmarle, probabilmente sarebbe stata etichettata come messa nera. Le tinte oscure sono capaci di fare accapponare la pelle anche in una semi-ballad come “Coven in Charing Cross”. Che ne pensate di “Pact With Lucifer”, dalle evocative sensazioni del morboso incedere di una melodia tetra? Persino la più rapida “Wicked Woman” non molla un attimo la linea maligna intrapresa; concludiamo con l’ultima traccia del disco “Black Mass” della durata di 13 minuti e 20 secondi, una intera messa nera. C’è da rabbrividire non tanto per il contenuto, quanto per il segno premonitore che questo disco ha gettato nella storia della musica.
BLACK WIDOW
voice Kay Garrett
guitar, voice armonic Kip Trevor
piano, organo Jess "Zoot" Taylor
guitar, voice Jim Gannon
saxophone, flute Clive Jones
bass Bob Bond
drum Clive Box
Ancor prima del nome Black Widow, nel 1966 nacquero i Pesky Gee che pubblicarono un album “Eclamation Mark” nel 1969, con la line-up succitata. Il disco aveva tendenze chiaramente blues ma fu proprio con l’uscita di Kay Garrett dalla line-up, che i rimanenti membri fondarono nel 1970 i Black Widow con il loro primo lavoro “Sacrifice”. Quest’ultimo è sicuramente un altro tassello per la costruzione del Doom, data la presenza di tematiche dedite al mondo dell’occulto. I successivi album, presero un’altra direzione artistica, con componenti rock in stile seventhy’s.
DISCOGRAFIA:
- Sacrifice (1970)
- Black Widow (1971)
- Black Widow III (1972)
- Black Widow IV (1997)
Il disco: Sacrifice (1970)
La peculiarità che contraddistingue questa band, da tutte quelle che verranno, è la presenza di vari strumenti atipici per il Doom moderno come sax o flauto. L’utilizzo dell’hammond, quasi snobbato nel contemporaneo mondo della musica, ha invece influito e non poco sul sound dei Black Widow. Si veda la prima “In Ancient Days” per assaporare la malsana intrecciatura degli strumenti suddetti, trovandosi a contatto con un sound differente dal rock dei ’70. L’evocatività dell’intero lavoro trova le parti più cadenzate, quasi orchestrali in “Conjuration”; si comprende che siamo anni luce lontani dai riffoni dell’heavy metal ma c’è quella vena creativa e simil-psychedelica che devia nei baratri della mente umana. Dopo questo album, i Black Widow non riusciranno mai più a ripetersi e sprofonderanno nell’indifferenza totale ma, senza volerlo, hanno regalato al mondo un capolavoro di straordinario gusto oscuro. C’è da segnalare la presenza delle varie sperimentazioni improvvisate (blues e jazz) che hanno contraddistinto in quegli anni la maggior parte delle band rock.
BLACK SABBATH
voice John Michael "Ozzy" Osbourne
voice Ian Gillan
voice Ronnie James Dio
voice Glenn Hughes
voice Tony Martin
guitar Frank Anthony "Tony" Iommi
bass Terence "Geezer" Butler
bass Neil Murray
bass Dave Spitz
bass Bob Daisley
keyboard Geoff Nicholls
keyboard Don Airey
drum William "Bill" Ward
drum Eric Singer
drum Vinnie Appice
drum Cozy Powell
drum Bev Bevan
Nati verso la fine degli anni '60 a Birmingham in Inghilterra , il gruppo suonava agli albori un blues-rock con il nome di Polka Tulk Blues Band e dopo trasformato in Earth, con un demo all’attivo datato 1968 "A song for Jim". Geezer Butler, appassionato dei romanzi di magia nera di Dennis Wheatley, un giorno scrisse una canzone sull'occulto dal titolo “Black Sabbath”, ispirandosi al film horror italiano del 1963 "I tre volti della paura" (Black Sabbath tradotto nell'edizione inglese) di Mario Bava. Il risultato è ancora ai giorni nostri, uno dei brani più angoscianti e oscuri. Pioggia in sottofondo e campane a morto a scandire un introduzione pesante e nettamente sottolineata dal colpo di un crash. Come se non bastasse, nell’omonimo primo album che conteneva questo brano, c’è un altro pezzo dalle tematiche occulte dal nome N.I.B. (Nativity in Black) che suscitò dissapori forti tra la gente.
Etichettarono subito i quattro come satanisti e l’opinione pubblica non faceva che tediare la band con false dichiarazioni. A distanza di anni, i componenti ammisero di aver fatto uso di sostanze stupefacenti come quasi tutti i musicisti del tempo che suonavano pop, rock, blues, jazz, ma con il satanismo, non hanno mai avuto a che fare. Certamente la loro situazione non faceva che contribuire al loro fascino evocativo dell’occulto e successivamente composero brani che rimarranno nella storia della musica. “War Pigs” brano contro la guerra, “Iron Man” dalle liriche fantascientifiche, “Sweet Leaf” inno alle canne e tantissimi altri che prenderebbero l’intero volume della storia del Doom. Tony Iommi è riuscito con i suoi riff a creare delle atmosfere uniche, immaginifiche e oscure come nessun altro chitarrista. Geezer Butler e Bill Ward, sono stati capaci di creare delle basi ritmiche da far accapponare la pelle. Un vero e proprio monolite della musica. Dopo la dipartita di Ozzy, Tony continuò a portare il nome dei Black Sabbath e anche se propriamente, i brani presero un’andatura più hard-rock, lui riuscì ad inserire delle note e dei pezzi Doom, anche in questi lavori. Si ascolti la stupenda “Eternal Idol” dall’omonimo album, “Sign of The Southern Cross” da Mob Rules oppure “ZeroThe Hero” di Born Again o “Seventh Star” di Seventh Star. Guarda caso, quattro album suonati con i migliori cantanti di sempre (in ordine di arrivo): Ronnie James Dio, Ian Gillan, Tony Martin e Gleen Huges.
DISCOGRAFIA:
- Black Sabbath (1969)
- Paranoid (1970)
- Master Of Reality (1971)
- Volume 4 (1972)
- Sabbath Bloody Sabbath (1973)
- Sabotage (1975)
- Technical Ecstasy (1976)
- Never Say Die! (1978)
- Heaven And Hell (1980)
- Mob Rules (1981)
- Born Again (1983)
- Seventh Star (1986)
- The Eternal Idol (1987)
- Headless Cross (1989)
- Tyr (1990)
- Dehumanizer (1992)
- Cross Purposes (1994)
- Forbidden (1995)
- Masters Of Misery (1997)
- Reunion (1998)
- The Dio Years (2007)
Il disco: Black Sabbath (1970)
Apertura con pioggia in sottofondo e tuoni...tetro e angosciante inizio di un’avventura oscura. Il Doom ha preso finalmente forma con questi riff lenti e pesanti proposti nella titletrack. Non di meno la stupenda “N.I.B.” dal testo malefico e dal bridge oscuro. Un passo fondamentale per calarsi nella profondità del nero. La cadenzata “The Wizard” descrive uno stregone avanzare lungo le sue perverse strade mentre “The Warning” e “Wicked World”, chiudono l’album regalando una profondità unica e malinconia allo stato puro.
PAUL CHAIN
Un Genio. Non ci sono parole per definire questo polistrumentista autodidatta italiano, (al secolo Paolo Catena) che ha saputo donare grazie alle sue improvvisazioni e ai suoi album, una profondità ed una oscurità mai vista. Delle tracce introspettive capaci di sondare sino all’imperscrutabile nefandezza dell’animo umano. Fonda assieme a Steve Sylvester i Death SS nel 1977, e porterà per più di sette anni in giro per l’Italia, la grande scenografia della band, in un paese privo di location per quest’ultima. Si allontana nel 1984 dai DeathSS, per lavorare ad un suo progetto creato nel 1979, i Paul Chain Violet Theatre. Questo nome che lo accompagnerà per i primi quattro dischi, ha dato alla luce delle perle di straordinaria improvvisazione e profondità, tra le quali “Detaching From Satan” del 1984.
DISCOGRAFIA:
- Detaching From Satan (1984)
- In The Darkness (1986)
- Picture Disc (1986)
- Opera 4th (1987)
- King of The Dream (1987)
- Ash (1987)
- Violet Art of Improvisation (1989)
- Mirror (1989)
- Life and Death (1989)
- Opera 10th - The World of The End (1990)
- Les Temps du Grand Frere (1991)
- Whited Sepulchres (1991)
- Red Light (1993)
- In Concert (1993)
- Sangue (1993)
- Dies Irae (1994)
- Alkahest (1995)
- Yellow Acid/Needful (1996)
- Eminsphere (1996)
- Mirror (rarities) (1997)
- Glove And Sun (1998)
- Official Live Bootleg (1999)
- Solitude Man (2000)
- Full Moon Improvisation (2001)
- Sign From Space (2001)
- Master of All Times (2001)
- Container 47 (2001)
- Sanctuary Eve (2002)
- Park of Reason (2002)
- Relative Tapes (2002)
- Split cd Paul Chain/Joar (2002)
Il disco: Detaching From Satan (1984)
Con questo Ep di quattro tracce, Paul Chain si distacca dalla vena puramente orrorifica dei DeathSS e intraprende la sua strada fatta anche di idee oscure e introspettive. 4 tracce “Occultism”, “Armageddon”, “Voyage to Hell”, “17 Day” capisaldi del Doom mondiale. Nessuno se ne accorse in Italia, forse perchè i media tendevano a far divagare con la mente verso nazioni irraggiungibili, facendo sognare le persone che “Il meglio”, era fuori dalla nostra portata ed invece…noi l’abbiamo avuto in casa senza attribuirgli i giusti meriti. Le idee pesanti e oscure contornate da un sound immaginifico che solo Paul Chain ha saputo donare, sia in questo Ep che nei successivi, è senza tempo.
TROUBLE
voice Eric Wagner
guitar Bruce Franklin
guitar Rick Wartell
bass Sean McAllister
drum Jeff Olson
drum Dennis Lesh
drum Ted Kirkpatrick
Gli americani Trouble, nati nel 1979, pubblicarono dapprima una serie di demo votate verso un sound ‘70ies cupo, e successivamente, il loro primo lavoro nel 1984 intitolato Psalm 9. Le sonorità espresse dalla band sono cupe e pesanti anche nelle prime demo rilasciate con l’etichetta Midwest; successivamente, dal debutto discografico sino al terzo album “Run to The Light”, firmarono un contratto con la Metal Blade sino a quando non intervenne Rick Rubin, con la sua Def American Records, il quale diede nuova linfa alla band, concependo “Trouble” nel 1990, il disco omonimo scivolato verso la psichedelica oscura.
DISCOGRAFIA:
- Psalm 9 (1984)
- The Skull (1985)
- Run to the Light (1987)
- Trouble (1990)
- Manic Frustration (1992)
- Plastic Green Head (1995)
- Simple Mind Condition (2007)
Il disco: Psalm 9 (1984)
Prima del loro esordio discografico, i Trouble si cimentarono nel ricreare delle atmosfere sabbathiane con alcuni demo. Il salto di qualità avvenne con “Paslm 9”, perché riuscirono nell’intento di creare una commistione tra la pesantezza dei riff e l’hard rock. Mai come l’apertura con “The Tempter” può descrivere ciò che si ascolterà nei minuti a seguire. Ascoltando questo brano, si può comprendere come le band che seguiranno la scia del Doom (esempio i Candlemass), si portino lo strascico della band a stelle e strisce. “Assasin”è un brano rock’n’roll oriented, che si fionda verso l’evocativa “Victim of The Insane”. I Savatage con il disco d’esordio “Sirens” del 1983 hanno insegnato molto…i Trouble si affacciano a quelle sonorità ed inseriscono riff pesanti e torvi nel calderone, creando un alchimia magica e misteriosa. L’accostamento di più chitarre per un riff, verrà utilizzato molto spesso nel Doom moderno e prende piede proprio da questo album: si veda a tal proposito “Revelation” e la titletrack. Un caposaldo.
SAINT VITUS
voice Scott Reagers
guitar Dave Chandler
guitar, voice Scott "Wino" Weinrich
bass Mark Adams
drum Armando Costa
Nel lontano 1979 a Los Angeles, quattro ragazzotti, Scott Reagers, Dave Chandler, Mark Adams e Armando Costa, formano i Tyrant. Un po’ per le influenze sabbathiane del disco Volume 4, con il brano Saint Vitus Dance e un po’ per la storia cristiana che vede il nome del martire in San Vito, la band decide di cambiare il nome in Saint Vitus. Nel 1984 i Saint Vitus esordiscono con il loro primo album omonimo, dalle forti connotazioni malinconiche e slow. L’anno dopo è la volta di “Hallow's Victim” e nel 1986 giunge una perla nella band: l'ingresso in line-up di Scott "Wino" Weinrich singer-chitarrista degli The Obsessed. Con questo musicista nel 1987 la band da alle stampe “Born Too Late” capolavoro della band ed indiscusso monolite dell’ intera scena Doom mondiale. Si susseguono “Mournful Cries” del 1988 e “V” del 1990. Successivamente a questi lavori ci sarà la dipartita di Scott Weinrich e solo nel 1993 i Saint Vitus ritorneranno con C.O.D. (Children of Doom) e Die Healing del 1995 con il ritorno in line-up del singer Scott Reagers. Si sciolgono proprio sul finire dello stesso anno.
DISCOGRAFIA:
Saint Vitus (1984)
Hallow's Victim (1985)
Born Too Late (1987)
Mournful Cries (1988)
V (1990)
Children of Doom (1993)
Die Healing (1995)
Il disco: Saint Vitus (1984)
Tempi rallentati e pesanti come macigni, spiazzanti assoli contorti sono il piatto servito in quasi 36 minuti di musica dai Saint Vitus. I predecessori dei tempi ultra-slow sono quì, in questo album, a presentarsi come cantori del malinconico e profondo Doom. La titletrack apre le porte al salto tenebroso che si stà per affrontare; bisogna dire che le parti rock-oriented fanno sembrare l’album opera di uno psicopatico che associa lento e veloce in un unica canzone. Uno dei capolavori del Doom. La produzione è scarna e grezza ed esalta questi cinque brani che formano la base del sound personale e cupo. Sino a “Burial at Sea” ci si accorge delle innovazioni che questa band ha portato nelle epoche moderne, non solo nel Doom, ma anche in altri ambiti.
PENTAGRAM
voce Bobby Liebling
guitar Kelly Charmichael
guitar Vincent McAllister
guitar Randy Palmer
guitar Marty Iverson
guitar Richard Kuhet
guitar Paul Trowbridge
guitar Victor Griffin
guitar Greg Reeder
guitar Teddy Feldman
bass Vincent McAllister
bass Martin Swaney
bass Greg Mayne
bass Vance Bokis
bass Lee Abney
bass Greg Turley
bass Ned Malone
drum Stuart Rose
drum Geoff O'Keefe
drum Steve Martin
drum John Ossea
drum Gary Isom
drum Joe Asselvander
Molto tribolata la vicenda di questa band statunitense che prese forma nel lontano 1970, con il nome di Stone Bunny. La prima formazione era così composta: Bobby Liebling alla voce, John Jennings alle chitarre, Greg Mayne al basso e Geoff O'Keefe dietro le pelli. Sin da subito si poteva comprendere la labilità di alcuni componenti, infatti John Jennings abbandonò subito la band assieme a Greg Mayne. Nel 1971 entrarono a far parte Vincent McAllister al basso e Steve Martin alla batteria con il passaggio di Geoff O'Keefe alle chitarre, formando per la prima volta la line-up col nome Pentagram. Steve Martin lasciò subito la band e John Jennings ritornò alle chitarre con il conseguente ricambio di Geoff O'Keefe dietro le pelli. Vincent McAllister passo alle chitarre e tornò Greg Mayne al basso. (Stò per impazzire!!!nda). FINALMENTE la prima demo intitolata “Be Forwarned/Lazy Lady” dedita ad un sound rock settantiniano in stile Blue Cheer. Accostarono subito il nome della band al satanismo e il demo in questione uscì con un altro nome dato alla band: Macabre. Nel 1976 la band si sciolse e lasciarono solo l’unico che non abbandonò mai la barca, Bobby Liebling. Solo nel 1978 con l’incontro tra Bobby e Joe Hasselvander, si ritornò a parlare di Pentagram, dando alle stampe il demo “Livin in A Rams'Head/When the Screams Come”. Hasselvander fece entrare Victor Griffin alle chitarre e Martin Swaney al basso per comporre l’esordio discografico della band. Il disco omonimo del 1985. Un lavoro plumbeo e atmosfericamente esoterico con tinte hard rock. L’odissea dei Pentagram è appena cominciata…
DISCOGRAFIA:
Pentagram (1985)
Day of Reckoning (1987)
Be Forewarned (1994)
Review your Choises (1999)
Sub-Basement (2001)
A Keg Full of Dynamite (2003)
Show'em How (2004)
Il disco: Pentagram (1985)
L’opener è affidata a “Death Row”, potente e incisiva con un riff ipnotico; si entra nel vortice della pazzia appena Bobby Liebling inizia a cantare. Un vortice oscuro in stile doom’n’roll che contraddistinguerà band come Cathedral. Si prosegue con la cadenzata “All Your Sin” dalle tinte slowly e si ritorna a rockeggiare con “Sign of The Wolf”. Un turbinio di emozioni sino alla titletrack che spazia tra riff veloci e oscure melodie. In questi full-lenght si amalgama alla perfezione la scia hard-rock con la componete Doom e, probabilmente rimarrà uno dei dischi dove questa eterogeneità tra i due generi, si amalgamerà meglio. Chiude “Buck Spin”, brano in pieno stile Black Sabbath.
CANDLEMASS
voice Robert Lowe
voice Messiah Marcolin
voice Johan Lanquist
voice Tomas Vikström
voice Bjorn Flödkvist
guitar Mats Mappe Björkman
guitar Lasse Johansson
guitar Mats Ståhl
guitar Michael Amott
guitar Klas Bergwall
guitar Mike Wead
guitar Ulf Edelund
guitar Patrik Instedt
bass Leif Edling
keyboard Carl Westholm
drum Matz Ekström
drum Jejo Perkovic
drum Ian Haugland
drum Jan Lindh
Leif Edling ha fondato i Candlemass e nel 1986 assieme a Johan Lanquist alla voce, Mats Mappe Björkman e Lasse Johansson alle chitarre, Matz Ekstrom alla batteria realizzò il primo album, “Epicus Doomicus Metallicus”, un caposaldo della scena Doom. Successivamente uscì “Nightfall” del 1987, un capolavoro contenente perle di rara entità, espresse al meglio grazie all'arrivo del cantante Messiah Marcolin, un incantatore dalla voce immaginifica. Seguono “Ancient Dreams” (1988) e “Tales Of Creation” (1989). La voce dai tratti leggermente lirici del cantante si sposa ottimamente con le trame melodiche oscure e cadenzate della band. Il singer cede il posto successivamente ad altri cantanti per tornare solo nel 2005 con un favoloso come-back, il disco omonimo. Si allontana nuovamente e viene assoldato Robert Lowe (Solitude Aeternus) per “King of the Grey Islands”.
DISCOGRAFIA:
Epicus Doomicus Metallicus (1986)
Nightfall (1987)
Ancient Dreams (1988)
Tales of Creation (1989)
Live (live) (1990)
Chapter VI (1992)
Dactylis Glomerata (1998)
From the 13th Sun (1999)
Doomed for Live - Reunion 2003 (doppio CD live) (2003)
Candlemass (2005)
King of the Grey Islands (2007)
Il disco: Epicus Doomicus Metallicus (1986)
“I'm sitting here alone in darkness, waiting to be free, Lonely and forlorn I'm crying. I long for my time to come, death means just life. Please let me die in solitude...” L’introduzione a “Solitude” quì riportata, è un vero e proprio inno al Doom. Questo brano incute solitudine e sofferenza anche a chi lo ha ascoltato più di una volta. 6 brani pieni di oscuri presagi e malinconia, con riff serrati in palm-mute come “Black Stone Wielder” o ritornelli cupi e cadenzati in “Crystal Ball”. Un opera lirica del Doom metal. Johan Lanquist il cantante, scomparirà dalle scene musicali dopo questa perla di rara bellezza ma solo con questo album, si consacrerà per aver ideato assieme agli altri componenti, un’opera d’arte a tutti gli effetti. Brani indimenticabili come “Demons Gate” o “Under The Oak” sono con le loro strutture tenebrose, dei veri e propri contenitori dell’oscurità in stile slow.
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