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“Batman, il cavaliere oscuro” di Frank Miller

La mia difficoltà maggiore sta nel descrivere quanto provato leggendo questa storia. Complicato da spiegare senza narrare tutta la storia, per questo cercherò di farlo senza rovinarvi la sorpresa.

Eppure mai mi è stato più chiaro perchè questo fumetto è tra i fautori del Rinascimento del genere supereroistico; i capitoli stessi evolvono come il personaggio che dall’eroe sorridente dal cappuccio con le orecchie puntute e mantello neri al vigilante mosso da ricordi e ossessioni personali, sanguigno e sanguinante. Anche il disegno evolve (ammettiamolo,come in Ronin non è eccezionale) migliora verso gli ultimi due capitoli anche se siamo distanti da quel bianco e nero totali di Sin City e personalmente trovo che il colore sia terribile (caratteristica di non pochi fumetti dell'epoca) anche più dei disegni che ci sono all'inizio.

Wayne ha tentato di soffocare Batman (per vent'anni!) qualcuno è morto e la maschera ha preso il sopravvento sull'identità vera. Il mondo scricchiola pericolosamente come i sensi di colpa di Wayne/Batman ma i suoi rancori, le sue ossessioni non gli danno pace ed esploderanno proprio a causa di quel mondo ottuso e violento da cui si è ritirato. Batman non può essere soffocato così come non può essere soffocata la pazzia dolente di Harvey Dent anche se non è contro di lui che si abbatte la giustizia inesorabile dell'Uomo Pipistrello.

Su questo mondo, su questa Gotham dalla calura afosa e inquinante, da tempo è calata la demenza incarnata dai politici, dai governati, rinfocolata dai presentatori tv ed i loro talk-show deliranti, incuranti delle pecore che loro stessi hanno allevato coi loro sentimenti da operetta.

Più pericolosa del Joker che viene ospitato proprio in una di queste trasmissioni dove raggiungerà una sorta di record personale di omicidi (di massa ed in diretta), calmo e luciferino nella sua follia assassina, "cool"come una vera star (ben lontano da quella scheggia anarchica e impazzita che ci ha regalato il cinema), titanico nel suo Male sino all'estremo sacrificio, a suo modo anch'egli ossessionato da qualcuno.

La tv è sempre presente, perennemente, quasi dà il ritmo alla storia stessa, frammentando le tavole in vignette piccole ed ansiogene, perchè non c'è quasi mai modo di respirare normalmente nelle pagine di Miller, non c'è modo di riposarsi tranne in un paio di pagine dove appare Superman.
Personalmente trovo odioso il Superman in queste pagine, non per l'essersi arreso ma per il come, lo è per la sua meschinità.

E forse la genialata di Miller sta proprio nel come vengono usati Superman e Batman nell'ultima parte del libro.
L'Uomo d'Acciaio si è messo al servizio del Governo , del Presidente (un Regan decisamente rincoglionito) pur di continuare a mantenere un suo ruolo di Salvatore, non è più degno di essere chiamato Superman ma, come fanno i militari, Kent: Batman si cura sempre di non coinvolgere vittime innocenti nelle sue azioni contro il crimine, mentre il Kriptoniano, nella pretesa di "salvare delle vite" partecipa ad azioni -militari- in cui ne muoiono. Quello che si rivela negli ultimi due capitoli della storia, è un mondo al fine privo di supereroi, Batman infondo lavora in clandestinità e Superman ufficialmente non esiste, sembra incredibile (ed è qua che sta la sopresa finale) ma il conflitto finale non si svolgerà contro l'ennesimo folle scappato da Arkham ma proprio tra questi due.

Ormai siamo sull'orlo della catastrofe guerrafondaia tra un talk show e l'altro, Batman lo sa, conosce la demenza che lo circonda e le sue cause, la sua ossessiva crociata lo tiene in vita oltre ogni ragione apparente, ogni volta si rialza; le pecore sono impazzite, più pericolose di un Joker sguizagliato per audience o di un Dent giocattolo da esibire per la notorietà e nel momento della tenebra più buia Batman scende e sceglie i seguaci, dà loro un indirizzo, uno scopo, semina poi si avvia per la battaglia finale, c'è bisogno di un sacrificio perchè i semi della speranza germogliano.

La Fine è titanica, in diretta televisiva, non serve a sconfiggere il Male di turno ma a trascinare Superman -troppo in alto per stare tra gli uomini- sulla terra, per fargli provare cos'è essere un uomo, cos'è il dolore, la sconfitta e persino la morte. Perchè torni tra gli uomini e alla sua missione.
Occorre, come nei miti più antichi, la morte perchè rinasca la vita, i seguaci sono stati istruiti, la via tracciata eppure...le notizie sulla mia morte sono state esagerate.



Isapaper

Batman, il Cavaliere Oscuro
I Classici del fumetto di Repubblica, serie Oro 23
Sceneggiatura e disegni di Frank Miller
Pagine 208
Edizioni: Gruppo Editoriale L'Espresso

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