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Il mio mitra è una chitarra (Stefano Pisani e Alex Galbero – Del Miglio Editore, 2017)

Su queste colonne abbiamo parlato spesso degli Ex, band veronese dedita a un rock sanguigno e riottoso. Oggi ritroviamo il cantante del combo veneto, Stefano Pisani, in una veste nuova, quella di scrittore. Con lui, a dar man forte nelle vesti di illustratore, Alex Galbero, che i più smanettoni di voiconoscerannoper le strisce pubblicate periodicamente sulla pagina FaceBook de L’incazzatoman. La trama è un noir metropolitano, che si tramuta in una sorta di road-story, per concludersi come un western. Una vicenda rock and roll sino all’osso, non solo per l’immaginaria colonna sonora che accompagna gli accadimenti (e riepilogata in appendice), ma per lo svilupparsi delle avventure dei protagonisti. Appunto, i protagonisti, degli squilibrati rocker che, come da tradizione, si affacciano al mondo nei panni dei perdenti. Gran parte delle cose che capitano nelle quasi duecento pagine al Tempio Elettrico – il nome reale del gruppo, che però varia di serata in serata – le avrete vissute sulla vostra pelle, inutile dire che questo vi farà provare un modo di solidarietà nei confronti di Caele, Matita, Birro, Jesus e Kali.
Lo stile asciutto e ironico di Pisani mi ha ricordato quello di Sandrone Dazieri, nel suo prendersi quasi mai sul serio.
Nella penna del’ex voce degli Spitfirec’è anche una propensione alla poesia che manca al creatore del Gorilla. Ed è proprio negli squarci più poetici che si infila Galbero con la sua matita, andando a dar forma al vissuto dei singoli personaggi. Questa fusione tra testo e fumetto si sviluppa soprattutto nella prima parte del romanzo, nella seconda Alex si limita a delle fugaci apparizioni nelle illustrazioni. Ed è un peccato, perché se è vero che le parti disegnate spezzano un po’ il ritmo della lettura nella prima metà della storia, è anche vero che la coda de Il Mio Mitra È Una Chitarra diviene meno affascinate, anche se la narrazione raggiunge il suo climax. Difficile non ritrovarsi a fare il tifo per questi ragazzi, anche nei momenti in cui non si comportano da anime pie.
Perché il mondo descritto da Pisani è squallido, ed è fatto di droga, malavita ed è dominato dalla legge del più forte. I Tempio Elettrico si adeguano, pur seguendo la propria morale fatta più che altro di valori della strada, cercando prima di sopravvivere e poi, magari, anche vivere. Il tutto in un gioco di citazioni rock, sin dal titolo che parafrasa quel “Il mio mitra è un contrabbasso” tratto da ‘Gioia e Rivoluzione’ degli Area. Consiglio la lettura di quest’opera a tutti perché è un’esperienza dalle svariate sfaccettature: allegre, tristi, ludiche, musicali, ma, soprattutto, perché è scritta da uno di noi per quelli come noi.

Gli autori

Stefano Pisani, classe 1964, due passioni: libri e musica. Lavora in biblioteca; suona metal dal 1982 con gli storici Spitfire, e combat rock dal 1999 con gli Ex. Ha pubblicato Nel silenzio – Cronache dalla città che dorme (Bonaccorso, 2009); il racconto Fino all’ultima goccia di sangue, in cui compaiono per la prima volta i protagonisti di questo libro, è stato pubblicato in 33 racconti rock (QuiEdit, 2014). Questo è il suo primo romanzo.
Alex Galbero si dedica sia al disegno che alla sceneggiatura. Nel campo fumettistico ha già realizzato illustrazioni per Delmiglio editore e per il volume The Locals di Cyrano Comics; ha una sua strip comica, L’incazzatoman, pubblicata quotidianamente su Facebook e raccolta in volume autoprodotto. Dal 2015 è membro dell’associazione culturale Cyrano Comics.

Titolo: Il Mio Mitra È Una Chitarra
Autori: Stefano Pisani e Alex Galbero
Pagine: 400
Editore: Del Miglio Editore
ISBN: 978–88–85521–04-9

Prezzo: 18,00 Euro
Contatti:

FaceBook: https://www.facebook.com/il.mio.mitra.e.una.chitarra/

L’intervista

Ciao Stefano, come è nato Il Mio Mitra È Una Chitarra?

Dopo che sono riuscito a pubblicare un paio di raccolte di racconti scritti negli anni '80 e '90, era venuto il momento di chiudere quella fase più onirica e psichedelica, per dedicarmi a qualcosa che fosse più legato alla realtà. Una realtà che secondo me ormai non doveva più essere aggirata con racconti fantastici, ma presa di petto nella sua crudezza. Quindi ho cominciato a raccogliere appunti e a fissare pensieri con l'intenzione di raccontare qualcos'altro, qualcosa di più personale, che riflettesse maggiormente quello che sono e quello che penso. Ma per anni sono mancati il tempo e la voglia di lavorare su questo materiale, perché quasi tutte le mie energie le ho sempre dedicate alla musica. Poi è successo che l'amico Gianni Della Cioppa, noto scrittore di musica e non solo (oltre che attivo sostenitore del rock e di tutte le band che lo suonano) mi ha convinto a dare il mio contributo a “33 racconti rock”, un libro pubblicato da QuiEdit nel 2014; così ho scritto il racconto “Fino all'ultima goccia di sangue”, dove per la prima volta compaiono i personaggi del romanzo. È stato un po' il giro di boa: mi ci sono divertito e così con calma ho cominciato finalmente a organizzare tutti i frammenti di storie che avevo per le mani. E non appena ho avuto un po' di tempo, complici anche alcune nuove idee che hanno sbloccato il problema di come rappresentare tutte queste storie in una struttura unitaria, ho cominciato a scrivere e non mi sono fermato più.

Quanto c’è di autobiografico in quello che hai scritto?
Il fatto che la maggior parte degli avvenimenti raccontati nel romanzo siano miei ricordi (vicende vissute personalmente, ma anche situazioni di cui sono stato testimone o che hanno coinvolto amici) rivela quanto volessi raccontare cose vere, situazioni che non mi costringessero a dover cercare il sapore giusto per conferire veridicità.
E poi alla mia età si cominciano a fare i conti; appartengo a una di quelle generazioni che ha vissuto sulla propria pelle grandi cambiamenti sociali, tecnologici; che si è trovata più volte ad affrontare veloci cambi di prospettiva. Non volevo dimenticarmi di tanti ricordi e pensieri che, altrimenti, ti visitano di tanto in tanto, veloci come lampi, per poi scomparire di nuovo nei recessi della mente, magari per sempre.
Avevo anche l'opportunità di raccontare anche la mia esperienza musicale, condivisa sempre con altri compagni di viaggio, aggiungendo così un nuovo aspetto alla mia vita dedicata al rock, alla musica.
Così ho cercato di raccontare una storia più ampia, di creare più tensioni, di trasfigurare i ricordi in un procedere come da film. Insomma ho dato una bella rimescolata al tutto, ed ecco “Il mio mitra è una chitarra”.

In fase progettuale avevi già immaginato una commistione testo-fumetto o l’idea è subentrata in un secondo momento?
Immaginandomi le vicende del libro come in un film, magari alla Tarantino, a volte ho sfiorato l'ipotesi di aggiungere qualche foto per dare un tocco “documentaristico” alla storia; ma in realtà l'idea di affiancare al romanzo anche parti a fumetti è nata una sera nella redazione dell'editore Delmiglio, con la prima stesura davanti, mentre valutavamo se i capitoli dedicati alla presentazione dei sei protagonisti non interrompessero troppo lo scorrere della narrazione. Emanuele Delmiglio ha proposto di descrivere i personaggi del libro in tavole disegnate e corredate da un po' di testo (sotto forma di ricordi e pensieri), e la cosa mi è piaciuta subito.

Come sei entrato in contatto con Alex?
Emanuele Delmiglio conosce parecchi illustratori che coinvolge nella realizzazione delle opere da lui pubblicate. Abbiamo valutato un po' di disegnatori e la scelta è caduta su Alex Galbero, che ci è sembrato da subito adatto allo stile del romanzo e piuttosto versatile. E tale si è dimostrato, perché con mie pochissime indicazioni Alex ha dato un volto e una fisicità ai protagonisti, proponendo ottime idee e un tratto “da strada”, con molto nero, in piena sintonia con il tenore della narrazione. Quando scrivo non mi soffermo mai molto sulle descrizioni di luoghi o personaggi, quindi la soluzione testo-fumetto è perfetta e indispensabile alla completezza del romanzo.

Alex, come è stato lavorare a quattro mani con Stefano?
E' stato molto stimolante, mi ha lasciato molta libertà e io ho cercato di rimanere il più fedele possibile al suo testo. Ci sono voluti dei mesi per metabolizzare i personaggi e capire la resa grafica, ma una volta trovata è piaciuta a Stefano, e abbiamo continuato per tutti i personaggi.

Dal punto di vista tecnico come nascono le tue illustrazioni? Hai dovuto cambiare il tuo modus operandi questa volta, vista la particolarità dell’opera?
Semplicemente da un foglio, matite, chine e molte reference! Per quest'opera sono dovuto entrare nel mood dei personaggi di Stefano, ascoltando i cd degli EX e rileggendo molte volte i loro dialoghi interiori. Di solito mi scrivo i personaggi e li conosco bene, in questo caso ho dovuto introiettare la filosofia distruttiva del Tempio Elettrico, e così li ho rappresentati al meglio delle mie possibilità, e sembra che sia piaciuto!

Come mai nella seconda parte le illustrazioni vengono ridotte all’osso?
Stefano – Un po' perché l'idea originaria era illustrare solo le sei presentazioni dei protagonisti; un po' perché il tempo a disposizione non permetteva di fare di più: avevamo programmato di presentare il libro in anteprima al Lucca Comics and Games il 31 ottobre 2017, e la scadenza ha determinato la scelta.
Poiché eravamo consapevoli che effettivamente la seconda parte sarebbe rimasta senza illustrazioni, Alex ha realizzato (oltre che - ricordo - la copertina) anche una manciata di disegni stilizzati, proprio “ridotti all'osso”, come sono i personaggi di questo libro. Questi disegni sono stati distribuiti tra i capitoli della seconda parte.
Il risultato ci piace, perché sottolinea il procedere della trama: man mano che il romanzo prende velocità, c'è meno spazio per la dimensione più meditativa, quella delle immagini.
Alex – Oltre a quello già detto da Stefano aggiungerei solo questo: il risultato di questa soluzione dona un aspetto pulp alla Tarantino, con un estetizzazione dei personaggi nella prima parte, e poi il racconto prende sempre più prepotenza per schiacciare i nostri “eroi”, non serviva vederli, ma viverli nelle loro azioni e nel loro essere.

Sin dal titolo, che richiama un passaggio di ‘Gioia e Rivoluzione’ degli Area, giochi con le canzoni. Come è nata l’ideale colonna sonora racchiusa nell’appendice playlist?
Quel verso degli Area è molto significativo, non ha perso la sua forza e l'ho anche integralmente riportato nel libro: secondo me rappresenta l'essenza della musica, della musica di strada in particolare. Del rock come lo intendo io. “Con il suono delle dita si combatte una battaglia che ci porta sulle strade della gente che sa amare; il mio mitra è il contrabbasso che ti spara sulla faccia ciò che penso della vita”: non si poteva dire meglio.
E cosa c'entrano gli Area con il rock? Per come la vedo io, parecchio.
Ho la testa piena di musica, di tutti i tipi e, mentre scrivevo, alcune canzoni si accompagnavano al procedere della storia, proprio come una colonna sonora. Allora ho pensato che le dovevo mettere lì, nell'esatto punto della narrazione in cui avevano deciso di venirsene fuori.

Alex, ti ci ritrovi nella playlist finale o hai altri gusti musicali? Qual è in generale il tuo rapporto con la musica?
Purtroppo non sono un gran esperto di musica, anche se ascolto sempre della musica durante il disegno, per connotare emotivamente personaggi e azioni. Per la scaletta, non ne conoscevo molte ma ascoltate ho scoperto un mondo a me sconosciuto e la trovo bella sprintosa, carica e varia, come il nostro gruppetto.

Da anni ti muovi nell’ambiente della musica, ora che hai messo piede anche in quello della letteratura, quale credi che sia il più duro?
Quello della musica (intesa come musica di base, che significa sacrifici sbattimenti passione sudore e nessun guadagno) lo conosco bene, e di sicuro la band dei Tempio Elettrico in questo romanzo non ha dovuto lottare più che qualunque band indipendente con le palle.
Non mi ritengo uno “scrittore”, quindi vivo questa esperienza di scrittura con leggerezza e divertimento, anche se per me è importante. Se pubblichi un disco, la gente lo compra e lo ascolta; e puoi promuoverlo con concerti, con video. Un libro è diverso, è più difficile (perché più impegnativo) farsi leggere. Ma non ho aspettative, tutto quello che ne verrà sarà una soddisfazione.
Una cosa in comune però musica e letteratura l'hanno di sicuro: devi lavorarci con convinzione e guardare avanti.

Alex, qual è lo stato di salute del fumetto in Italia?
Il fumetto in Italia è una realtà difficile, fatta di assoluti e certe volte fine a se stessa. Si cerca il successo editoriale e non si ha coraggio ad innovare, o portare temi scottanti. Fortunatamente esistono piccoli editori che puntano ad opere meno mainstream, come fa Emanuele, o piccoli collettivi d'artisti come Cyrano Comics, che permette a giovani aspiranti di farsi le ossa nel mondo delle baloon.

Tornerete a collaborare?
Stefano – Visto il lavoro fatto in piena sintonia e armonia direi che con l'occasione sarebbe stupido non farlo. Mi sono affezionato ancora di più ai miei personaggi grazie alle immagini di Alex: ora, se penso a loro, li penso come li ha disegnati lui.
Alex – Con Stefano mi sono trovato bene, io rispetto sempre il lavoro altrui e non cerco di snaturarlo, e lui ha capito i miei spunti e supportato al meglio. Di sicuro nel seguito sapremmo muovere al meglio questi folli personaggi e potremmo realizzare delle vere e proprie storie a fumetti, con un taglio d'immagine netto e senza compromessi, come quest'opera e il suo mondo.

Prossimi progetti?
Stefano – Non a caso abbiamo ragionato su un seguito, che questa volta sarebbe pensato fin dall'inizio come connubio tra romanzo e graphicnovel, quindi ancora più completo. Per ora però ci godiamo questa prima realizzazione, di cui siamo molto contenti.
Alex – Concordo con Stefano, cercheremo di migliorare nel seguito, ma comunque sono soddisfatto del risultato finale.

A voi la chiusura
Stefano – È la prima volta che scrivo un romanzo. Non poteva che essere un romanzo rocchenròll. Con immagini rocchenròll.
Kalì, Birro, Matita, Caele, Jesus e Pollo vi accompagneranno fin dentro il lato oscuro di una generazione, popolato da chi non chiede altro – come dice William Blake – che raggiungere la conoscenza attraverso la strada degli eccessi.

g.f.cassatella

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