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:: Labyrinth: il track by track in esclusiva di “Architecture Of A God” (Frontiers Records)

Abbiamo già avuto l’occasione di assaggiare il primo estratto di questo attesissimo “Architecture Of A God”, attesissimo ultimo lavoro dei Labyrinth riuniti con Roberto Tiranti. L’album sarà sul mercato il 21 di aprile grazie alla Frontiers, che ha dato fiducia a una delle band più rinomate e amate del nostro stupendo panorama power metal. La stessa Frontiers ci ha dato l’occasione di ascoltarlo in anteprima e fare un track by track, in seguito ci sarà per i nostri lettori la solita classica recensione:

01 Bullets: prima di giudicare, appunto come detto la volta scorsa, ho aspettato le canzoni più power, dove appunto i Labyrinth sono maestri. Ecco, si parte con questa potente “Bullets” che di sicuro farà breccia nei cuori dei fan, grazie a un refrain cadenzato e al magnifico lavoro di tastiera di Oleg Smirnoff, che echeggerà in ogni brano dando freschezza e innovazione al sound. Grandi come al solito nelle staffette i due axe Cantarelli e Thorsen, seguiti a ruota dal sopracitato Smirnoff; sezione ritmica tecnica e potente... d'altronde da uno come Macaluso cosa ti aspetti? Tiranti solito interprete elegante.

02 Still Alive: i tempi si calmano e si parte con il pulsare del basso del nuovo arrivato Nick Mazzucconi, che di seguito viene accompagnato da uno stupendo Smirnoff che non ricordavo così in forma dai tempi di “El Nino”, per dare vita a un mid tempo dai sapori prog, di un’eleganza disarmante, che da subito le chiavi della sua magnifica bellezza a un superlativo Tiranti, che va a cantare uno dei più belli ritornelli che i Labyrinth abbiano mai composto!

03 Take On My Legacy: qui i Labyrinth premono sull’acceleratore, sfornando un brano veloce dove John Maculuso dà sfoggio della sua velocità e tecnica, chitarre in primo piano, veloci riff dal sapore neoclassico, staffette velocissime come ci hanno sempre abituato, sempre in primo piano Roberto Tiranti, grazie a linee vocali vincenti e da subito assimilabili, come al solito - scusate la monotonia - superbo Smirnoff a echeggiare qua e là senza questa volta “invadere” un brano più heavy dove le chitarre devono farla da padrone.

04 A New Dream: questo è il primo estratto di questo fino ad ora avvincente nuovo album dei Labyrinth. Come detto nella recensione già pubblicata su Raw & Wild, abbiamo davanti la solita power ballad alla Labyrinth, con un cantato ammaliante e melodico. Ecco... sentito singolarmente, devo essere sincero, ti lascia a bocca asciutta ma ascoltato di seguito con gli altri brani ha davvero un altro sapore e un suo perché.

05 Someone Says: qui si ritorna a un classico del repertorio compositivo, ricordiamo “Piece Of Time”, “Sailors”... questa “Someone” sarà di sicuro brano che avrà nei live il suo forte: classica soluzione Labyrinth, grazie alla sua semplicità e il suo cantato melodico e assimilabile da cantare a squarciagola…semplicemente magnifico!!!

06 Random Logic: breve traccia dove Tiranti, accompagnato da un pianoforte ammaliante, recita e da maestria della sua tecnica vocale… molto particolare…

07 Architecture Of A God: la title track di questo nuovo disco! Il brano si presenta con una introduzione lenta e sognante, che subito dopo esplode in un bel mid tempo. Devo essere sincero, è il brano che mi ha meno preso, perché forse il più prog, quindi meno assimilabile rispetto ai brani precedenti, ma di sicuro non meno bello.

08 Children: qui si arriva a rimanere spiazzati, anche se i Labyrinth avevano già adottato soluzioni simili in precedenti album, infatti, questa track non è altro che la cover di Children, brano trance dance, di Robert Miles… sublime nell’arrangiamento heavy e fantastico la parte del refrain rivisitata da Smirnoff.

09 Those Days: dall’inizio si capisce che anticipa l’immancabile ballata, ma dopo una strofa calma e sognante (e sappiamo quanto è bravo Tiranti in queste cose) c’è un ritornello esplosivo, che trasforma questa “Those Days” in una fantastica ed elegante power ballad.

10 We Belong To Yesterday: i tempi ritornano a vivacizzarsi, ma non troppo, per un’altra potenziale hit introdotta da un incipit melodico di chitarra, una spruzzata di prog qua e là che si apre in un romantico e melodico ritornello da cantare. Canzone stupenda ed elegante che alza ancora di più l’asticella qualitativa di questo album.

11 Sturdust And Ashes: qui si ritorna a premere sull’acceleratore, per aumentare i beat del metronomo con una classica canzone power veloce.

12 Diamond: chiude il disco questa “Diamond”, brano molto particolare dove troviamo Smirnoff fraseggiare con una chitarra pulita un po’ alla Pink Floyd, e Tiranti a cantare con la solita classe. In conclusione, questo track by track prelude un ritorno alla grande dei Labyrinth, con un disco di sicura grande maturità artistica; approfondiremo prossimamente con la classica recensione!

Antonio Abate

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