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Black Metal - Il Sangue Nero Di Satana (Vincenzo Trama – Il Foglio Letterario, 2013)

Con un ritardo di quasi un lustro, è arrivato il momento di parlare sulle nostre colonne pixellate di Black Metal – Il Sangue Nero Di Satana di Vincenzo Trama, uscito nel 2013 per la casa editrice Il Foglio. Non tutti i mali vengono per nuocere, perché recensendo con il “senno di poi” quest’opera, posso dire che ha retto bene all’usura del tempo, dimostrandosi una preziosa guida per chi voglia inoltrarsi nell’oscura foresta immortalata nella copertina. Trama riesce nell’impresa di ricostruire gli albori del movimento attraverso la narrazione delle biografie delle band più importanti, che diventano tante piccole tessere del mosaico generale delle vicende musicali, e non, accadute per lo più a metà anni 90. A differenza di quella che è considerata l’opera magna in materia, quel Lord Of Chaos orami in dirittura di arrivo nelle sale cinematografiche, il saggio del nostro conterraneo ha un approccio maggiormente musicale. Le storie delle singole compagini vengono sviscerate attraverso l’analisi della discografia di ognuna di queste: così Black Metal diventa una sorta di guida ai caposaldi del genere. Ovviamente, la cronaca musicale e quella nera s’intrecciano, soprattutto perché mai come nel caso di questo genere, modus vivendi e modus suonandi (licenza poetica) sono un tutt’uno. Satanismo, omicidi, chiese bruciate, ritorsioni, omofobia, nazionalsocialismo, sono componenti che non possono essere distaccate tout court dai brani incisi in quegli anni. Per quanto queste vicende abbiano suscitato scalpore a livello mondiale, in realtà, sono avvenute per opera di una cerchia di persone abbastanza ristretta - per lo più individuabili tra i membri del famigerato Inner Circle e/o agli avventori dell’Helvete - che hanno agito in un territorio limitato e in lasso di tempo abbastanza ristretto. Eppure, oggi siamo ancora qui a parlarne e a rileggerne le gesta. Probabilmente proprio questa chiusura nei confronti del mondo esterno - che ha generato un sentimento elitarista fortemente propulsivo - alla fine è risultato anche esserne il limite maggiore. Una volta assopitasi la spinta creativa, le idee hanno iniziato a latitare, sino ad arrivare alla riproposizione dei soliti schemi oppure a cambi e/o contaminazioni di genere: l’eredità che c’ha lasciato quell’orda oscura è un movimento odierno ormai completamente avulso ideologicamente da quello degli esordi. L’autore, dopo una veloce disamina delle band che inconsapevolmente hanno ispirato il tutto (Venom, Bathory, Celtic Frost), passa al vero padre-padrone: quell’Euronymous che con i suoi Mayhem ha indicato la via. Da lì in poi è uno snocciolarsi di band, ognuno con un proprio capitolo. Non vi aspettate una caterva di nomi, ma solo quella trentina scarsa di gruppi che hanno fatto la storia. Ovviamente, la Norvegia la fa da padrona: Burzum, Ulver, Enslaved, Emperor, Darkthrone, Satyricon e Dimmu Borgir, solo per citarne alcune. Ne esce bene anche l’amica-nemica Svezia - Marduk, Dissenction e Mysticum -, poi via via le altre nazioni, con una nota tricolore rappresentata dagli Aborym. Certo, le vicende gioco forza sono datate. Il libro ha già qualche anno sul groppone, ma poco male, comunque descrive la parabola storicamente e musicalmente più interessante, riportando a galla album dimenticati o, semplicemente, da rivalutare che reggono bene il confronto con quella decina di capolavori assoluti che il magma nero ha partorito.

L’autore

Vincenzo Trama nasce a Milano nel 1981. Appassionato di tutto ciò che è underground e/o borderline, ha scritto diversi libri per il Foglio Letterario di Gordiano Lupi. L'ultima prova di narrativa pubblicata è "Quando ci sono dei ragazzi in un casolare in vacanze è molto probabile che si tratti di un film horror di serie z - e altri racconti".

Faebook: https://www.facebook.com/Black-Metal-Il-sangue-nero-di-Satana-522950314396221/
Sito personale: http://deathofnoise.wixsite.com/vincenzotrama

Titolo: Black Metal - Il Sangue Nero Di Satana
Autore: Vincenzo Trama
Pagine: 390
Editore: Il Foglio Letterario
ISBN: 9788876064081
Prezzo: 18,00 €

Contatti:
www.ilfoglioletterario.it

L’intervista

Ciao Vincenzo, direi d’iniziare dando la tua definizione di Black Metal?
Il Black Metal è in primo luogo un’ideologia, solo dopo viene la musica. La cosa affascinante di questo genere è, come disse un giorno un mio caro amico, il concept applicato. Qui non si parla di squartare in nome di Satana, di bruciare chiese e di maledire il prossimo. Qui SI squarta in nome Satana, SI bruciano chiese e SI maledice il prossimo.

In fin dei conti la rosa delle band trattate nel libro è veramente ristretta, quali criteri hai utilizzato per scegliere i gruppi?
Ho cercato di dare spazio alla cosiddetta “seconda ondata”, concentrandomi, in particolare, sulla scena norvegese che è quella che poi ha dato sfogo al mood più crudo e grezzo del genere. Certo, sarebbe stato bello poter lavorare a un tomo che comprendesse in sé la scena francese, greca e italiana che hanno sperimentato in modo differente e non macchiettistico qualcosa che ha il suo unicum proprio in Scandinavia.

A distanza di qualche anno aggiungeresti o elimineresti una o più band rispetto a quelle che hai inserito nel libro?
Come ti dicevo prima sì, avrei voluto aggiungere diverse band, ma toglierle no, assolutamente. Ritengo che tutte quelle presenti, dai misconosciuti Kvist agli spuri Abruptum, abbiano la stessa rilevanza in una cornice di definizione delle radici nere del Black Metal, quello più autentico. Tutto il ramo delle Légions Noires, però, o le molte band italiane che hanno articolato vagiti black quando questo era appena in fasce (Mortuary Drape, Schizo, Bulldozer, Necromass, Necrodeath e Opera IX in testa) mi sarebbe piaciuto coinvolgerle. Motivi puramente di spazio mi hanno portato, però, a desistere.

L’idea che si ha è quella di una scena comunque piccola, in cui le storie dei protagonisti spesso s’intrecciavano. Quanto ha influito questo “isolamento” sugli eventi nefasti che hanno contraddistinto quegli anni?
Di sicuro tantissimo. Un altro aspetto che mi coinvolge molto, per quanto riguarda la cultura musicale in genere, è il suo valore antropologico. È fuori di dubbio che la presenza dell’Helvete abbia polarizzato un’energia già di per sé feroce, quella dell’adolescenza, con quella di un fermento ideologico come il nascente Black Metal. Euronymous ebbe a buon ragione motivo di gonfiare il petto: tutto stava passando da lui. Quello che non sapeva è che ci sarebbe passato nel bene o nel male.

Uno degli elementi che mi ha colpito favorevolmente è che nel tuo libro la musica rimane sempre al centro, difficilmente ti lasci distrarre dal resto. Alla fine le schede delle singole band appaiono quasi delle recensioni contestualizzate delle singole discografie. Non credi che invece, di solito quando si parla di Black, la musica dai più venga messa in secondo piano?
È in effetti l’aspetto che attrae di più il lettore occasionale. Io, dal mio canto, ho cercato di mediare la visione ben più articolata di libri più complessi del mio con una lettura per neofiti o per primissimi appassionati. In fondo, si tratta di ricostruire la genesi di un movimento che non ha pari nella storia della musica per violenza non solo sonora. Tuttavia, come dici giustamente tu, l’aspetto musicale ha nel mio libro ampio spazio: è certo che non voglio dimenticare che, ad esempio, neanche il punk fu quattro accordi e basta. Se ridimensionassi il Black Metal al solo aspetto diciamo folkloristico, farei torto in primo luogo all’intelligenza dei miei lettori.

Ricollegandomi alla domanda precedente, non posso non chiederti cosa ne pensi di Lords Of Chaos e della notizia che è in dirittura d’arrivo il film tratto da quel libro.
Lord of Chaos, come tutta la produzione Tsunami, è spettacolare. È il vero compendio sul Black Metal, che attraverso una visione più cronachistica che musicale, mette luce sui diversi legami fra gli appartenenti all’Inner Circle. Del film ho paura: temo, visto il cast, che il tutto si riveli una profonda pagliacciata. Lieto di essere smentito.

Hai visto il video tra da ManUNkind dei Metallica? Che impressione ti ha fatto?
Ecco, appunto. Il video di Akerlund non ha senso se non in una direzione puramente promozionale. Io tutto questo bisogno di marchettare con i Metallica non lo vedevo. Tra l’altro il pezzo non è neanche un granché, anzi. Ma poi che c’entra il fratello di Macalauy Culkin con Euronymous?

Ritorniamo al tuo libro, è possibile parlare in modo ironico di Black Metal? Tu ci sei riuscito, no?
Ma sì, a me ciò che fa veramente paura a sto mondo non è il Satana cantato nel Black Metal, quanto la pomposità dell’estrema serietà. Adoro Impaled Nazarene e Malnàtt per il taglio ironico con cui fanno Black Metal. Certo, altro è dar credito ai The Black Satans…

Se ti dico Cradle Of Filth?
Vade retro, dio. Ognuno c’ha una band che odia visceralmente, no? Un tempo per me erano i Righeira. Oggi sono quelli del nano inglese.

Alla luce situazione della scena attuale, varrebbe la pena scrivere una seconda parte della tua opera?
Il Black Metal ha vissuto e vive ancora l’evoluzione più interessante dell’intero panorama metal. Va geneticamente per cazzi suoi, fuori dalle logiche del brodo musicale, in direzioni sbilenche che l’hanno congiunta alla techno, al blues, al jazz, al folk e a mille altri stili differenti. Sarebbe utile analizzare almeno le correnti più originali e al contempo approfondire le ramificazioni che hanno mostrato i risultati più particolari: il depressive, lo shoegaze, il ritorno di un certo raw black metal. Tuttavia, farne un libro sarebbe molto difficile: non c’è una vera e propria coesione, un nucleo centrale attorno a cui far ruotare le moltissime band valide di oggi. Si rischierebbe solo di fare un calderone inutile.

Terminiamo come hai chiuso il tuo libro, con l’elenco, in questo caso parziale, dei dischi Black indispensabili…
Assolutamente Burzum di Hvis lyset tar oss, l’espressione più gelida e cruda del genio musicale di Vikernes. Poi il Live in Liepzig dei Mayhem, perché È l’album Black Metal. In Umbra Malitiae Ambulabo, in Aeternum in Triumpho Tenebrarum degli Abruptum: se riesci a goderti l’unica traccia di un’ora tutta di filato sei un blackster pronto per l’immolazione di un prete a tua scelta. A Blaze in the Northern Sky è come la Gioconda di Leonardo da Vinci: non puoi smettere di vederne nuove sfaccettature. Nattens Madrigal degli Ulver: è l’epifania del Black Metal, ma anche il suo punto di non ritorno. Dopo di quello se si continua ad ascoltarli si riesce ad apprezzare ancora di più la furia primigenia del Black Metal.

g.f.cassatella

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