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JRR Tolkien, Il Signore del Metallo (Stefano Giorgianni – Tsunami Edizioni, 2016)

Mi sono avvicinato al metal in tenera età perché che vi ho trovato una sacco di riferimenti letterari. Ho sempre adorato leggere, da buon nerd (di quelli che venivano picchiati, non di quelli superfighi e autoreferenziali di oggi), così quando con i primi peli m’è spuntato l’amore per la musica, è stato inevitabile abbracciare con entusiasmo quei suoni tanto duri. Tra gli autori più saccheggiati dai musicisti, non solo quelli heavy, c’è sicuramente J.R.R. Tolkien, tanto che al buon Stefano Giorgianni (Megadirettore Galattico nella mia altra incarnazione di scribacchino per Metal Hammer Italia) ha dovuto imbrattare 400 pagine per parlarne. Non spaventatevi per la mole, se l’inizio è un po’ostico, soprattutto per chi come me ha letto le opere del professore di Oxford quasi un quarto di secolo fa, JRR Tolkien, Il Signore del Metallo poi scorre via che è una bellezza. La chiave di lettura è triplice, Il signore Del Metallo può interessare a chi ama l’autore del Lo Hobbit quanto al semplice innamorato del metal. Ma se siete entrambe le cose, ci andrete a nozze con questo tomo pubblicato dalla Tsunami, perché ci troverete veramente tanta roba, non solo i riferimenti più espliciti, ma anche quelli più impensabili, perché, sappiatelo, col Prof ci hanno flirtato un po’ tutti. Magari poi non è stato un amore reciproco, il buon vecchio J.R.R. non è che fosse un estimatore del rock, anzi in alcuni casi ha avuto anche dei veri e propri scontri anche con grossi nomi del music biz (chi? andatevi a leggere libro). Così quel sassolino partito quasi a metà del novecento, con i primi e flebili sussulti di citazioni tolkieniane, negli anni s’è trasformato in una valanga. Probabilmente non sempre di qualità – sia dal punto vista musicale che letterario – ma sicuramente degno di nota. Inoltre, qualcosa di nuovo la scoprirete anche voi che vi credete dei supersaputelli, perché Stefano non è uno che sta con le mani in mano, ed è andato a scavare in ogni direzione, tirando fuori band sconosciute provenienti da Paesi che neanche compaiono nelle carte geografiche. Un’opera musicale scritta, in definitiva, con il piglio del ricercatore letterario. In più troverete un paio di interviste, a Blind Guardian e Summoning, che immagino essere in esclusiva, che parlano dell’influenza ricevuta dal Professore e tre appendici, tra le quali spicca la curiosa "Tolkien in Russia negli anni sovietici" (le altre due sono "Il metallo di Narnia" e"La Terra di Mezzo di Bob Catley" "), che vi farà apprezzare il Filk, genere musicale non proprio tra i più noti. Se non l’avete comprato, correte subito in libreria o sul sito della Tsunami e fatene vostra una copia, perché Il Signore Del Metallo non è solo una lettura molto interessante, ma può essere utile come corpo contundente da sbattere in faccia a chi dice che il metal è un genere ignorante. E vi ricordo che parliamo di ben quattrocento pagine…

L’autore
Nato a Zevio (VR) nel 1984 è laureato in Linguistica presso l’Università degli Studi di Verona, è saggista e traduttore da diverse lingue. Sin dalla tenera età appassionato di musica Metal, è caporedattore di Metal Hammer Italia. Con l’Associazione Italiana Studi Tolkieniani, principale organo di studio in Italia del quale è Socio Fondatore, si occupa della diffusione del pensiero e delle opere di J.R.R. Tolkien, sul quale ha scritto articoli, saggi e organizzato convegni accademici internazionali.

Titolo: J.R.R. Tolkien, il Signore del Metallo
Autore: Stefano Giorgianni
Pagine: 400
Editore: Tsunami Edizioni
ISBN: ISBN 978-88-96131-90-0
Prezzo: 22,00 Euro

Anteprima gratuita: http://www.tsunamiedizioni.com/--00-PDF/Tolkien.pdf
Contatti:
FaceBook: https://www.facebook.com/JRRTOLKIENSIGNOREMETALLO/?fref=ts

L’intervista

Ciao Stefano, direi di partire dal principio: quando è scoppiato il tuo amore per Tolkien?
Ciao Giuseppe, grazie per lo spazio. Il mio amore per Tolkien scoppia intorno ai 13 anni, nel 1997, dopo aver comprato i "Racconti Ritrovati" in una libreria per pura curiosità, senza nemmeno sapere chi fosse l'autore o di cosa parlasse di preciso l'opera. Ho letto il testo e non c'ho capito assolutamente niente, pur apprezzandone la forma, poiché quel libro fa parte della minima sezione della "History Of Middle-Earth" (i dodici volumi che esplorano a fondo gli scritti tolkieniani) tradotta in italiano. Questo scoglio non mi ha però fermato e sono andato a recuperare delle informazioni sull'autore prima delle opere. In seguito, ho letto "Il Signore degli Anelli", "Lo Hobbit" e "Il Silmarillion" (che ho acquistato al mare in un'orrenda edizione tascabile che ho poi rivenduto). Di lì in poi ho proseguito il cammino nel mondo tolkieniano, fino a quando nel 2012 ho aderito all'Associazione romana studi Tolkieniani, contribuendo a trasformarla in Associazione Italiana qualche anno dopo. Quello è stato il momento in cui ho iniziato a materializzare la mia passione per Tolkien con diverse attività e pubblicazioni.

Quella per la musica dura è antecedente o successiva?
È contemporanea. Ho iniziato a leggere Tolkien e ad ascoltare metal nello stesso anno, quando un mio amico ha portato a scuola le prime cassettine dei Metallica, mi pare la prima fosse "Ride The Lightning", se non sbaglio. Poi è andata avanti un po' come per tutti: scambiandosi le cassette, i cd, comprando le riviste di musica specializzata, andando ai concerti, formando band strampalate...

Invece quando è nata l’idea di mettere su carta il legame tra queste tue due passioni?
Ho iniziato dopo aver aderito all'Associazione romana studi Tolkieniani, parlando della mia passione per la musica con alcuni soci e con il presidente, Roberto Arduini. Dopo un articolo introduttivo di Manuel Chiofi, uno dei soci, ho preso in mano le redini della sezione musicale e ho cominciato a stenderne una serie (tuttora reperibile su jrrtolkien.it) sul rapporto Tolkien-Metal. Questi articoli mi sembravano l'unica maniera per mettere a frutto un lungo elenco di band, dischi e riferimenti che avevo appuntato nel corso degli anni, a partire dal 1998 quando è uscito "Nightfall In Middle-Earth" dei Blind Guardian, il vero punto d'origine di questa mia ricerca.
Dopo qualche articolo mi sono però fermato perché la cosa stava iniziando a diventare troppo lunga e voluminosa, oltre a disperdere informazioni in rete. In accordo con il presidente dell'associazione ho sospeso la pubblicazione e ho detto che, quando mi sarei sentito pronto, avrei proposto a una casa editrice l'idea di tirarne fuori un libro. Ciò è avvenuto quando nel 2015 ho contattato la Tsunami edizioni e, dopo una riunione, ho iniziato a scrivere il libro. In sei mesi il manoscritto è stato consegnato.

Come ti spieghi il fatto che negli anni così tanti musicisti siano rimasti colpiti dall’opera del Professore inglese tanto da scrivere canzoni o album interi a essa dedicati? E come mai, in particolare, gli artisti metal ne sono rimasti così affascinati?
Questo è uno dei motivi che mi ha spinto ad approfondire la ricerca ed è stata una delle domande che ho posto a diversi musicisti nel corso delle interviste (due delle quali sono finite nel libro, a Blind Guardian e Summoning). In origine, pensavo che fosse l'epicità dell'opera tolkieniana a fornire l'ispirazione alle band, invece è venuto fuori che la maggior parte delle persone ammira la mitopoiesi di Tolkien, il suo modo di creare un universo dettagliato e complesso in maniera artistica e armoniosa Ritengo poi che il mondo tolkieniano (dai libri ai giochi di ruolo, dai film ai videogiochi) attiri i metallari perché il nostro genere è quello dove certi miti e leggende trovano terreno fertile. Poi, a dirla tutta, il metallaro è un po' nerd.

Amore che probabilmente non è stato corrisposto, dato che Tolkien non è che adorasse poi così tanto il rock…
Questo di sicuro. Tolkien era un appassionato di musica, discendeva da una famiglia di musicisti e di produttori di pianoforti. La madre aveva persino tentato di trasformarlo in un musicista, con scarsi risultati. Talento musicale che ha comunque impiegato nella letteratura, riservando proprio alla musica un ruolo fondamentale nel plasmare il suo universo.
A proposito della domanda che mi hai fatto, mi sono stupito del perché la famigerata Tolkien Estate non si sia scagliata contro determinati gruppi che hanno sfruttato l'opera tolkieniana, anche travisandola... Speriamo non accada ora.

È stato impressionante leggere come il fenomeno sia partito in modo sporadico negli anni 50/60 e poi sia diventato inarrestabile. Credi che nei prossimi anni continueremo ad assistere ad una crescita di questo fenomeno o in qualche modo si arresterà?
Anch'io mi sono posto questa domanda e continuo a pormela. Di sicuro le due trilogie cinematografiche di Peter Jackson hanno contribuito a un revival tolkieniano che difficilmente ci sarebbe stato se queste non fossero esistite. Persino la seconda delle due, la stiracchiata de "Lo Hobbit", ha posto le basi per una nuova ondata di Tolkien Metal che ancora adesso non si arresta. Allo stesso modo i videogiochi, tanto che la scorsa settimana è uscita la notizia del nuovo "L'Ombra della Guerra", sequel de "L'Ombra Di Mordor", continuando ad alimentare un fenomeno in perenne espansione. Se questa crescita si arresterà non sarà a breve; lo dimostra un po' anche il bellissimo disco "Darkness Shall Prevail" degli Holy Martyr che uscito il 10 marzo, album che mi dispiace non aver inserito nel mio libro in quanto maggior rappresentante del Tolkien Metal italiano.

Dal punto di vista strettamente procedurale, come hai deciso se un’opera poteva o meno essere inserita nel tuo libro? Come hai scongiurato il pericolo di vedere il “tolkien” anche dove non c’è?
Ho usato diversi criteri per selezionare, in maniera spietata, il lungo elenco che aveva. Il primo, come puoi immaginare, è la pertinenza e la profondità con cui viene trattata l'opera di Tolkien nelle canzoni. Alcune cose le ho inserite perché assai curiose, per dare anche un tocco di leggerezza ed esoticità al libro. Poi, per alcuni generi è stato più difficili che per altri. Il black mi ha causato un sacco di problemi e rimorsi per la quantità esorbitante di materiale presente.
La questione non è stata dunque il "vedere Tolkien dove non c'è", ma il "far risaltare il Tolkien che c'è", evitando di sacrificare troppo e cedere al gusto personale più del dovuto.

Giusto per curiosità statistica, hai idea di quante band e di quanti dischi parli nel tuo libro?
Non saprei dirtelo di preciso. Ti posso dire che il mio elenco consta(va) di una cifra che oscilla tra gli 800 e i 900 riferimenti tra nomi di band, dischi, canzoni, citazioni.

Il fenomeno s’è sviluppato anche qui da noi in Italia?
Si è sviluppato, magari in maniera minore rispetto ad altri paesi, anche se sono stati prodotti dei buoni dischi come "Túrin Turambar Dagnir Glaurunga" degli Emyn Muil o quello degli Holy Martyr che ti ho già citato.

Altro dato interessante è la trasversalità delle tematiche. Alla fine c’è qualcosa di buono da prendere al di là del genere proposto, dal power al black. Di Tolkien non si butta niente?
Io vedo molto interessante il punto di vista di alcuni gruppi black, il loro modo di interpretare ed esaltare il lato oscuro dell'opera di Tolkien. Le band power le vedo più come dei cantastorie diligenti, attenti all'esegesi tolkieniana.

Tornando al dualismo bene-male, probabilmente i due gruppi a cui hai dedicato maggiore spazio sono i Blind Guardian e i Summoning, credi che siano le band tolkieniane per eccellenza in ambito metal?
Ti direi di sì, anche se i Summoning sono probabilmente quelli cui si assegna l'etichetta Tolkien Metal, visto che hanno dedicato al Professore quasi l'intera carriera. Il merito dei Blind Guardian è stato quello di sdoganarlo alla massa del metal.

Delle appendici che mi dici?
Che se si infiammano bisogna operarsi (questa è una battuta delle tue). E poi queste rime nelle domande puoi farle solo tu. Ho pensato molto a che appendici inserire. La prima, quella su C.S. Lewis, la ritenevo quasi indispensabile per legare due autori la cui amicizia è stata fortissima in vita e che si sono trovati uniti anche nell'influenzare gruppi metal. La seconda, quella sulla Russia, mi è servita per parlare di un fenomeno poco conosciuto, come la musica filk (il folk a tematiche fantastico-fantascientifiche), sia durante l'Unione Sovietica che dopo. La terza, quella sul progetto di Catley, è stata inserita per la difficoltà di collocare quel disco in un genere ben preciso, soprattutto seguendo la linea cronologica che avevo tracciato.

Ti direi di concludere indicandomi la discografia Tolkien Metal essenziale…
Ti elenco proprio i principali, pur se ognuno ha una motivazione differente, ma chi legge il libro può capirne il motivo:
Led Zeppelin - "Led Zeppelin II"
Led Zeppelin - "Led Zeppelin IV"
Black Sabbath - "Black Sabbath"
Bo Hansson - "Music Inspired by Lord of the Rings"
Rush - "Caress Of Steel"
Cirith Ungol - "King Of The Dead"
Attacker - "Battle At Helms Deep"
Morgana LeFay - "The Secret Doctrine"
Isengard - "Vinterskugge"
Burzum - "Det Som Engang Var"
Summoning - "Lugburz"
Summoning - "Minas Morgul"

Moongates Guardian - "Eternal Legend"
Blind Guardian - "Somewhere Far Beyond"
Blind Guardian - "Nightfall In Middle-Earth"
The Ring - "Tales From Midgard"
Battlelore - "...Where The Shadows Lie"

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