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Dietro Il Sipario – L’epopea dei Savatage (Dario Cattaneo – Tsunami Edizioni, 2016)

Con Dietro Il Sipario la Tsunami mi permette di marcare il terzo baffetto di seguito, sulla lista delle band più significative dei miei anni novanta. Prima la biografia di Max Cavalera, poi quella di Peter Steele, ora quella dei Savatage. Sei nei primi due casi è stato possibile scindere i nomi dei principali protagonisti da quello delle band di appartenenza, con i floridiani il giochetto non funziona, perché le eminenze grigie dietro ai Savatage sono almeno tre. I due fratelli Oliva e Paul O’Neill, e le loro vicende, nonostante tanti altri progetti più o meno fortunati, sono legati in modo inscindibile alla formazione autrice di Gutter Ballet. La stessa storia della band può essere suddivisa in varie parti, a seconda delle vicissitudini di quei tre. Così c'è stato un prima e dopo Paul, un prima e dopo Criss, per poi finire il regno del Mountain King. Difficile muoversi in una storia del genere? No, quando si ha una guida efficiente come Dario Cattaneo. L’autore, dismessi i panni del giornalista (per Metalitalia.com e Metal Maniac), ha indossato quelli del fan, perché è con questo piglio entusiasta che ha svolto per noi la matassa. Non crediate che l’aspetto propriamente giornalistico sia stato trascurato, anzi, il lavoro di ricerca svolto dall’autore è stato sicuramente notevole, ma il valore aggiunto, a mio avviso, è dato proprio da quel suo porsi da pari che parla a pari: da fan a fan. Così la ricerca storica ne riesce notevolmente arricchita da una serie di aneddoti che allieteranno le vostre riunioni di Sava-fan.

La storia ovviamente inizia là dove è facile immaginare che tutto abbia avuto origine: a casa Oliva. Le prime prove con i vari strumenti, sino al momento forse chiave per quello che poi sarebbe accaduto dopo: Jon il grande lascia la chitarra al piccolo Criss. E questo gesto a spiegare molte cose, il naturale equilibrio dei due e, soprattutto, la loro capacità di completarsi.

La storia continua come tante: le prime prove, vari aborti di band, una fantomatica sala prove e l'esordio a nome Avatar. Da lì la salita inevitabile sino alla cima della Montagna dei Re del Rock. Ma ecco il primo scherzo del destino: la necessità di dover cambiare il nome a poche ore dalla stampa del full-lenght d’esordio. Il destino è uno dei protagonisti principali della Sava-saga, sarà lui a far incontrare una band sull'orlo dello scioglimento con un ambizioso produttore, Paul O'Neill. Da là, la musica cambierà (anche letteralmente), e forse anche l'heavy metal. Un filotto di tre capolavori e poi di nuovo la sfiga (le corde vocali di Jon che dicono stop). Finita? Macché, un nuovo cantante per un nuovo inizio e il primo vero successo commerciale. Ma è ancora il destino, questa volta con le fattezze di un camion, a dare un altro colpo alla band: la morte di Criss.
Tra le lacrime si riparte, ancora tre album favolosi e poi giù il sipario.

Almeno sino a oggi, perché grazie al buon Dario non solo ci è permesso vedere il passato nascosto dietro il drappo, ma anche il futuro, sino quasi a rispondere in modo credibile all'interrogativo che angustia tutto noi: vedremo un nuovo album dei Savatage? La risposta più credibile la potrete leggere proprio in questo libro, insieme a una serie ghiottissime di curiosità (molte inserite in appositi box che non interrompono il filo del discorso principale). Sfoglierete questo libro tutto d'un fiato, perché se i Savatage ci hanno insegnato qualcosa, è che le grandi storie vanno raccontate. E Dario Cattaneo ha fatto questo, ha raccontato una grande storia, e lo ha fatto nei migliori dei modi possibili!

L’autore

Ingegnere informatico e giornalista specializzato nei generi heavy metal e progressive metal, Dario Cattaneo è redattore per l’importante portale metal italiano Metalitalia.com e collabora regolarmente con la storica rivista Metal Maniac, ricoprendo il ruolo di recensore, inviato e reporter. Si è reso autore di più di mille recensioni in campo hard & heavy, raccogliendo interviste e dichiarazioni da centinaia di artisti. Appassionato di giochi di ruolo, letteratura e qualsiasi cosa riguardi il mondo del fantasy o della fantascienza, spende il proprio tempo libero tra la famiglia e quello che scherzosamente definisce “più di un hobby, ma non ancora un lavoro”. È venuto a contatto con la musica dei Savatage nel lontano 1997 grazie all’album The Wake Of Magellan, e da quel momento segue con attenzione e passione tutto quanto riguardi la band.

Titolo: Dietro Il Sipario - L'epopea dei Savatage
Autore: Dario Cattaneo
Pagine: 224
Editore: Tsunami Edizioni
ISBN: 978-88-96131-79-4
Prezzo: 20,00 €


Anteprima scaricabile gratuitamente:
http://www.tsunamiedizioni.com/--00-PDF/Savatage.pdf

Contatti:
www.tsunamiedizioni.com
info@tsunamiedizioni.it

L’intervista

Ciao Dario, per prima cosa ti ringrazio a nome dei tanti fan dei Savatage che aspettavano questo libro da una vita!
Grazie a te per il complimento e poi grazie anche a chiunque abbia letto il libro! Penso anche io che un prodotto di questo tipo mancasse a livello di biografie heavy metal, i Savatage sono infatti una band considerabile ‘di nicchia’, ma con un seguito veramente leale e tenace, e sono veramente felice che Tsunami mi abbia permesso di riempire questa lacuna con i miei racconti e le mie parole.

Come e quando è nata l’idea di mettere su carta l’epopea della band dei fratelli Oliva?
Possiamo dire che l’idea è nata soprattutto grazie alle mie collaborazioni nelle redazione di Metal Maniac e Metalitalia.com. La molla vera e propria è stata, però, un articolo proprio sui Savatage, che stavo scrivendo nell’ottica di una pubblicazione su Metalitalia.com nella rubrica identikit. Come sono solito lavorare quando mi dedico ad articoli di più ampio respiro rispetto a recensioni e interviste, ho cominciato raccogliendo il materiale che già avevo a mia disposizione, buttando giù uno schema per dargli una forma, e cercando qualche chicca per dare unicità al tutto. Quasi senza accorgermene ho raccolto fin troppo materiale, e l’articolo sarebbe venuto decisamente troppo lungo! Per rispettare la scadenza e chiudere l’articolo ho chiaramente tagliato molto, ma non me la sentivo ancora di separarmi da tutto quel materiale così l’ho archiviato per un ipotetico futuro. Qualche tempo dopo due colleghi, Gennaro Dileo e Luca Fassina, hanno fatto uscire i rispettivi loro libri, e questo mi ha spinto a rispolverare quel materiale e a scrivere qualche lettera…cui, infine, ho avuto risposta proprio da Tsunami!

E’ stato complicato riannodare tutti i fili della vicenda?
In effetti non ti nascondo che credevo che il compito si sarebbe rivelato più facile di come poi è stato. Seguivo i Savatage dalla giovinezza, da quando li scoprii al liceo con Wake Of Magellan, nel ’98, quindi la scansione cronologica delle loro vicende, i vari musicisti, le loro caratteristiche e le varie fasi della storia della band mi erano ben note. Una volta, però, dopo aver rispolverato, ripulito e ordinato quel materiale di cui ti ho parlato prima mi sono accorto che, nonostante la quantità di roba, di lavoro per me ce ne era da fare ancora tantissimo. Si trattava, infatti, di pezzi, estratti e passaggi che avevo scritto o tradotto in tempi diversi, quindi buttati giù con scopi diversi in stili alquanto eterogenei. Inoltre, essendo quel materiale il risultato di anni di ricerca effettuata come fan e non come scrittore, erano fortemente sbilanciato su persone, periodi e dischi che magari preferivo, lasciando quasi vuoti altri, importanti spazi. Insomma, avevo tanti ingredienti, ma nelle dosi sbagliate e non inseriti nelle loro scatole! A questo punto, il primo lavoro è stato quello di creare uno scheletro con le informazioni di base, riempendolo poi con tutto ciò che avevo…una volta scoperte le lacune e limato le eccedenze, ho cominciato a sfogliare i miei contatti per trovare il modo di intervistare i vari personaggi del Sava-mondo per recuperare le informazioni sulle parti a mio avviso lacunose o che andavano chiarite. Per fortuna John Zahner, Chris Kinder e Oliva stesso hanno risposto in fretta, e questo mi ha permesso di prendere la rincorsa e riuscire a dare una forma definitiva al tutto. Da lì in poi è stata tutta discesa…

In fase di recensione ho evidenziato, come a mio avviso, il giornalista abbia lasciato il posto al fan durante le fasi di scrittura. Mi sono sbagliato?
Non sei l’unico ad avermi dato questo feedback… quindi probabilmente più di un fondo di verità in questa analisi di sicuro c’è. Non posso, però, dire che fosse nei miei obbiettivi veicolare questa impressione anzi, durante la scrittura ho cercato sempre di ‘far narrare’ le cose ai Savatage stessi e ai loro amici piuttosto che metterci troppe mie impressioni e giudizi. Certo, nelle parti puramente circostanziate come quelle dedicate alle descrizioni (permettimi di non usare il termine ‘recensioni’) dei singoli album ammetto di aver cercato di abbandonare un po’ il mio solito stile da giornalista, probabilmente lasciando che un po’ troppo di ‘cuore di fan’ ne prendesse il posto. Posso però assicurarti che l’imparzialità è stata un mio obbiettivo durante tutta la scrittura: spero che questo fatto si sia colto durante la lettura.

Secondo me un momento chiave della storia della band è quello in cui Jon, nonostante sia più grande, lascia la chitarra al più dotato fratello minore. Questo esempio mostra come per i due sia sempre stato facile trovare l’equilibrio creativo, senza invidie o altro, e come l’amore per la musica venisse prima degli interessi personali. Sei d’accordo con me?
Nonostante il carattere esuberante, il comportamento scalmanato e l’atteggiamento al limite di Jon siano un lato importante della sua personalità, secondo me lui ha sempre guardato a ‘ciò che era meglio’ per la band, per suo fratello e poi per lui stesso. Tante volte Jon si è trovato a prendere decisioni difficili in cui si è volontariamente messo da parte: l’episodio che citi tu è forse il primo cronologicamente, ma possiamo citare anche il suo auto-imposto allontanamento dai Savatage subito dopo ‘Streets’, la scelta di partecipare a tutte la audizioni per trovare chi lo sostituisse e la decisione di continuare dopo la morte di Criss mantenendo pur sempre Stevens al microfono. Certo, non esiste parola migliore di ‘frontman’ per descrivere la personalità artistica così esplosiva di Jon, ma sono altresì convinto che questo sia solo l’aspetto più visibile di un carattere multi sfaccettato e complesso, nel quale convivono anche una profonda capacità di analisi e un grande altruismo.

Due nomi, uno scontato e l’altro un po’ meno: O’Neill e Chris Caffery. Il primo è stato fondamentale per ridare splendore a una band che appariva ai saluti finali della propria carriera, al secondo, invece, forse vengono riconosciuti meno onori di quanti ne meriti, alla fine ha scritto alcune delle pagini più importanti della band. Che puoi dirci di questi personaggi?
La mia opinione su Chris Caffery è che si è tratta di un personaggio che più di altri ha subito per lunghi periodi la pressione del mondo rock’n’roll anni ’80. Non parlo di sesso, droga e rock’n’roll come per Guns o Motley, ma proprio della capacità che ha il rock di far leva sui lati più spigolosi e egocentrici del tuo carattere, sulla sua capacità di incasinarti la mente e farti fare brutte scelte. Per Caffery è andata così: introdotto ‘a forza’ per dare respiro a Criss dal vivo è stato a lungo il chitarrista che non conosceva nessuno nascosto dietro gli amplificatori, quando, infine, ha convinto tutti e diventato amico con i fratelli Oliva, se ne è andato via per seguire sogni di carriera con il proprio fratello maggiore, sogni che poi l’hanno lasciato non niente in mano e che gli hanno tolto la partecipazione a quel capolavoro chiamato Streets. Per fortuna la sua amicizia con Jon e la sua susseguente partecipazione ai Doctor Butcher hanno fatto sì che il ragazzo, pur abitando a New York e non in Florida, rimanesse in stretto contatto con l’ambiente Savatage, fino a quando i tempi non sono stati maturi per un suo rientro in pianta stabile. Su Paul è più difficile tirare un giudizio… l’ho conosciuto in prima persona e ho passato un bella parte di pomeriggio sul tourbus con lui l’anno scorso a Wacken. Grandissima persona, di una moralità spiccata e un’intelligenza e una profondità non comuni, ma a differenza degli altri musicisti dei Savatage, in qualche modo Paul veicola sempre l’impressione di essere in fondo in fondo un businessman. Non che sia un male il suo arrivo in casa Savatage dopo il flop di ‘Fight For The Rock’ fu motivato proprio da ragioni commerciali, ma riuscire a distinguere l’aspetto personale da quello business di Paul è sicuramente più complesso. Certo è che il suo ruolo nella rinascita e nella successiva imposizione di un nuovo stile per i Savatage fu fondamentale. Molti dei loro momenti migliori passano anche dalla sua penna, e nessuno potrà mai contestargli questo fatto. La sua amicizia con Jon è sicuramente quanto di più bello potesse capitare alla band, e di questo tutti noi fan dobbiamo essere grati.

Nel libro fa bella mostra di te una foto con Jon Oliva, quali altri membri della band hai avuto modo di incontrare prima, durante e dopo la fase di scrittura di questa opera?
La foto con Jon Oliva è in effetti precedente le fasi di stesura del libro. Lo scatto risale al 2012, durante il tour dei Jon Oliva’s Pain in cui si riproponeva il classico dei Savatage Hall Of The Mountain King nella sua interezza. Lo intervistai nei camerini del live di Trezzo, e la foto ce la scattò nientemeno che Chris Kinder! Ai tempi il libro non era nemmeno in cantiere, quindi non immaginavo che poi l’avrei risentito per chiedergli ben altre cose…Durante le fasi di stesura del libro, ho intervistato molti nomi ruotanti intorno a Savalandia, Jon, Zack Stevens e Chris Caffery compresi, ma il tutto si è svolto per via epistolare, grazie alla mediazione di Andrea ‘Rig’ Mariani, amico molto vicino alla band e ai suoi membri. Ad Agosto 2015, col libro già praticamente terminato, ho avuto, però, la possibilità grazie a earMusic e al promoter italiano SpinGo! di raggiungere la band al Wacken per il concerto della reunion e partecipare così a un incontro pubblico in conferenza stampa e a delle interviste personali all’interno del loro tourbus. E’ stata una gran soddisfazione!

Soffermiamoci un attimo sull’aspetto lirico, che da un certo punto in poi ha avuto un’importanza crescente nella fase di creazione degli album (anche tu hai dato ampio risalto alle trame dei concept, inserendoli in appositi box). Se ci soffermiamo sulle trame sviscerate in Streets, Dead Winter Dead, The Wake Of Magellan e Poets and Madmen, troviamo un’etica cristiana, molte volte quasi manzoniana, con tanto di redenzione finale del personaggio di turno. Qual era il rapporto dei fratelli Oliva con la religione? Credi che in qualche modo le origini italiane li abbiano influenzati?
Onestamente non saprei, è un argomento sempre delicato. Tra le varie band che seguo, i Savatage sono tra quelli che mostrano il più marcato processo di maturazione a livello di profondità lirica. L’estetica heavy Anni ’80 era marcata nei Savatage degli esordi come in altre band, e temi non certo conciliabili con l’etica cristiana erano presenti in questi lavori. Riallacciandoci alla domanda di prima, penso che l’influenza di O’Neill sia fondamentale. Già da ‘Streets’ si formava un canovaccio che si è poi ripetuto su vari concept: Paul forniva la storyboard e il ‘copione’, e Jon dava vita a vicende e personaggi. Jon è un attore consumato, e tanto della sua personalità è possibile ritrovare in molti dei personaggi da lui ‘interpretati’ (D.T.Jesus di ‘Streets’ su tutti). Penso sia lui la vera molla che permette a qualcosa che esiste solo in forma bidimensionale su foglio di acquistare un suo spessore e una sua concretezza. Riprendendo il filo della domanda, non so dirti con sicurezza quale fosse il rapporto dei fratelli Oliva con la religione, anche se qualcosa è possibile dedurre dal quadro famigliare felice e armonico che ha segnato la loro infanzia. Posso, però, dirti che i temi della redenzione, dell’uomo perso che lotta per raggiungere la serenità e solo passando attraverso il patimento e il sacrificio la raggiunge è qualcosa di facilmente inquadrabile con quanto sappiamo di Jon Oliva.

Torniamo su argomenti meno delicati, qual è la reliquia più preziosa nella tua Sava-collection?
Potresti immaginarti un LP raro, in vinile, o un qualche tipo di CD live introvabile... ma la realtà è che tengo molto a un poster uscito per Metal Hammer nel 1998. C’è la formazione di Wake Of Magellan al completo. E’ un’immagine forse caotica e confusa, non il miglior poster che si poteva fare in effetti, ma è stato appeso a guardarmi le spalle mentre sedevo alla mia scrivania a studiare per il liceo per anni. Dopo si è spostato in un'altra stanza, e infine in un'altra casa, quando finalmente cominciai a lavorare nel 2005 e me ne andai dalla casa dei miei. Ora sono sposato ed ho un figlio, i sei membri dei Savatage non mi guardano più dal muro, ma so che quel poster c’è, tra le cose care riposte in soffitta...

Quali sono invece i tuoi progetti futuri?
Ho parlato di un bambino, ed è molto piccolo. E’ nato praticamente a libro terminato, e ora ha otto mesi. Per adesso il piano è occuparmi di lui, cosa di per se molto impegnativa. La vena creativa però non si è esaurita, e nel poco tempo libero raccolgo ancora materiale per altri lavori che mi piacerebbe proporre e pubblicare. Potrebbe trattarsi di un'altra biografia per una band un po’ più famosa, oppure di un lavoro - sempre musicale - completamente diverso per un'altra collana… Vedremo!

Dario, ti ringrazio per la piacevole chiacchierata, a te il compito di tirar giù il sipario…
E io ringrazio te per le interessanti domande! Consiglio a tutti i fan una lettura del libro, alla fine di esse la mia speranza è che vi parrà di conoscere meglio questi sei (ma anche nove o dieci!) particolari individui che, collaborando, hanno regalato tante ore di bella musica a tutti noi. Ricordiamoci però che il sipario scende solo per poter essere rialzato un'altra volta… e speriamo che Jon, Paul, Chris e gli altri amici decidano di metterci in scena nuove emozionati rappresentazioni nel prossimo futuro!

g.f.cassatella

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