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Vanadium. La biografia ufficiale (Luca Fassina, Crac Edizioni 2014)

Una delle prime cose che si imparano da un sussidiario in terza elementare è che nell’antichità le storie si tramandavano oralmente. Cose superate, ormai viviamo nell’epoca del digitale, lasciamo impronte ovunque. Ma neanche nei decenni precedenti ce la cavavamo male con fotografie, quadri, televisioni, libri e via dicendo. La storia orale pian piano ha perso la propria utilità, rilegata al racconto di qualche zio ubriaco in occasione delle feste di famiglie. Ma c’è un’età della pietra in ogni scena, c’è sempre quel momento scarsamente documentato, la cui ricostruzione richiede la cronaca di chi l’ha vissuta. Vanadium di Luca Fassina è storia orale. Lasciate stare il formato cartaceo o i moderni QR Code, che danno al tutto un fascino tecnologico. Qui ci troviamo innanzi a quanto di più vicino ci sia alla forma parlata: questa biografia si legge con le orecchie. La prima domanda che m’è sorta quando avuto nelle mie mani il volumetto edito dalla Crac è stata: perché non ci ha pensato mai nessuno prima? La più importante metal band italiana di sempre (cronologicamente e a livello di vendite, almeno sul territorio nostrano) è stata dimenticata da tutti, ma non da chi ci ha lavorato insieme Così Luca Fassina si è sobbarcato il peso di riannodare tutti i fili di una trama che altrimenti avrebbe rischiato di finire nell’oblio, nel mare “mostrum” della stereotipata scena attuale. Ne leggerete delle belle, i primi tempi contraddistinti da band senza fortuna, da personaggi difficilmente avvicinabili al nostro mondo (Mino Reitano) ed eventi impensabili oggi (sigla nella trasmissione musicale di punta della Rai, alle copertine delle riveste mainstream per adolescenti). E poi i dischi. Dischi prodotti e venduti, non come ora, che vai da un’etichetta, tu che non acquisti i cd di nessuno, e ti ritrovi a comprare centinaia di copie di quello del tuo gruppo. Perché Vanadium è anche questo, lo spaccato di un mondo, quello della discografia italiana, che non esiste più. E’ anche la storia di un gruppo uomini capaci di essere al contempo delle rockstar, dei lavoratori e dei padri di famiglia. Di gente che s’è fatto un mazzo così per creare una scena inesistente. Che s’è mossa con l’intraprendenza dell’esploratore e l’incoscienza del sognatore. La crescita costante in termini di vendita e popolarità, qualche passo sbagliato, tanti aneddoti divertenti. Poi la fine, prima momentanea e poi definitiva. Le vite dei protagonisti che si dividono, ognuno per la propria strada, ognuno però a fare musica, perché probabilmente non è l’unica cosa sanno fare, ma è quella che a loro riesce meglio, anche lontano dai riflettori. Se Pino Scotto oggi è un’icona pop, che sbraita e arringa, ieri è stato la voce del disagio di una fetta di popolazione italiana, che cercava di andare oltre il mandolino, il sole e l’amore. A fare da cornice alle parole, le immagini (tante), le testimonianze video e un dettagliato albero genealogico che mette ordine alle vicende passate e presenti. Una testimonianza importante, da far leggere a chi passa il proprio tempo a lamentarsi di quello che va male oggi, dimenticando che prima era molto peggio.

L’autore

Luca Fassina - classe 1970 - compie nel 2013 il quarto di secolo come giornalista. Dopo alcune esperienze nel fervente mondo della musica underground e delle fanzine italiane, approda alla redazione che crea il mensile Hard! - La Rivista di Musica Robusta, come specialista di rock underground e fan club. Nelle edicole italiane dal 1990, diventa un punto di riferimento per la musica di settore e, durante i dieci anni della sua esistenza, distribuisce una versione tradotta in Spagna e partorisce lo spin-off Monsters!, che viene pubblicato anche in America.
Dopo una lunga pausa dedicata al mondo dei videogiochi, torna a scrivere regolarmente di musica per Metal Maniac e per la versione italiana del celebre marchio inglese Classic Rock. Suoi articoli sono apparsi anche sulla versione online italiana di Rolling Stone.

Titolo: Vanadium. La biografia ufficiale
Autore: Luca Fassina
Pagine: 238
Editore: Crac Edizioni
ISBN: 9788897389149
Prezzo: 18,00 €

L’intervista

Ciao Luca, la nostra ultima chiacchierata risale alla pubblicazione di On Stage (Back Stage) – 100 canzoni immortali dall'alternative rock al metal estremo raccontate dai protagonisti. In pratica sei passato da 100 storie di rock, alla Storia di Heavy Metal per antonomasia qui in Italia. Cosa ha fatto scattare la molla che ti ha portato a scrivere questa grande epopea?
In On Stage ho inserito un brano dei Vanadium, Run Too Fast. Parlando con Marco della Crac mi ha chiesto se fossi in contatto con la band e così abbiamo iniziato a pianificare questa avventura.

Gli incroci che hanno portato alla line-up del primo album sono stati veramente intricati, è stato complicato per te sbrogliare questa matassa?
No: scrivere questo libro è stato come buttare un sasso in acqua. Ogni cerchio di persone portava al cerchio successivo, ogni intervista ne apriva di nuove. Con un po’ di pazienza, in undici mesi sono arrivato al risultato finale.

Due sono gli aggettivi usati per descrivere i Vanadium che ricorrono spesso nelle dichiarazione degli intervistati: bravi ragazzi e professionali. Ti andrebbe di aggiungerne altri?
Testardi, perché tra tutti quanti hanno delle belle cape toste; determinati, perché ci hanno creduto; sfortunati perché gli è mancato qualcuno che ci credesse come loro nel momento giusto.

Da quasi un quarto di secolo bazzico i lidi metallici nostrani, ho sempre notato un certo piangersi addosso delle band tricolori, con la scusa che l’insuccesso è dovuto soprattutto all’ignoranza dell’ascoltatore medio italiano. Invece, i Vanadium stati capaci di conquistarsi dei passaggi in Rai e le copertine delle riviste mainstream: come mai nessuno ha saputo più inserirsi nella breccia aperta dalla band milanese?

Dobbiamo tener presente il periodo storico di cui stiamo parlando: negli anni ’80 la Durium era una potenza grazie al suo catalogo discografico, quindi riusciva ad avere passaggi in RAI che oggi sono semplicemente impensabili. A questo aggiungi il fatto che in Italia, eccezion fatta per la musica leggera, qualsiasi altro genere ha sempre avuto e continua ad avere problemi di visibilità.

Attraverso la biografia dei Vanadium hai ripercorso anche un momento di storia, forse il più ricco, dell’industria musicale italiana. Cosa hai provato a descrivere un mondo che ora non c’è più?
I miei quarantacinque anni mi permettono di dire ‘io c’ero’, quindi è stato un grande revival: parlare di locali, concerti, persone che avevo incontrato allora, da fan, è stato molto intenso. Come lo scoprire alcuni ‘dietro le quinte’ raccontati dagli addetti ai lavori: il pomeriggio passato con il signor Lampa è indimenticabile.

Quali sono i tuoi album preferiti dei Vanadium?
Sicuramente Born to Fight perché me li ha fatti scoprire, poi Seventheaven, che ho seguito anche come roadie. Parlando del post-Vanadium, Guardian Angel dei Rustless e Vuoti di Memoria di Pino Scotto sono due gran bei dischi.

Nel libro rispondi a una domanda che un po’ tutti ci poniamo da anni: verranno mai pubblicate delle ristampe?
In circolazione ci sono delle ristampe pirata, registrate su CD direttamente dai vinili (si sente la puntina che viene appoggiata sul disco): credo che questo sia l’unico modo di riprodurli, dato che i master di molti dischi sembrano irrimediabilmente persi.

Normalmente quando un gruppo si scioglie, partono le accuse e i veleni. La storia dei Vanadium è un po’ particolare da questo punto di vista, ognuno si è preso le proprie responsabilità. Ma si può parlare di vere colpe o il divorzio è stato un passo inevitabile?
La storia del rock è piena di esempi simili, dai Black Sabbath ai Rainbow sino ai giorni nostri, con i Neri per Caso (si sono sciolti i Neri Per Caso? Ndr): ad un certo punto qualcosa si incrina e non si può aggiustare. I Black Sabbath stanno parlando di un ultimo concerto con la formazione storica prima di ritirarsi. Chissà se anche i Vanadium ci faranno questo regalo, prima o poi…

All’indomani dello scioglimento, al di là della momentanea reunion, sono nati una miriade di progetti che hanno visto coinvolti gli ex membri: quale preferisci di questi? Ritieni che uno possa essere considerato la naturale evoluzione dei Vanadium?
Domanda sibillina: quello che fa Pino Scotto con il suo gruppo oggi è la naturale evoluzione della voce dei Vanadium; quello che fanno i Rustless è la maturazione musicale del progressive che si era intuito in Seventheaven. Molti dei musicisti pre-Metal Rock oggi continuano a suonare (e bene) e ce n’è per tutti i gusti.

Abbiamo aperto l’intervista citando la fatica che ha preceduto questa biografia, quale sarà invece il tuo prossimo passo?
Sto collaborando a diversi progetti, che verranno annunciati a tempo debito: una nuova biografia per il 2015, una per il 2016, un saggio che mischia musica e viaggi e una collaborazione con dei musicisti internazionali per il 2017. Se son rose…

Grazie della tua disponibilità, a te la chiusura…
Grazie Giuseppe, un saluto ai lettori di Raw&Wild. Ci sentiamo alla prossima.

g.f.cassatella

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