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Mario “The Black” Di Donato. Ars et metal mentis (Mattia Montanari, 2014)

La Crac Edizioni da qualche anno è impegnata in un’operazione degna di nota, quella di metter su carta le biografie dei personaggi e/o gruppi che hanno fatto la storia del metal in Italia. Death SS (Steve Sylvester), Bulldozer, Vanadium, Skanner e Mario “The Black” Di Donato. Ed è proprio quest’ultimo il protagonista del saggio scritto da Mattia Montanari (Visioni Gotiche e membro della direzione editoriale della stessa casa editrice), che regala così al grande pubblico la storia di uno dei personaggi più schivi e misteriosi del panorama musicale italiano. Mario Di Donato rappresenta una mosca bianca (mmm) all’interno della scena internazionale, negli anni ha maturato uno stile esecutivo, ma soprattutto, una linea concettuale che lo distingue da tutto quello che è prodotto dagli altri. Fortemente influenzato dalla sua infanzia trascorsa a Pescosansone (Pe) e dalla tradizione e iconografia cristiana, il musicista ha mantenuto intatta la propria fede, rendendola l’epicentro della propria produzione artistica, che non è limitata alla sola musica, ma che tracima nelle arti pittoriche. La bravura di Mattia Montanari è stata proprio questa, saper ricostruire la vita di Mario (lo stesso Mario del celeberrimo brano del progetto Mondocane) tracciandone gli sviluppi della carriera di pittore e musicista. Forse la prima ha dato a Di Donato, se non le maggiori soddisfazioni, i maggior consensi, con premi, mostre e inserimento delle proprie opere in mostre permanenti. Nella scena musicale il suo nome è rimasto di nicchia, nonostante questo, i riconoscimenti internazionali non sono mancati, così come dimostrano i prezzi vertiginosi raggiunti tra i collezionisti dei suoi album. Se l’amore per il disegno nasce negli anni scolastici e fa un cammino canonico che prevede la tappa del liceo artistico (qui consocerà un certo Pazienza), quella musicale ripercorre i soliti step: cover, prima band di brani inediti e via dicendo. Le cose diventano serie con gli UT, che di lì a poco cambieranno nome in Unreal Terror. Poi arrivano i Requiem, con i loro titoli in latino, che faranno da apripista per il progetto definitivo, quello omonimo The Black. Con questo ultimo gruppo tutto ciò che prima era stato in nuce prende forma e diventa quella miscela unica di suoni e testi che porterà alla concreta realizzazione dell’Ars Et Metal Mentis. Più una filosofia che un genere. I due binari artistici molte volte s’incontreranno, così i magistrali dipinti di Mario diventeranno le splendide copertine dei suoi album. Un connubio originalissimo ed evocativo, che ancora una volta va a testimoniare la completa estraneità della proposta dell’abruzzese ai cliché del metal. Ovviamente in una lunga carriera non possono mancare personaggi di rilievo che sono entrati in contatto con di Di Donato, parlando di lui sempre in toni lusinghieri, Paul Chain, Massimo Gasperini (Black Widow Records), Leo Strozzieri (critico d’arte), Marco Melzi (Minotauro\Markuee Records) e tutta una serie di musicisti e politici (a dimostrazione della trasversalità del personaggio). Molti di questi sono stati intervistati nelle pagine in coda al libro, tra tutti spiccano le parole di Ennio Nicolini, compagno d’armi da una vita (tranne una breve parentesi post uscita di Mario dai Requiem), che meriterebbe di suo anche un bel libro celebrativo. Mattia Montanari ha fatto un gran lavoro di ricostruzione, con il piglio dello storico e l’entusiasmo del fan, ci consegna una delle pagine più belle del metallo di casa nostra.

Titolo: Mario “The Black” Di Donato. Ars et metal mentis
Autore: Mattia Montanari
Pagine: 235
Editore: Crac Edizioni
ISBN: 978-88-97389-09-5
Prezzo: 17,00 €

L’intervista

Ciao Mattia, nella mia esperienza di metallaro ho maturato l’idea che Mario Di Donato sia una persona molto schiva, che ama stare lontano dai riflettori. E’ stato complicato coinvolgerlo in questa operazione editoriale?
Ciao Giuseppe! Mario è una persona molto solare e simpatica. Non trovo che sia schivo, ma certamente seleziona le persone a cui dare fiducia. A livello mediatico resta un pochino defilato perché non ama moltissimo il computer e quindi mi occupo personalmente, come suo manager, di gestire i contatti su internet. Forse per tale motivo risulta, ad occhi esterni, come una persona che ama stare lontano dai riflettori, ma in realtà Mario è disponibilissimo per interviste, concerti e quant'altro. Coinvolgerlo nel progetto della biografia non è stato complicato perché tra me e lui si è instaurata subito una simpatia e stima reciproca che ha facilitato tantissimo le cose e che mi ha portato in breve tempo a ricevere anche la sua richiesta di seguirlo come manager. Peraltro la nostra casa editrice aveva già avuto una esperienza concreta e positiva con Steve Sylvester nella pubblicazione di una biografia e questo ci ha ulteriormente facilitato nel rendere credibile la nostra proposta.

La biografia si muove su due binari, uno musicale e uno pittorico. Ma sono veramente due aspetti differenti o sono due facce della stessa medaglia?
Posso riassumerti tutto nel concetto di “Ars et Metal Mentis” che Mario ha adottato per definire la sua proposta artistica. La pittura e la musica si fondono e si compenetrano nella personalità di Mario e rappresentano due aspetti indissolubili della sua anima. La musica ispira la pittura e viceversa. Mario si dedica con eguale intensità a entrambe le forme d'arte e non potrebbe fare a meno di nessuna delle due.
Quel che mi pare di capire è che il pittore abbia ricevuto più riconoscimenti ufficiali del musicista: mi sbaglio? Credi che il professare apertamente il proprio essere cattolico in un mondo anticlericale come quello del metal sia risultato a lungo andare un handicap? La pittura è una forma d'arte che può raggiungere un pubblico più vasto ed eterogeneo grazie ai numerosi eventi e mostre che vengono organizzate, sia in Italia che all'estero. La musica heavy metal, invece, è un'espressione artistica di “nicchia” con meno possibilità di emergere e di raggiungere vaste platee. Diciamo che questo discorso è particolarmente vero per l'Italia dove il metal è sempre stato relegato nel sottobosco musicale a differenza di altri paesi europei, dove invece è messo sullo stesso livello di generi più mainstream e commerciali. Non sono quindi d'accordo quando dici che l'impronta cattolica della musica di Mario ha costituito un handicap perché, come ho detto sopra, credo che il problema sia esclusivamente legato alla scarsa considerazione di cui il genere metal gode all'interno del nostro Paese. Tra l'altro vorrei ricordare che Mario ha ricevuto il “Premio Dante Alighieri” alla carriera dalla regione Abruzzo e questo credo che in Italia sia un caso eccezionale per un musicista heavy metal.

Tralasciando i primi passi nel mondo della musica, la cose si sono fatte serie con gli UT. Di lì a poco sono arrivati gli Unreal Terror, i Requiem e i The Black. Quale credi che sia l’aspetto che accomuna tutte queste esperienze e quali credi che siano le qualità che rende ognuno di esse diverse dall’altra?
Gli UT furono un progetto caro a Mario perché in esso confluivano sia l'amore per la storia e la cultura italiana, in particolare medievale, sia un certo rock/metal progressivo sperimentale, con cantato in italiano, che rendevano il contesto generale molto particolare e originale. Posso dirti che Mario è legatissimo a quell'esperienza e ad oggi c'è del materiale che sarebbe molto interessante poter ripubblicare. Gli Unreal Terror furono, invece, un progetto nato con l'ambizione di rivolgersi in maniera convincente anche al pubblico straniero, vennero abbandonati sia il cantato in italiano, per lasciare il posto all'inglese, che tutti quegli elementi legati al folklore e alla cultura italiana che avevano, invece, caratterizzato gli UT. Si perse in originalità per orientarsi verso un Hard Rock/Metal più classico dai forti connotati europei. Mario non fu mai convinto al 100% di quel cambio di direzione e in effetti il distacco dagli altri membri del gruppo avvenne dopo la pubblicazione del primo disco. L'addio agli Unreal Terror, però, rappresentò per Mario l'opportunità di creare progetti in cui poteva esprimere in maniera completa la sua vena artistica e le sue idee sia concettuali che sonore. L'ambizione di Mario era quella di realizzare qualcosa di originale e atipico in cui confluissero elementi fondamentali come: storia e tradizione italiana, arte e pittura, sonorità oscure e darkeggianti, folklore, misticismo e religione cattolica. Tale ambizione venne raggiunta nei Requiem, ma soprattutto nei The Black. Questi ultimi si possono considerare sicuramente la vera essenza di Mario “The Black” Di Donato.

Ciò che contraddistingue l’opera di Mario è un forte attaccamento alle propria terra, sia dal punto di vista delle tradizioni che da quello religioso. Credi che ci siano dei tratti in comune tra quando fatto da The Black e l’ondata folk\viking metal arrivata dal nord Europa?
Mario è ispirato dalla tradizione culturale italiana e in particolare abruzzese. La religione cattolica spesso viene contaminata da elementi legati al folklore e alla tradizione popolare e questa contaminazione è presente anche nella musica e nella pittura di Mario. Tu mi suggerisci un accostamento al folk/viking nordico, ma dal mio punto di vista non ci sono molti punti di contatto con quel tipo di musica. A livello sonoro non si trovano elementi folk nella musica di Mario e a livello concettuale la visione del mondo è fortemente cristiana. Nel folk/viking nordico, invece, la musica è intrisa di elementi folk e la visione del mondo è decisamente pagana con deviazioni anche in tematiche legate all'anti-cristianesimo, se non addirittura sataniche. Un punto in comune è sicuramente l'amore per la propria terra e la voglia di portarne alla luce le tradizioni e la cultura. Non vedo tuttavia nazionalismo in questo approccio da parte dei The Black, mentre invece un certo folk/viking nordico è spesso alimentato da idee nazionalistiche.

Nonostante la fama raggiunta Mario non ha perso la voglia di collaborare con band, molte delle quali anche distanti da quanto da lui proposto. Possiamo affermare che dopo tanti anni di carriera Mario è ancora una persona artisticamente curiosa?
Mario è molto attivo, curioso e disponibile ad aprirsi a nuove esperienze artistiche. Non ha sicuramente appeso la chitarra al chiodo. Anzi. L'amore per l'arte (musica e pittura) è rimasto immutato nel corso della sua lunga carriera e la fiamma della passione è ben lontana dallo spegnersi. Tuttavia seleziona molto i progetti a cui partecipare. Viene richiesta serietà, professionalità e soprattutto vengono rigettate tutte quelle proposte artistiche che portano avanti ideologie estreme sia politiche che religiose.

Quali sono gli album di Di Donato che preferisci?
Difficile scegliere. Ogni disco ha una storia a sé e tutti sono affascinanti. Sicuramente “Gorgoni” è il disco più maturo della band, soprattutto a livello sonoro ed è quello per cui ho al momento una leggerissima preferenza.

Da qualche tempo sei diventato il manager della band, quindi sarai ben informato su prossimi passi, ce ne puoi anticipare qualcuno? Nel libro accenni a una collaborazione con Steve Sylvester.
I The Black stanno lavorando a un nuovo album che verrà prodotto dalla inossidabile Black Widow Records di Genova. I lavori procedono, ma al momento non so dirti quando verranno completati. Per quanto concerne la collaborazione con Steve Sylvester non è stato concretizzato nulla anche se sono state messe sul piatto diverse idee - non solo musicali - che potranno vedere la luce in un prossimo futuro. Diciamo che la realizzazione delle stesse dipende da diversi fattori ed impegni, sia artistici che personali, che riguardano sia Mario che Steve.

Mentre dal vivo sono previste delle date estive?
Il discorso concerti è piuttosto delicato. La situazione non è delle migliori. Le offerte live sono scarse e spesso a condizioni non accettabili. Capisco le difficoltà degli organizzatori a far quadrare i bilanci, ma nello stesso tempo anche per le band non è semplice adattarsi a determinate situazioni. I The Black sono in giro da 40 anni, considerando la carriera musicale dei suoi membri, e pertanto le esigenze non possono e non devono essere le stesse di gruppi meno affermati e alle prime armi. Nonostante questo, si cerca di venire incontro agli organizzatori e di trovare dei compromessi accettabili. Al momento sono stati contattati dei festival (anche stranieri) e dei locali e siamo in attesa di risposte. Ci piacerebbe moltissimo poter suonare nel Sud Italia (Puglia, Sicilia, Campania, Calabria ecc...) proprio perché in queste regioni i The Black non hanno mai avuto molte opportunità per esibirsi nonostante le richieste continue dei fan di quelle zone.

I tuoi prossimi progetti editoriali?
Al momento ho in cantiere un progetto editoriale che potrebbe partire in autunno. Restano da definire alcune cose. Posso anticipare solamente che lavorerò con una band molto particolare e suggestiva dell'underground doom metal italiano.

Ti ringrazio, a presto…
Grazie a te per la disponibilità e gentilezza. E' grazie a riviste come la vostra che questo mondo sotterraneo continua ad avere linfa vitale e visibilità.

g.f.cassatella

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