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Soul On Fire - Peter Steele tra i Carnivore e i Type O Negative (Jeff Wagner – Tsunami Edizioni, 2015)

Ho scoperto per caso i TON. Mio padre aveva un negozio di dischi, quando ci fu recapitata una velina della Ricordi (all’epoca fresca distributrice sul suolo italico della RoadRunner) contenente le ultime novità dell’etichetta olandese. Io, sempre alla ricerca di nuove band death metal, puntai su quel gruppo dallo strano nome, di cui non avevo ancora letto nessuna recensione. Ovviamente non facevano death metal. Anzi, in quel disco Slow, Deep and Hard, c’era di tutto tranne che il death.
Da quel 1991 di acqua sotto i ponti ne è passata, non ho mai smesso, tra alti e bassi, di seguire le sorti di Peter e dei sui fidi compagni. Ventiquattro anni non sono pochi da ricordare, fortunatamente m’è venuto in contro Jeff Wagner con il suo Soul On Fire – Peter Steele Tra Carnivore e Type O Negative. In realtà, Jeff inizia il proprio racconto dall’infanzia del gigantesco bassista, perché probabilmente, mai come in questo caso, tutto ciò che è venuto fuori dopo, è frutto di quei primi anni.
Unico maschio, eccetto il padre, di una famiglia di sole donne; il frutto dell’amore tardo dei due genitori, ha sempre vissuto in bilico tra affetto familiare e disagio sociale. Un ragazzino così alto non aveva una vita facile, in più, sul piatto Peter aggiungeva una certa dose di sensibilità. Un mix letale che lo portava a essere estremamente gentile con il prossimo (chiedete pure ai vicini) e, al contempo, un personaggio scontroso e solitario. Perfezionista al limite dell’ossessione. Nella musica ascoltata in modo disordinato, solo, in casa (Beatles e primi gruppi hard rock, Black Sabbath su tutti) trovò la naturale valvola di sfogo.
La gavetta iniziata con progetti minori, si fa seria con i Fallout, band che già presenta i prodromi dell’originalità e della bizzarria che contraddistinguerà tutta la sua carriera.
Poi la svolta con i Carnivore, con il tira e molla del vorrei ma non ce la faccio, che hanno portato quel trio di scavezzacolli a diventare una leggenda nella natia Brooklyn e un manipolo di quasi sconosciuti fuori dalla Grande Mela. Perché, ovviamente, Peter aveva paura del palcoscenico; figuriamoci dell’andare lontano dal proprio covo situato nel sottoscala della casa dei suoi. I Carnivore erano destinati a morire, e così fu. La crisi, risolta grazie all’apporto di alcuni amici, che diede vita ai Repulsion. Il primo demo, ed ecco che i Repulsion che diventano i Type O Negative.
Quel demo diventerà poi Slow, Deep And Hard, che verrà seguito dallo strambo The Origin Of The Feces. Tutto lasciava immaginare per la band la stessa fine dei Carnivore, ma di li a poco arrivò Bloody Kisses, e tutto cambiò.
Lentamente, quasi come il doom dei nostri, il disco, sfruttando tutta una serie di eventi fortunati, diventerà disco di platino. E Peter avrà tutto quello che aveva desiderato e mai veramente voluto. Gli sguardi e le attenzioni di tutti, l’obbligo di girare il mondo in tour. Il peggio di peggio per un soggetto ai limiti della sociopatia.
October Rust ne ha confermato la fama e ha acuito le crepe esistenziali. Poi tutto il resto, da salutista a tossico. Da miliardario a poveraccio. Bianco e nero, o verde e nero, se preferite. Sino alla tragica morte.
Jeff Wagner, pur inserendo un’aneddotica ricca, si sofferma più sullo Steele uomo. Quello più affascinante nelle sue contraddizioni. Contraddizioni che nel suo caso diventavano quasi coerenza. Gentile con tutti, fu capace di essere tacciato d’essere un fascista. Amante delle donne all’inverosimile, si creò una fama di misogino. E così via.
Wagner ha raccolto materiale (molto messo a disposizione dalla famiglia) e storie di chi l’ha conosciuto. Si ha quasi l’impressione che tutti abbiano voluto dire la propria sul gigante, quasi che parlarne facesse loro bene. Gente sconosciuta o famosa tutta concorde sulla bontà di quell’uomo.
Perché Peter Steele, è stato prima di tutto il gigante gentile Peter Thomas Ratajczyk.

L’autore
Jeff Wagner vive a Greensboro, in North Carolina.
È l’autore di Prog Metal: quarant’anni di heavy metal progressivo (Tsunami Edizioni), e ha avuto l’onore di collaborare con Martin Popoff per la sua storia illustrata dei Rush. È stato inoltre editor della rivista Metal Maniacs dal 1997 al 2001. Ha comprato il suo primo albun dei Carnivore nel 1996.
Lavora per InsideOut Music di giorno e produce formaggio vegano di notte. E guarda quanto più baseball gli sia possibile.

Titolo: Soul On Fire - Peter Steele tra i Carnivore e i Type O Negative
Autore: Jeff Wagner
Pagine: 320
Editore: Tsunami Edizioni
ISBN: 978-88-96131-78-7
Prezzo: 21,50 €

Anteprima scaricabile gratuitamente:
http://www.tsunamiedizioni.com/--00-PDF/Steele.pdf

Contatti:
www.tsunamiedizioni.com
info@tsunamiedizioni.it

L’intervista

Quando hai deciso i Type O Negative sarebbero stati l’oggetto del tuo nuovo libro?

Ci tengo a precisare che questo è un libro su Peter Steele. Non è mai stato destinato a essere la storia definitiva dei Type O Negative. Ho cercato di evidenziarlo nel titolo, ma poi lo stile della copertina è molto "Type O", e questo trae in inganno… Io sono un fan dei TON, ma anche dei Carnivore. Sono sempre stato attratto da Peter come entità creativa in generale. Ho voluto guardare alla totalità del personaggio, come artista e come essere umano. Naturalmente gran parte di quella storia è incentrata su i Type O Negative. Per quanto riguarda il “perché”, mi resi conto che non era stato ancora scritto un libro su di lui, ho sentito che era il momento di farlo. Non mi illudo che quest’opera lo renderà immortale, solo la sua musica lo farà.

Come è stato accolto il libro dai fan e dai membri ancora in vita della band?
I fan l’hanno accolto meglio di quanto mi aspettassi. Ho ricevuto centinaia di messaggi da tutto il mondo da chi mi ringraziava per quello che avevo scritto e per come l’avessi fatto in modo rispettoso. I restanti membri della band? Le reazioni sono state diverse, alcuni hanno affermato che è un lavoro ben fatto. Altri hanno detto che il libro non doveva esser scritto. Un altro paio sostenevano di sapere che Peter non avrebbe voluto un libro su di lui. Io ho ascoltato tutte queste opinioni, ma alla fine nessuno di loro poteva pretendere di parlare in nome di Peter. Poi c’è stato chi ha sostenuto che alcuni fatti riportati non siano corretti (come, per esempio, il suo matrimonio con Donna White e le anticipazioni su come sarebbe dovuto suonare per Peter il nuovo album dei Type). Ma io ho diverse prove che dimostrano che è tutto vero: Peter è stato sposato una volta e aveva dei piani concreti su come sviluppare il nuovo album. Non mi sarei permesso di riportare determinate cose se non avessi pensato che fossero vere!

Quale è stata invece la reazione della famiglia Ratajczyk?
Sai cosa si intende con l’espressione “rompere il vaso di Pandora”? Con la tua domanda hai fatto questo. E’ un quesito legittimo, e sono contento di poter rispondere, ma sono stanco di doverlo fare ripetutamente. Lo trovo estenuante dal punto di vista emozionale. Così se non ti spiace, ti rispondo girandoti quello che ho dichiarato a metalrules.com: “Le quattro sorelle superstiti di Peter e sua nipote mi hanno garantito l’accesso a parecchio materiale, tra cui un lungo elenco di contatti personali dalla rubrica personale di Peter. Hanno fornito un sacco di informazioni e approfondimenti, soprattutto per quanto riguarda l'infanzia e hanno contribuito con alcune foto di famiglia. Durante tutto il processo, le sorelle e io abbiamo avuto una corrispondenza continua, mandavo loro il libro capitolo per capitolo. Ho dato loro molto spazio per suggerimenti, correzioni e modifiche. Su alcune cose abbiamo discusso, ma ho seguito la maggior parte di loro consigli.
Abbiamo avuto un intoppo sul capitolo 13 (All Hail and Farewell), che ha ritardato tutto il lavoro, la cosa un po’ mi ha sconvolto. Ero confuso da tutto questo, erano divise tra loro sull’opportunità di citare o meno una determinata persona. Ho studiato questo personaggio e ho deciso che era fondamentale anche il suo punto di vista. Alla fine la famiglia mi ha permesso di includerlo. Fin dall'inizio ho sostenuto che la storia sarebbe stata raccontata con onestà e integrità, nessuna concessione sarebbe stata fatta alle speculazioni: tutti gli elementi del racconto dovevano essere verificabili da una fonte in vita. Conosco un sacco di cose che a quanto pare sono accadute, ma ho scelto di non stamparle, perché non potevano essere verificate. Altri fatti sono stati volutamente omessi, perché sono cose che semplicemente non sono riuscito a inserire in modo armonico con il resto. Quelle cose finiranno con me nella tomba. Tutto sommato, ho svolto il mio lavoro come un biografo serio e sono andato dove la storia mi ha portato. Ho lasciato spazio a tutti i membri dei TON, così come a ogni componente della famiglia. Hanno perso una persona speciale, la loro vita non sarà più la stessa. Sua sorella Cathy mi ha chiamato poco prima che il libro andasse in stampa, ha riconosciuto che abbiamo percorso tutti una strada difficile per giungere alla stesura definitiva, ma ha ammesso che ho fatto un grande lavoro. L'intera conversazione è stata molto positiva per entrambi le parti.”

Giornali e fan non hanno mai capito a pieno il senso dell’umorismo di Steele. Pensi che la musica sia un gioco con delle regole troppo rigide?
Voglio innanzitutto sottolineare che qualcuno non ha capito il black humor. Sono sicuro che la maggior parte dei fan, è entrato in sintonia con lui. Però, c’è gente per cui è tutto bianco o nero, sì o no, un mondo senza sfumature che non ammette eccezioni. Comunque, rispondendo alla tua domanda, nel mondo della musica c’è un sacco di gente che crede che bisogna sottostare a determinate regole. Lo ritengo molto triste e ironico al contempo, soprattutto se questo poi avviene in ambito rock e metal!

Ho incontrato Peter nel 2007, era molto stanco dopo la sua esibizione, ma fu molto gentile e disponibile quando chiesi un autografo sui miei cd. Nel libro ci sono un sacco di foto di fan che hanno reso un tributo a lui o alle sue band, soprattutto sotto forma di tatuaggio. Quale era il rapporto di Peter con i suoi fan?
Peter ha odiato un sacco di gente, però, era straordinariamente disponibile con le persone per cui provava ammirazione, amore e rispetto. Tra questi i fan, sicuramente. Egli stesso è stato un fan di un sacco di gruppi, per questo capiva la devozione del pubblico nei suoi confronti, tanto da sentirsi in obbligo con chi trovava importante la sua musica.

Nel libro citi una fan particolare che l’entourage dei T0N soprannominò Stalker Girl, poiché riuscì nell’impresa di avvicinare quasi tutte le persone nominate nei ringraziamenti di Bloody Kisses: sei felice di essere stato l’unico, o comunque uno dei pochi, che non è riuscita a raggiungere?
Non credo di essere stato l’unico non rintracciato da lei, ma sicuramente riuscì a beccare un mucchio di gente citata su Bloody Kisses! Non son sicuro sul come mi sarei comportato se si fosse presentata alla mia porta, credo che molto sarebbe dipeso dalle sue intenzioni!

Qual è il tuo album preferito della produzione di Peter?
Sicuramente, dovendone scegliere uno, la prima versione di Bloody Kisses. Però, come già detto, io ho ammirato anche entrambi gli album dei Carnivore, soprattutto Retaliation. Poi adoro Slow, Deep and Hard, World Coming Down e Dead Again. Però sì, BK è stato l’apice creativo di Peter, un disco dall’approccio unico! Un disco molto, molto, molto speciale!

Gli ultimi giorni di vita Peter gli ha trascorsi con i suo numerosi gatti, che fine hanno fatto dopo la sua morte?
Sua sorella Pam si è presa cura di loro. Non credo che li abbia tenuti tutti con lei, ma so per ceto che ha fatto di tutto per garantire loro una vita tranquilla.

Ok, passiamo ad altro: in passato hai scritto un libro sul prog. In Italia abbiamo una grande tradizione in questo campo: cosa pensi delle nostre band?
Io amo pazzescamente il prog italiano degli anni 70! Ho visto dal vivo PFM, Le Orme, Goblin e Banco Del Mutuo Soccorso. Posseggo all’incirca 200 CD e vinili di varie band tricolori. Tra i miei favoriti ci sono Semiramis, Il Balletto di Bronzo, Osanna, Area, Alphataurus. Sono troppi da elencare! Ys del Balletto di Bronzo è il mio favorito in assoluto!

Cosa raccomanderesti a chi si approccia oggi al prog metal?
Di partirei dai Big Three: Rage for Order dei Queensryche, Images and Words dei Dream Theater e Awaken the Guardian dei Fates Warning. Di quest’ultimi poi approfondirei l’ascolto anche delle alter opere, per poi passare a Voivod, Watchtower, Psychotic Waltz, OSI, Atheist, In the Woods, Arcturus, Leprous, Opeth, Cynic e Kayo Dot.

Hai altri libri in cantiere?
Uno solo, ed è destinato probabilmente a essere ancora più di nicchia. Il che dimostra che non faccio questo per i soldi ! Non voglio svelare il soggetto, posso dirti che il focus sarà incentrato su un paese e un'epoca ben precisa (no, non è il prog italiano, mi spiace). Non credo che sarà pronto prima del 2017, se non addirittura nel 2018!

g.f.cassatella

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