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Rage Against The Machine (Joel McIver, Tsunami Edizioni - 2015)

Te lo immagini? Hai tra le mani una biografia sui Rage Against The Machine e già alla prima pagina vedi citare Noam Chomsky. E non solo! Seguono poi, nelle successive, Platone, Bentham, Kropotkin e Popper (Karl, il filosofo, non fatevi strane idee!). Allora ti chiedi – e siamo solo al primo capitolo, Bombtrack 1!- se quello che stai leggendo è il lavoro di un illuminato critico musicale oppure se dietro quelle urla e invettive, che ti mandano fuori di testa, ci sia molto più che dell’ottima musica. Beh, vi dico che siamo al cospetto di entrambe le cose!
Pensi Rage Against The Machine e ti viene in mente: Fuck you, I won't do what you tell me. Ed è a partire della natura di quel you, di quel tu, che Joel McIver inizia il suo lavoro di ricostruzione e comprensione del fenomeno RATM. McIver, critico navigato e rispettato, sa bene che un gruppo come i RATM ha bisogno di molto più di una semplice ricostruzione storica su come quattro ragazzi siano giunti alle vette delle classifiche mondiali. Quello che c’è dietro il fenomeno Rage, non è solo una fortuita commistione di coincidenze. Chissà cosa sarebbe accaduto se de la Rocha e Commeford non avessero frequentato lo stesso liceo o se entrambi non avessero conosciuto Jon Knox, batterista dei Lock Up prima band di Morello, e se Knox non avesse suggerito a Morello proprio quei due! Con i se e con i ma non si fa la storia, ma, una volta incontratisi, quei ragazzi la loro storia l’hanno voluta, costruita, pensata assieme, l’hanno quasi spenta per poi ravvivarla con la stessa decisione e volontà di autodeterminarsi di sempre.
Il lavoro di McIver spiega alla perfezione ciò che c’è dietro quel fenomeno e ciò che c’è in superficie. Spesso si legge nel testo che sono gli stessi membri della band a chiedersi, o a dover rispondere alla domanda, se il loro pubblico davvero vada ai loro concerti e ascolti la loro musica perché abbraccia le loro idee. Certo i Rage sono rossi, è evidente! Ma quanti ragazzi si sono chiesti chi fosse quel tu, di chi fossero le voci di “Voice of Voiceless” o di chi fosse la testa di “Bullet in the Head”? Forse pochi, forse solo una minima parte, ma come sostengono i nostri, se la musica può far aprire gli occhi sulla realtà che viviamo anche a una sola persona tra tante, allora nulla è perduto. E il biografo inglese ci dà una mano a comprendere proprio la realtà che non accettano gli autori di “Killing in the Name”. Lo fa in modo sincero lasciando la parola a esperti del settore che ci parlano delle ragioni politiche della band; del loro sostegno alla lotta zapatista; del loro costante impegno nel diffondere un messaggio di riappropriazione della propria coscienza e della libertà civile e di espressione, non solo laddove ormai è quasi scontato che non ci sia, talmente scontato che non fa più effetto -vedi il Messico degli anni ’90. Ma soprattutto nel Evil Empire, nella nostra amatissima e democratica società occidentale, nel lato fortunato del mondo, dove un cittadino americano può essere condannato senza un giusto processo (celeberrimo il caso di Mumia Abu-Jamal, portato alla ribalta proprio da una campagna mediatica messa su dalla band). Oppure dove la polizia cerca sistematicamente d’insabbiare i casi di abuso di potere e razzismo come narra The Battle of Los Angeles, terzo album datato 1999. I Rage Against the Machine sono i figli del loro tempo e hanno saputo interpretarlo e che hanno tentato di cambiare in maniera coscienziosa. Molti accusano i quattro musicisti, soprattutto nei loro scontri con le major discografiche, di predicare bene e razzolare male; Morello, continua a difendersi ancora dalle ‘accuse’ di chi ingenuamente pensa che per combattere la macchina, Machine, si debba necessariamente far voto di povertà, stampare ciclostilati e rifiutare qualsiasi contaminazione. Per certi versi è stato questo il tentativo di de la Rocha nel suo periodo di allontanamento dal resto del gruppo. Ma senza le grandi etichette discografiche i Rage non sarebbero noti in tutti il pianeta. Senza i loro incassi non avrebbero mai potuto supportare le campagne di beneficienza e donare le ingenti somme di denaro alle loro cause, come documenta McIver. La verità, come diceva Jean-François Lyotard, è che il sistema si può combattere solo dall’interno. E i Rage, nella loro parabola temporale, ce l’hanno messa tutta per farlo. Considerazioni profonde a parte, quella di McIver è una lettura piacevole, leggera, affatto arrogante ricca di aneddoti, che fa chiarezza e aumentare l’amore per un gruppo che non ha bisogno di presentazioni. (Se c’è un ‘filosofo’ o un sociologo di voi, non hai scuse: devi leggerlo, è un imperativo categorico!).

Peppi S. Cafagna

L’autore
Joel McIver vive e lavora in Inghilterra, ed è al momento uno dei più affermati critici musicali rock in circolazione. Oltre a scrivere per numerose e blasonate riviste di settore è capo redattore di Bass Guitar. E scrive libri. Dalla sua penna sono infatti usciti volumi dedicati a gruppi come Metallica, Slayer, Tool e Slipknot e, più recentemente, Machine Head e Kings of Leon. Musicalmente parlando, il suo cuore batte per il thrash della Bay Area, il death metal sve- dese ed il grindcore, ma non disdegna di ascoltare anche altri generi più o meno estremi. Per Tsunami Edizioni ha già pub- blicato le biografie di Slayer, Black Sabbath, Tool, Cliff Burton, Randy Rhoads, Motörhead e Glenn Hughes e il volume I 100 più grandi chitarristi metal.

Titolo: Rage Against The Machine
Autore: Joel McIver
Pagine: 288
Editore: Tsunami Edizioni
ISBN: 978-88-96131-71-8 1
Prezzo: 21,50 €

Anteprima scaricabile gratuitamente:
http://www.tsunamiedizioni.com/--00-PDF/RATM.pdf

Contatti:
www.tsunamiedizioni.com
info@tsunamiedizioni.it

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