Raw & Wild - WebMagazine - News - Video - Vinci un CD al mese - Compilation gratuite - Interviste - Recensioni - Date concerti
Raw & Wild on Facebook Raw & Wild on YouTube

Home Recensioni Seciali Live reports Download Contatti

   
   A - B - C - D - E - F - G - H - I - J - K - L - M - N - O - P - Q - R - S - T - U - V - W - X - Y - Z - 0 - 1 - 2 - 3 - 4 - 6 - 7 - . - Í - Æ - '





Hereticus. Storia dei Bulldozer e di altre «eresie» (AC Wild – Crac Edizioni, 2014)

Ho toppato completamente l’approccio con Hereticus. Ero convinto che il libro pubblicato dalla Crac Edizioni raccontasse esclusivamente la storia dei Bulldozer, nonostante sulla copertina ci fosse scritto a chiare lettere “e di altre «eresie»”. Il mio errore nasce dalla convinzione, poi rivelatasi errata, della perfetta identità tra Bulldozer e AC Wild. Ho sempre fatto un ragionamento del tipo: Alberto Contini = AC Wild; AC Wild = Bulldozer; Alberto Contini = Bulldozer. Nonostante le mie innate ed evidenti capacità matematiche, la lettura di Hereticus ha fatto crollare questo mio convincimento, perché se è vero che la storia dei Bulldozer è legata a doppia mandata a quella del proprio leader, è anche vero che il cantante della band ha dimostrato di essere un personaggio degno di nota, capace di andare oltre il proprio ruolo sul palco. Alberto Contini è stato ed è un uomo capace di compiere delle scelte, per questo il titolo di eretico se lo merita tutto. Le sue decisioni sono andate sempre controcorrente, non tanto perché essere contro è figo, ma perché sono frutto di un modus vivendi all’insegna della ricerca di cosa c’è oltre l’ovvio. Lo spaccato che ne esce dalla lettura delle quasi centocinquanta pagine è quello di un individuo che difficilmente si accontenta, mai fermo sulle proprie vittorie. Ed è qui il paradosso, perché AC Wild, pur non rincorrendo il successo, a suo malgrado ha sempre raggiunto risultati eccelsi in tutto quello in cui si è cimentato. Vi troverete innanzi a vicende più o meno note inerenti ai Bulldozer, a successi in campo imprenditoriale e finanche a misteriosi poteri di preveggenza. Un racconto lineare, ma fatto di balzi netti, cambi di direzione (quasi sempre contromano). Il tutto narrato in modo cinico, ironico, discantato e provocatorio. In pratica, lo stesso stile che ha contraddistinto le liriche degli autori di Neurodeliri. Testi che vengono passati alla lente d’ingrandimento, così potrete scoprire chi sono i Minkions, il vero significato di The Derby o il perché sia stata dedicata una canzone a Cicciolina. Ed è proprio quella la fetta più grande della torta. Alle vicissitudini della band viene dato ampio spazio, dalla genesi difficoltosa (a Milano all’epoca si sentiva e suonava all’altro), agli insuccessi autoprodotti, che diventarono poi un trampolino di lancio per un contratto internazionale con la RoadRunner, cosa impensabile per una band italiana all’epoca (anche oggi, in tutta onestà). Un successo che non arriva, o meglio che arriva, ma in mercati non tradizionali. Lo show in Polonia; lo scioglimento e la rinascita grazie al web. Ma per quanto importante la fase con la band, Alberto ha collezionato imprese eroiche anche in generi ben lontani dal metallo, come l’Eurobeat, l’HyperTechno e la classica! Stili musicali che fanno storcere il muso a noi metallari, ma che non spaventano di certo un eretico.

L’autore

Titolo: Hereticus. Storia dei Bulldozer e di altre «eresie»
Autore: AC Wild
Pagine: 130
Editore: Crack Edizioni
ISBN: 9788897389194
Prezzo: 14,00 €

L’intervista

Ciao Alberto, Hereticus, la tua autobiografia, è ormai nelle librerie da qualche mese: come è nata l’idea di riportare su carta la tua vita?
E' stata una proposta dell'editore. Mi hanno contattato loro per scrivere una biografia dei Bulldozer. Ero poi andato a una presentazione del libro di Steve, qui vicino a Milano, e in quell'occasione ho presentato una mia idea alla Crac: non una classica biografia, ma una vera e propria descrizione di una filosofia di vita che ha influenzato la mia esistenza e l'attività dei Bulldozer, nel bene e nel male.

Ciò che appare chiaro durante la lettura è la tua innata attitudine a essere una voce fuori dal coro, qualità che ti ha portato a fare scelte di vita radicali. Alla luce di questi tuoi cambi di rotta repentini, è stato difficile ricostruire in modo lineare la tua vita?
Ci ho messo un po' di tempo ed è stata un'ottima occasione per conoscermi in modo più approfondito. Quanto all'attitudine a essere una voce fuori dal coro, posso dire che ciò non è dipeso da una "scelta premeditata" o dalla voglia di sentirmi diverso dalla massa. La causa principale è forse il modo in cui percepisco la realtà: in modo crudo e non edulcorato, senza illusioni o sogni ad occhi aperti. Io, infatti, mi annoio se leggo un romanzo di fantasia o guardo un film. Gli stessi film Horror mi tediano, a meno che siano ricostruzioni ben fatte di avvenimenti realmente accaduti. Analizzando la mia vita ho potuto constatare di essere "allergico" a molteplici forme di mistificazione della realtà.

Probabilmente la stagione che attirerà maggiormente le attenzioni dei nostri lettori è quella della prima fase di carriera dei Bulldozer. L’idea che mi son fatto è che voi abbiate messo su la band spinti dalla necessità di suonare nel modo più rumoroso possibile. A differenza di altri, non l’avete fatto con la volontà di diventare delle rock star (che poi è il sogno più o meno nascosto di chi mette su un gruppo). Eppure siete diventati una cult band. Questa cosa ti sorprende?
Ai primi Bulldozer piacevano i Motorhead, Tank, primi AC DC, che erano molto "personali" nel modo di presentarsi. Il rumore non era l'unico elemento. Oltretutto (e forse per questo non siamo mai stati "di moda" anche in ambito estremo) ci piacevano le melodie che avevano un certo "gusto". Direi che credevamo in ciò che facevamo, soprattutto dal punto di vista artistico. Abbiamo certamente ricercato una risposta dal pubblico, ma mai il successo fine a se stesso.

Alcuni personaggi, come per esempio Alice Cooper, hanno ammesso un rapporto non sempre idilliaco con il proprio alterego musicale, ai limiti della schizofrenia: come convivono Alberto Contini e AC Wild?
AC Wild è una raffigurazione artistica di me stesso. Non c'è alcuna contrapposizione. Non sono mai stato un attore che interpreta un personaggio creato con la fantasia. Non mi interessano minimamente le figure mitologiche, a qualsiasi livello. Per questo non ho mai concepito un AC Wild "personaggio" dal sapore mitologico che vuole stimolare la fantasia del pubblico. Io sono radicalmente diverso da Alice Cooper e da moltissimi miei colleghi. AC Wild racconta in modo artistico le idee e il modo d'essere di me stesso.

Ti capita di riascoltare oggi tuoi vecchi album? Come li trovi?
Non li ascolto spesso perché li conosco bene. Come dicevo prima, sono collegati strettamente a me stesso. Non sento il bisogno di riascoltarli: è come guardarmi allo specchio, e siccome non sono narcisista...

Racconti un sacco di aneddoti riguardanti i testi, spiegando il vero significato di canzoni come “The Derby”, “Ilona The Very Best” e “Minkions”. Credi che questi per lo più non siano stati capiti a causa di una certa attitudine di noi metallari a prenderci troppo sul serio?
Alcuni li hanno capiti benissimo. Siccome ogni persona è fatta a modo suo e vive le cose in base al suo modo d'essere, i modi in cui sono stati recepiti i brani sono molteplici. Anche quando sono ironico lo faccio con convinzione. Mai con superficialità. Molti metallari, soprattutto in Italia, Polonia, Giappone, hanno percepito con una certa profondità ciò che abbiamo trasmesso. Tra i nostri seguaci ci sono pochissimi modaioli del metal, ma gente che si prende sul serio.

Quando parli di Neurodeliri racconti che il titolo del vostro album prende ispirazione dall’omonima band con testi in milanese. Qualcosa di simile oggi la fanno i Longobardeath, anche loro, tra l’altro, autori di testi ironici. Che ne pensi di loro?
"Ul" Mik è un amico. Mi è capitato più volte di scambiare idee con lui su svariati argomenti. E' sicuramente una persona intelligente che fa le cose con passione. E' un amico che vedo volentieri.

In Italia accadono di sovente delle cose a propria insaputa, da un giorno all’altro puoi ritrovarti con un appartamento vista Colosseo senza aver fatto nulla. A te è capitato di diventare a tua insaputa il creatore di un genere musicale, l’ HyperTechno. Ti andrebbe di raccontare questa fase meno metallica della tua vita ai nostri lettori?
Chi ha avuto l'appartamento con vista Colosseo a prezzi stracciati riceveva un "favore" di natura politica. Non c'entrano fortuna o meriti. Io non ho mai avuto "favori del genere". L'HyperTechno è stata prima di tutto una nuova idea, poi una parte di un progetto molto ironico sulle contaminazioni musicali (Dance Got Sick) e poi un genere di moda in Giappone che ha anche influenzato i Prodigy. Io, sostanzialmente, ho messo l'idea iniziale, poi il resto è stato fatto da altri. Sicuramente non è stata una cosa del tutto casuale "piovuta dal cielo" o per "opera dello spirito s....”. Certamente non mi aspettavo un successo discografico: la mia era una provocazione e non una strategia per ottenere fama. Tuttavia, sapevo che era un’idea totalmente nuova e che aveva un suo perché. Quanto alla mia attività al di fuori del metal posso dire, che a livello personale, tutto ciò che ho fatto coi Bulldozer mi piace, così come mi piace in gran parte ciò che ho fatto in ambito "classico" (in particolare il progetto su Vivaldi con Dave Lombardo). L'Hyper Techno non mi piace più di tanto, a eccezione dei primissimi progetti, molto provocatori. La Eurobeat non mi piace, come gusto personale.

La biografia è introdotta da Vincenzo Barone, che cita uno snodo importate nella storia del metal tricolore: la copertina di HM con te e Steve Sylvester. Proprio durante lo scorso Natale questo incontro storico è stato rinverdito con un Split che vede coinvolti Bulldozer e Death SS: come è nata questa operazione?
Lo split natalizio in chiave ironica è un’idea di Steve di alcuni anni fa. Abbiamo ritardato e rimandato fino all'anno scorso, quando abbiamo deciso di portare a termine il progetto. E' un’idea interessante, soprattutto il testo di Jingle Hells scritto da entrambi. Nel libro accenni anche a un nuovo album dei Bulldozer: a che punto sono i lavori? Non abbiamo mai dedicato cosi tanto tempo alla costruzione di un album. Penso che il tempo "enorme", impiegato per questo nuovo capitolo sia stato speso bene. Stiamo cercando di "scrivere un capitolo" importante, con idee nuove, ma che partono dalle nostre prime radici. Gli ospiti principali di questo album sono legati fortemente al periodo dei nostri primi capitoli.

In chiusura, qual è l’eresia che hai rimpianto di aver fatto e quella che rimpiangi di non aver fatto?
Sinceramente non ho rimpianti di alcun tipo. Non ho neppure nulla da rinnegare. Sono consapevole di aver seguito sempre il mio istinto facendo anche scelte scomode ma senza ingannare me stesso. Fare errori poi è inevitabile, ma sono proprio questi (assieme alle sconfitte) che ti insegnano molte cose.

g.f.cassatella

<<< indietro


   
Banana Mayor
"Primary Colors Part I: The Red"
Deflore
"Epicentre"
Where The Sun Comes Down
"Welcome"
Lo Fat Orchestra
"Neon Lights"
Eyelids
"Endless Oblivion"
Disequazione
"Progressiva Desolazione Urbana"
Labyrinth
"Architecture Of A God"
Uneven Structure
"La Partition"

Archivio resensioni >>>




Raw & Wild TV   

This text will be replaced

Archivio video>>>



Interviste
Speciali
Live reports




Raw & Wild on Facebook Raw & Wild on YouTube


RAW & WILD 2000 / 2016 - P. IVA 03312160710
Ogni riproduzione anche parziale è vietata - Info

Powered by RWdesignstudio.net

admin   
Home | Recensioni | Interviste | Speciali | Download | Live reports | Contatti

La tua pubblicità su R&W
Collabora con Raw & Wild