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I 100 migliori dischi del progressive (Mox Cristadoro, Tsunami 2014)

Chi mi conosce sa che "non tocco un libro neanche con un fiore". A fine lettura mi ritrovo con dei tomi che paiono appena usciti dal deposito dell'editore, tanta è la mia paura (ossessione) di rovinarli in qualche modo. A questa regola generale però faccio un paio d'eccezioni: guide turistiche e manuali musicali. Nel primo caso è quasi inevitabile, le guide si sgualciscono nello zaino da viaggio. Nel secondo caso è una necessità che trova le proprie radici nel mio percorso di formazione musicale iniziato nei primi anni 90, quando di internet ancora non se ne parlava, quando era necessario consumarsi gli occhi su libri scritti dal santone di turno. Quello era il primo passo, il secondo l'acquisto degli album.
Ad ogni compera, una tacca fluorescente sul titolo stampato sul manuale. Molte tacche, molto onore. Così è iniziata la mia carriera di Barone Rosso (nell'accezione snoopyana però) di collezionista. Ancor oggi che ogni titolo è a portati di click, continuo a solcare i libri, perché c'è sempre qualcosa da imparare e scoprire. La tv non ha ucciso la radio, così come internet non ucciderà la carta stampata (paradossale che lo scriva un scribacchino web) finché ci saranno opere come quella confezionata da Mox Cristadoro. I 100 migliori dischi del progressive italiano ha maggior senso e utilità oggi, in un periodo in cui l'accesso alla musica è per lo più gratuito e per questo caotico e generalizzato.
Lo è ancor di più per un genere, il progressive, che nei primi anni 90 era dato per morto (io ero un fan del metal e del prog, quest'ultimo era l'unico genere che aveva meno fan del primo!), ma che grazie al successo di band quali Porcupine Tre, Operth e via dicendo, oggi è tornato alla ribalta. Si va su youtube, e si condivide un titolo. E' venuta meno la poesia, il fascino carbonaro del decennio scorso, quello fatto di segreti tramandati oralmente dall'amico stagionato.
Ecco, I 100 migliori dischi del progressive mi ha riportato a quei tempi, perché Mox non scrive, parla. Parla con il linguaggio della passione, di chi ha compiuto un cammina di ricerca, di chi si è sporcato le dita di polvere, e oggi racconta (in verità noi collezionisti ostentiamo) e mette in mostra i propri gioielli. Dalla A degli Acqua Fragile sino alla V de Il Volo, troverete 100 album, che dovranno e potranno essere i vostri mattoncini gialli nel periglioso mondo del progressive nostrano. Accanto ai grandi nomi (Area, PFM, BMS, Orme) troverete entità di culto come Biglietto Per L'Inferno, Balletto di Bronzo e Arti & Mestieri. Personaggi che volente e nolente si riallacciano alla storia della musica pop italica, Battiato, Delirium, Formula 3, Radius, e artisti che difficilmente troverete su un altro libro come: Juri Camisasca, Libra, Pholas Dactylus e Venegoni & Co..
Proprio per garantire maggior spazio ai capolavori nascosti, l'autore ha deciso di ridurre a tre gli slot per i mammasantissima, scelta che trovo condivisibile, visto che l'idea di base del volume è quella di introdurre il lettore al fenomeno. Altro fattore positivo è il voler comunque inserire le opere all'interno di una cornice storica ben definita, utile ad interpretare anche i contenuti dei singoli dischi. È vero che un capolavoro è tale se se sopravvive all'epoca in cui nato, ma è altrettanto vero che a questa resterà legata in modo imprescindibile. Per tale motivo Mox nella sua introduzione butta giù una breve cronistoria dell'Italia degli anni 70, costumi, editoria e politica. A impreziosire il manuale ci sono poi un paio di interventi di spessore: Fabio Zuffanti, la prova vivente che il prog in Italia è ancora vivo e vegeto, e Matthias Scheller, esempio di come la passione possa andare anche tramutarsi in un lavoro.
Andate, compratelo, consumatelo!

L'autore

Mox Cristadoro è nato nel 1969, e ne fa un motivo d'orgoglio. Collezionista e ricercatore musicale, con esperienza nel settore discografia, ha ideato e condotto programmi sull'emittente Rock FM dal 2002 al 2008, e attualmente sul Radio Lombardia, dove collabora con Marco Garavelli a Linea Rock.
Si preoccupa del Rock fin dagli anni '70, con il concetto decisamente controcorrente che si tratti di importante fenomeno socio-culturale, piuttosto che di frivolo aspetto di costume. In realtà riconosce bene la dualità di questa musica, vissuta da molti come vero e proprio lifestyle. Grazie al Rock è persino diventato vegetariano in giovanissima età…
Per oltre 25 anni ha ruolo di batterista in una quantità di dischi con varie band (tra cui Carnival of Fools, Santa Sangre, MonumentuM, La Crus, Furious Party, Crash Box) e in un discreto numero di concerti ed esibizioni mediatiche. Sue parole sono scritte anche su numeri delle testate Rockstar e RockSound dal 2008 al 2009, e sui libri "Lumi di Punk" di Marco Philopat e "100 dischi ideali per capire il Punk" di Stefano Gilardino. Per Tsunami ha pubblicato nel 2011 "Radio Days, storie di Rock Fm".

Titolo: I 100 migliori dischi del progressive
Autore: Mox Cristadoro
Pagine: 200
Editore: Tsunami Edizioni
ISBN: 978-88-96131-59-6
Prezzo: 17,00 €

Anteprima scaricabile gratuitamente: http://www.tsunamiedizioni.com/--00-PDF/ProgITA.pdf
Contatti: www.tsunamiedizioni.com - info@tsunamiedizioni.it

L'intervista

Ciao Mox, iniziamo con la domanda più scontata: perché un manuale sui 100 migliori dischi del progressive italiano?
É stata, in realtà, un'idea dell'editore (Tsunami), che annovera nel suo catalogo una vera e propria serie dedicata a "I 100 migliori album" di un determinato genere. Conoscendo la mia inclinazione, ha pensato di chiedere a me di occuparmi del volume sul Prog di casa nostra. Inizialmente, ammetto di essere stato perplesso, a causa dell'enorme quantità di informazioni già reperibile sull'argomento, ma poi ho iniziato a selezionare il materiale e a scriverne, seguendo, credo, una nuova logica, quella del "senno di poi", che probabilmente, finora è stata ancora poco considerata. Credo che queste pagine siano, in qualche modo, diverse e servano realmente da guida a chi magari è giovane e ha interesse ad approfondire una stagione davvero memorabile del Rock prodotto in Italia. Mi piace sottolineare che nelle mie schede compaiono menzioni a nomi come Between the Buried and Me, Kyuss, Wretched, Slayer, Trouble, Blue Oyster Cult, Sonic Youth, Kraftwerk, Mars Volta, Calibro 35, Z. Preisner, Voivod, Irefuse It!, Metallica. Francamente non immagino altri libri o siti web sul prog italiano che possano aver sfruttato facilmente tali termini di paragone.

Cos'è che ami del progressive e quali altri generi ascolti?
Che domanda difficile per me. Partiamo dunque da ciò che, a mio avviso è la definizione di "progressive", ossia qualcosa di sconfinato, un territorio artistico in cui non sono previste limitazioni. Scorrendo, per esempio, le pagine del libro, ci si può render conto di quanto un problema effettivo di genere non esista: suoni Pop, Hard, Etnici, Jazz, Folk, Heavy, psichedelici, elettronici, sperimentali, di orchestra classica, persino Funky e Country convivono tra i solchi di quei dischi meravigliosi, senza che nessuno all'epoca si sia nemmeno posto la questione. Con questo credo di rispondere anche alla seconda parte della tua domanda: in casa mia, da Mia Martini, agli Ohio Players, da Albinoni ai Napalm Death, da Franco Califano ai Dead Can Dance, c'è davvero posto per tutto. Dipende dai momenti della giornata. Poi ho le mie passioni morbose, che sono effettivamente misurabili dalla quantità di supporti fonografici che possiedo di un artista o un gruppo.

Perché in Italia, più che in altri paesi, il movimento ha attecchito così bene?
Credo sia spiegato molto chiaramente nell'introduzione che ho scritto sul libro, in quello che ho chiamato "l'Asse Italia-Gran Bretagna". Ci fu un lungo momento di interscambio culturale tra le realtà musicali e di costume dei due Paesi, a cavallo tra i '60 e i '70. Evidentemente le attitudini tra i giovani, anche grazie al lavoro dei mezzi di comunicazione di massa, erano condivise in abbondanza, specialmente in quelle decadi. Questo ha dato luogo a un momento di straordinaria creatività, che è stata successivamente esportata nel Mondo intero, regalando un po' di lustro all'indole italiana, fortemente intrisa di melodia e di genio musicale. In parte è stato così anche per la nostra scena musicale leggera (da Modugno e Mina a Nek e la Pausini, per intenderci).

Si poteva parlare di vera e propria scena o di singole entità con tratti comuni?
Il fattore che creava unità nei primi anni 70 era quello dell'incontro collettivo tra giovani, ad esempio nel classico ambito dei Festival, che in quel periodo venivano organizzati copiosamente lungo tutta la penisola. In questo senso, un po' sociale se vogliamo, si potrebbe parlare di "scena". Lo scenario era oggettivamente molto variegato, quindi sarebbe più onesto, sotto il profilo artistico, pensare a diverse entità, unificate da tratti comuni.

A bocce ferme, qual è il centunesimo album?
Considerando che gli album usciti tra il 1969 e il 1978 sono quantificabili in molte centinaia, e che il periodo scelto per meglio storicizzare l'argomento trattato nel libro è stato ulteriormente ridotto: 1970 per i primi vagiti. 1977 per l'esalazione degli ultimi respiri, direi che nonostante tutto i mancanti illustri sono diversi. Partirei , per questioni gerarchiche, con "Io sono Nato Libero" (il terzo del Banco), che non solo è meraviglioso, ma era anche il disco preferito in assoluto da Francesco Di Giacomo...
Un altro caso di assente eclatante è "Atlantide" dei TRIP, poi ci sono una serie di dischi pregevoli, che purtroppo per motivi numerici, ho "dovuto" estromettere, come DNA dei Jumbo, UT dei N. Trolls, gli Apoteosi, o i restanti album degli Area o di PFM usciti nel periodo indicato, tutti validissimi. Se fossero stati già 120, avrei incluso persino Parsifal dei Pooh, o perché no? Anima Latina di Battisti.

Invece c'è un album zero: un disco che non è progressive tout court, ma senza il quale il movimento in Italia non sarebbe partito?
Un LP considerabile indubbiamente "seminale" è la pietra miliare della psichedelia "Le Stelle di Mario Schifano", datato 1967. Nel '69 i New Trolls, le Orme, i Quelli (pre PFM) e gli Stormy Six avevano già i loro album all'attivo. Inserendo il primo dei Circus 2000 di Torino e l'omonimo de Il Mucchio (entrambi del 1970) tra i 100 album Top della scena progressiva nostrana, credo di aver dato un significativo punto di partenza; sebbene si trovassero già in ottima compagnia con Balletto di Bronzo, la Formula 3, i Trip, Claudio Rocchi di "Viaggio" ed altri ancora... Il libro parte con le parole di Fabio Zuffanti, la prova provata che il movimento prog in Italia è vivo. Allora perché quando si parla di musica progressiva ci si riferisce sempre al passato? Ci si riferisce al periodo storico che ha dato vita a questo genere solo quando si vuole parlare del tempo più prolifico e dorato in assoluto, ossia, tra il 70 e il 77. Ma, se ci facciamo caso, questo potrebbe essere un problema comune a tutte le infinite sfaccettature dell'Arte, ove si ritrovano da sempre Maestri ed allievi. Lo stesso Fabio, che stimo infinitamente come uomo e come amico, oltre che come musicista, sa ammettere con umiltà di apprezzare e di rifarsi a codici già esistenti, che lui è in grado di elaborare e vestire col suo gusto estetico. D'altronde, quando nasci solo nel 1968, cosa puoi pretendere di inventare? É già moltissimo quello che fa nelle sue opere discografiche, che spesso offrono un'intensità non comune (vedi "La quarta vittima") .

Abbiamo individuato l'album 101, dal 102 al 106 citami cinque dischi pubblicati dal 1990 in poi…
Dal '90 in poi ?? Beh, saltando gli '80, menzionerei gli StereoKimono di Bologna i Wicked Minds di Piacenza, la Maschera di Cera e i Finisterre (a proposito di Zuffanti), gli Ezra Winston (col secondo album; il primo è dell' 88, se ricordo bene), e poi non nutro dubbi nell'annoverare nel genere, e a pieno titolo, i Calibro 35, attualmente il miglior gruppo italiano, a mio avviso.

Internet ha fatto più male o più bene al movimento progressivo italiano?
Sul piano di quell'infinito fascino del mistero legato agli oggetti occultati dal tempo e vissuti come veri e propri tesori, una volta reperiti, l'avvento della rete ha indubbiamente negato la grande emotività che quelli della mia generazione hanno avuto la fortuna di provare nella ricerca girovaga, polverosa e illuminata di questo percorso simil-archeologico. Tuttavia, come in ogni altro aspetto della vita, ora è decisamente tutto facilitato da ogni punto di vista. Scegli tu., io devo ancora capire se preferire come vivevo fino a 25 anni fa, oppure adesso. Forse è un bene aver vissuto entrambe le situazioni. Non mi faccio mancare nulla..

Progetti futuri?
Ora sono in piena promozione, ma una settimana di vacanza in montagna sarà la prima cosa che mi concederò con l'arrivo dell'estate. Se proprio vuoi saperlo, giusto stamattina, ascoltando un disco, mi è venuta un'idea per un nuovo saggio (inedito), su cui, ovviamente , non spenderò una parola.

Grazie mille, a te la conclusione
Vorrei sinceramente ringraziarti io, non solo per aver letto il libro, ma per le belle parole che hai riservato al suo riguardo. L'unica motivazione per cui si affrontano questi lavori che, a parte la passione, costano comunque fatica, è proprio il riscontro degli altri. Una calorosa stretta di mano, a te e a tutti quelli che assisteranno alle presentazioni...

g.f.cassatella

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