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Ritchie Blackmore – La biografia non autorizzata (Jerry Bloom, Tsunami Edizioni 2013)

Qualcuno di voi conoscerà "Confessioni di un artista di merda" (Confessions of a Crap Artist), romanzo di Philip K. Dick scritto nel 1959 e pubblicato verso la metà degli anni 70. Quanto contenuto in Black Knight (nome inglese originale del libro oggetto di questa recensione), parafrasando l'opera dello scrittore americano, può essere riassunto con il titolo di "Biografia di un artista stronzo, ma di talento".
Perché Mr Ritchie Blackmore è questo, uno stronzo di talento.
Qualsiasi sia la fase della vita del chitarrista britannico, questi due elementi caratteriali non mancano, come ben sa Jerry Bloom, purpleologo professionista (da anni è il direttore della fanzine ufficiale dei Deep, More Black Then Purple), blackmoriano di conseguenza.
Uscita originariamente in Inghilterra nel 2008, questa biografia non autorizzata sviscera eventi e vicissitudini di sessanta e passa anni di vita del Cavaliere Oscuro, attraverso episodi vissuti dall'autore in prima persona o da personaggi che sono stati a contatto col chitarrista.
Lo stile è asciutto ed essenziale, soprattutto nella parte iniziale, quella che va dall'infanzia alla fondazione dei DP. A mio avviso questa sezione è quella più affascinate, anche se la più frammentaria. Ammalia perché narra di come sia nato e cresciuto un talento vero e di come questa sua abilità da sola non sarebbe servita a nulla senza tanta gavetta. Ritchie per un certo punto è stato un "operaio" della musica, ore o ore passate in studio a registrare parti che poi sarebbero finite chissà in quale disco (quasi impossibile rintracciare tutta la produzione anni 60 del maestro), oppure su un palco in compagnia di qualche mostro sacro del rock and roll come Jerry Lee Lewis o Gene Vincent. Frammentaria perché proprio questo suo saltare da un gruppo all'altro, ha fatto si che incontrasse una miriade di personaggi, qui intervenuti in veste di testimoni oculari e auricolari.
Personaggio chiave di questa fase è senz'altro Lord Sutch, che insegnerà a Ritchie come si sta su un palco.

Da ragazzino prodigio a uomo, passando attraverso la fase del matrimonio e della paternità, ed è proprio con il raggiungimento della maturità, che il nostro sente l'esigenza di metter su una propria band, che suonasse come i Vanilla Fudge. Scoprirete la genesi dei Deep Purple (anche da dove nasce il nome), che sfocerà, dopo vari assestamenti, nella MKI (Blackmore, Paice, Lord, Simpler, Evans). L'improvviso successo del singolo "Hush" proietta Blackmore dalla notorietà tra i soli addetti ai lavori a una fama quasi mondiale, anche se il peso di Jon Lord è ancora preminente nella band.
Il progressivo passaggio da semi-cover band ad autori di brani propri è stata la molla che ha spinto alla piccola rivoluzione che ha portato alla nascita dell'incarnazione più celebre del Profondo Porpora, la MKII (Blackmore, Paice, Lord, Glover, Gillan).
Ed è in quel che pian piano lo scettro passa dal tastierista al chitarrista, Blackmore diventa la figura centrale della band, scontato che prima o poi si sarebbe arrivati allo scontro con chi ci metteva la "faccia" sul palco, Gillan.

Comunque l'ascesa verso il successo planetario è condita da capolavori quali In Rock, Fireball e Machine Head, oltre che il classico dei classici live album, Made In Japan (disco poco blackmoriano, visto che questi quasi se ne disinteressò al momento della produzione).
Furono proprio gli scontri tra Gillan e Ritchie a portare allo stravolgimento che avrebbe dato i natali alla MKIII (Blackmore, Paice, Lord, Coverdale, Hughes).
Perché fare vita di gruppo con l'axeman non era cosa facile, umorale, scontroso, chiuso e con uno strano senso dell'umorismo. Se è vero che negli anni è stato un pigmalione, capace di lanciare sulla scena personaggi allora (semi)sconosciuti come Coverdale, Dio, Bonnet, è anche vero che rendeva il noviziato un vero e proprio inferno a base di scherzi, non sempre di buon gusto. Solo chi riusciva a sopravvivere a queste prove, poteva guadagnarsi la sua stima. Almeno sino alla prossima lite.
Ovviamente, neanche la fama conquistata dai DP poteva bastare, il Re voleva un regno creato a sua immagine e somiglianza, ecco così nascere i Rainbow, prima creatori di un maestoso hard rock epico, poi band pop-rock, capace di scalare le classifiche americane.
I Rainbow furono una sorta di palestra per nuovi artisti, ma vissero una certa stabilità di formazione solo nei primi tempi.

Messi momentaneamente da parte per la reunion milionaria dei DP, i Rainbow ufficialmente non sono mai stati sciolti, anche se pian piano sono passati in second'ordine, quando Ritchie ha deciso di indossare la calzamaglia e intraprendere una nuova fase della propria carriera, completamente all'antitesi rispetto a quanto fatto sino a quel momento: musica medievale.
Progetto che lo vede ancor'oggi attivo, con la fida compagna Candice Night al proprio fianco. Proprio le donne (formose) sono una delle grandi passioni di Ritchie, capaci anche di condizionarne le scelte di vita professionale e non.
Jerry Bloom è bravo durante la narrazione a mantenere un certo distacco, non nascondendo nessuno degli spigoli caratteriali di Ritchie (credo che sia stato l'unico artista capace di far incazzare una platea giapponese), cosa non semplice per un fan sfegatato.
Se siete interessati a conoscere tutti gli aspetti del Cavaliere Oscuro, non solo quelli più superficiali, questo libro potrà risultare molto utile (per i collezionisti, in coda all'opera, è presente l'elenco infinito delle pubblicazioni del chitarrista)..
Io di mio ne consiglio la lettura, soprattutto della prima parte, a chi oggi si affaccia nel mondo della musica, questa biografia potrebbe diventare un'ottima guida per la scalata al successo, che parte sempre dalla gavetta e si fortifica con la professionalità.


L'autore

Jerry Bloom rimane folgorato da Fireball dei Deep Purple nel 1971 e da allora la sua passione per la musica cresce tanto da diventare una professione. Direttore del¬la fanzine More Black Than Purple, editore di Autumn Leaves (magazine ufficiale dei Mostly Autumn), scrive articoli per diverse riviste del settore.

Titolo: Ritchie Blackmore - La biografia non autorizzata
Autore: Jerry Bloom
Pagine: 384
Editore: Tsunami Edizioni
ISBN: 978-88-96131-49-7
Prezzo: 20,00 €
Contatti: www.tsunamiedizioni.com - info@tsunamiedizioni.it

L'intervista

Ciao Jerry, benvenuto su rawandwild.com. Quando hai deciso di scrivere questa biografia?
In realtà sono stato contattato dall'editore, visto che scrivo per il magazine More Black Than Purple, sapeva che avevo le giuste conoscenze.

Puoi darci qualche succosa anticipazione di eventuali grandi rivelazioni contenute in Black Knight che potrebbero invogliare i fan ad acquistare questo libro?
Beh, penso che ci sono situazioni accadute negli anni sessanta che potrebbero evidenziare in che modo Ritchie si sia relazionato agli altri membri della band.

Qual è la fase che preferisci della vita di Ritchie?
Probabilmente quella in cui impara a suonare la chitarra.

E della sua carriera di musicista?
I Deep Purple dal 69 al 72. I Rainbow negli anni di Dio e Turner. E i Purple del '93.

Credi che il prossimo step nella sua carriera possa essere un ritorno nei DP o una reunion dei Rainbow?
Ora come ora no. Soprattutto perché dei musicisti chiave, come Powell, Dio e Lord, sono venuti a mancare.

La tua persona le top five della discografia di RB?
In studio wise: In Rock, Fireball, Rising, Bent Out Of Shape, Battle Rages On. Live: Made In Japan, Live In Stockholm 1970, On Stage, Live In Munich '77, Stuttgart '93

C'è solo una cosa che non mi è ancora chiara dopo la lettura del tuo libro: ma Ritchie come se la cava nelle vesti di calciatore?
Non così bene come un giocatore di calcio professionista, ma sicuramente ottimo per gli standard di un atleta amatoriale

g.f.cassatella

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