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On Stage (Back Stage) – 100 canzoni immortali dall'alternative rock al metal estremo raccontate dai protagonisti (Luca Fassina, Tsunami 2013)

"Dovete sapere che la creazione di una grande compilation, così come una separazione, richiede più fatica di quanto sembri. Devi iniziare alla grande, catturare l'attenzione! Allo stesso livello metti il secondo brano, e poi devi risparmiare cartucce inserendo brani di minore intensità. Eh... sono tante le regole. Comunque... ho iniziato a pensare a una cassetta per Laura. Conosco i suoi gusti e cercherò di farla felice. E per la prima volta, so di poterci riuscire".
Quando le compilation erano ancora compilation, e non playlist, Rob Gordon, protagonista di Alta Fedeltà, aveva tutta una serie di regolette per creare una selezione di canzoni vincente. Erano tempi in cui il mezzo più adeguato per questo genere di operazioni erano le musicassette, supporto ormai desueto. Ma questo non significa che oggi non possa essere creata una lista contenente un centinaio di song, magari sfruttando la carta stampata e i QR Code, tanto ciò che alla fine conta non è il come, ma il cosa. E il cosa sono loro, le canzoni.
Le canzoni contengono storie, ma non solo. Le canzoni attirano storie.
Che tu sia un giovane brufoloso accanto a un falò su una spiaggia, o un hobo su un treno, o un guerriero che si gode il meritato riposo notturno, canterai canzoni e racconterai storie.
Luca Fassina di aneddoti ne conosce, dopo decenni passati avanti e dietro un palco. E sa anche come si crea una compilation.

On Stage (Back Stage) è questo, una compilation e una raccolta di storie.
100 titoli che sono il preteso per scoprire o riscoprire delle song, ma anche per conoscere fatti più o meno curiosi, a metà strada tra cronaca e leggenda.
L'unico ordine seguito è quello alfabetico per titolo, per il resto è tutto un susseguirsi di autori e generi che più disomogenei non si può. Troverete accanto al successone da classifica, il brano oscuro di una band dai più dimenticata. Perché alla fine non conta solo chi sei, ma cosa dici. Ac\Dc, Chumbawamba, Deicide, Eagles, Rammstein, Seether e ZZ Top, sono alcuni dei nomi che troverete, e con essi i ricordi legati ad ogni loro brano. Perché il libro di Luca Fassina ha questa caratteristica, oltre che narrare ciò che c'è scritto, riporta alla luce le vicissitudini della nostra vita legata a quel singolo pezzo. Ma non solo, c'è anche il potere della scoperta, di iniziare da zero un percorso che ti conduce a conoscere un artista sino a quel momento ignorato, più o meno volontariamente.

Il tutto è fatto in modo entusiasta, da fan malato d'amore per la musica, Niente di barboso o accademico. L'unico sentimento che potrete provare nei confronti dell'autore è quello dell'invidia, per le foto in compagnia dei mostri sacri della musica, o per le copertine autografate dei dischi messe là in bella mostra. Il tutto frutto di 25 anni spesi nel mondo della carta stampata (Hard, Metal Maniac, Classic Rock), che non hanno sopito, a quanto pare, la voglia di frequentare questo ambiente.
On Stage (Back Stage) è un'ottima guida, da leggere in modo ordinato o, perché no, disordinato, saltando a casaccio da un brano all'altro. E' un libro che amerete perché vi farà ricordare momenti passati. E' un libro che odierete perché mancherà il vostro pezzo preferito. Perché fare una compilation non è facile: "sono tante le regole".

L'autore

Luca Fassina - classe 1970 - compie nel 2013 il quarto di secolo come giornalista. Dopo alcune esperienze nel fervente mondo della musica underground e delle fanzine italiane, approda alla redazione che crea il mensile Hard! - La Rivista di Musica Robusta, come specialista di rock underground e fan club. Nelle edicole italiane dal 1990, diventa un punto di riferimento per la musica di settore e, durante i dieci anni della sua esistenza, distribuisce una versione tradotta in Spagna e partorisce lo spin-off Monsters!, che viene pubblicato anche in America.
Dopo una lunga pausa dedicata al mondo dei videogiochi, torna a scrivere regolarmente di musica per Metal Maniac e per la versione italiana del celebre marchio inglese Classic Rock. Suoi articoli sono apparsi anche sulla versione online italiana di Rolling Stone.

Titolo: On Stage (Back Stage)
Autore: Luca Fassina
Pagine: 256
Editore: Tsunami Edizioni
ISBN: 978-88-96131-52-7
Prezzo: 17,50 €
Contatti: www.tsunamiedizioni.com - info@tsunamiedizioni.it

L'intervista

Ciao Luca, complimenti per On Stage (Black Stage), possiamo considerare il tuo libro una sorta di compilation?
Ciao Giuseppe, e grazie per le belle parole della recensione. In un certo senso sì, tant'è che ho creato una playlist su iTunes che mi ha tenuto compagnia durante la scrittura del libro.

Dal 45 giri al singolo mp3: come è cambiata la percezione della canzone da parte dell'ascoltatore negli anni?
Enormemente. Faccio parte di quella generazione che ascoltava i 45 giri dentro a degli scassoni di plastica arancione che andavano a pile… già ho vissuto male il passaggio al CD, quando poi mi hanno tolto anche quel pack mi sono sentito derubato. Sono d'accordo con Slash, quando rimpiange il vecchio modo analogico di registrare, o con Steven Wilson quando condanna l'appiattimento della qualità dovuto al formato mp3. Si è perso il rito di ascoltare un nuovo disco: aprirlo, leggere le note della copertina, ascoltarlo la prima volta tutto d'un fiato, per poi tornare a sentire questo o quel passaggio… l'opzione 'shuffle' dell'iPod andrebbe fatta scaricare a pagamento, come un'app. Assieme alla percezione dell'oggetto si è perso anche un po' di rispetto per il lavoro che c'è dietro alla creazione di un album: ho quasi trentamila canzoni nel mio computer, ma vengono tutte da vinili o CD che posseggo. Non scarico nulla, e quando devo fare una recensione in streaming, ammetto che mi girano le palle. Settimana scorsa stavo intervistando Doro Pesch e ha detto: «Mi manca un sacco il vinile. Se dovete darmi un CD, che almeno abbia un bel pack».

Erano 100 erano giovani e forti e… Quante canzoni sono "morte" prima di arrivare alle 100 definitive?
La prima lista che ho sottoposto alla Tsunami comprendeva centootto pezzi. La seconda centoventisei, ma c'era una sessantina di 'riserve', diverse anche degli stessi autori. Diciamo che su una sessantina eravamo tutti d'accordo, per le altre… beh, abbiamo discusso a lungo.

Quale è stata l'ultima che hai tagliato prima della stesura finale? E con quale l'hai sostituita?
Ho aspettato sino all'ultimo momento un'intervista con i White Lion per "Wait", che non arrivava mai. Mentre intervistavo Scott Gorham – che era in promozione per i Black Star Riders – ho incrociato al bar dell'albergo Ricky Warwick. Tra un ricordo e l'altro ci siamo messi a parlare di quando cantava negli Almighty e di quanto fosse bella "Wrench". Certe occasioni vanno colte al volo.

La canzone che t'ha cambiato la vita?
Ci sono molte canzoni che hanno accompagnato momenti importanti della mia vita, e credo che leggendo il libro non si faccia molta fatica a distinguerle (e non solo perché alcune di esse sono su due pagine). Faccio un medley tra "Goodbye to Romance", "I Wanna Rock", "The Show Must go On", "Smoke on the Water" e "Rainbow Eyes". Poi mi fermo ma solo per lo spazio.

C'è un gruppo che detesti, ma che ha scritto una canzone che ami?
No. Se lo detesto, non lo ascolto e non ne parlo. È uno degli insegnamenti di quando lavoravo a Hard!: se ne parliamo, se ne parla bene; se non vale la pena parlarne, non facciamogli nemmeno della pubblicità negativa… ignoriamoli.

Qual è la canzone che canti sotto la doccia?
Non canto sotto la doccia, ma quando un pezzo mi entra in testa rischio di fischiettarlo fino a tirar scemi tutti quanti. Per esempio adesso è il turno del motivetto con il quale gli Helloween aprivano i concerti negli anni '90. Hai presente? «Have an happy halloween, halloween, halloween…» (Sì, e ora lo fischietterò per tutto il gorno! Ndr)

E quella che canticchi, ma che non ammetteresti mai di farlo?
Me ne è venuta in mente una proprio ora, ma non te la dico.

Le canzoni sono importanti per il rock, ma anche gli aneddoti lo sono. Quanto una bella storia accresce il fascino di un brano oltre i limiti del valore musicale intrinseco?
Poco, a meno che tu non stia vivendo il momento in cui questa canzone sta nascendo: immaginati di essere con i Led Zeppelin del 1971… Sei all'Headley Grange fa freddo, vedi il fiato di Robert Plant che si condensa mentre sta canticchiando delle parole nella tromba delle scale, accanto a un fuoco acceso con il corrimano: «Your stairway lies on the whispering wind…» lo senti l'odore di legna umida che brucia? Ora torna a oggi: pensa a quante volte hai sentito quella canzone, alle emozioni che hai provato, al suo fascino. Non credo che leggere di come sia stata creata possa cambiare il suo valore intrinseco. Forse ti aiuta a capire meglio come erano le cose in quel momento.

Sai che ti odio? Non puoi impunemente mettere la foto della tua copia autografata di Blizzard Of Ozz in bella mostra e sperare che la gente non nutra nei tuoi confronti un'insana invidia! A questo riguardo, abbiamo detto quanto sia importante l'aneddotica per il rock, ma anche il collezionismo lo è. Perché il rocker è un feticista?
Non so se tutti i rocker siano feticisti… posso confermarti che io lo sono: sin dal mio primo concerto rock (Vanadium, Twisted Sister, Motörhead, pacco delle Girlschool cui chiederò conto nell'intervista prevista per domani) ho preso l'abitudine di attaccare al mio giubbotto di jeans ogni genere di trofeo. Oggi la stoffa è marcita, ma il giubbotto è tenuto assieme da toppe, spille, plettri… conservo un bicchiere usato da Ozzy il giorno della nostra prima foto assieme, ho un vasetto del 'sangue' contenuto nei palloni che Alice Cooper gettava tra la folla del periodo di "Trash"… credo che alla fine siano solo dei bei ricordi.

Progetti futuri?
Tanti, anche perché devi inventarti sempre qualcosa di nuovo, se vuoi andare avanti. Oltre alle costanti sfide di Metal Maniac e Classic Rock, ho una rubrica settimanale su RicetteRock.com, dove parlo della cucina nei libri di quel rocker di Stephen King. Ci sono in cantiere altri tre libri rock e almeno due che trattano altri argomenti: su www.syns.it trovate tutte le minchiate che mi vengono in mente, ma sono aperto a qualsiasi nuova proposta.

Grazie mille, a te la conclusione. L'importante è crederci, e non permettere a nessuno di farvi smettere: per me tutto è iniziato con una fanzine e un Facebook ante litteram, quando grazie alle pagine della posta di HM ho creato con alcuni amici una rete di corrispondenza chiamata Metal Meeting. Oggi vetrine come Metalitalia sono un buon punto di partenza per chi vuole fare questo lavoro, ma a una condizione: non scrivete mai gratis. Siate consapevoli del valore di quello che fate e non svendetevi: il rock ha bisogno di Giornalisti tanto quanto di bravi musicisti.

Giuseppe F. Cassatella

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