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Storia del cinema horror italiano. Da Mario Bava a Stefano Simone. Vol. 3: Joe D'Amato, Pupi Avati, Ruggero Deodato, Umberto Lenzi e il cannibal movie. (Gordiano Lupi – Edizioni Il Foglio, 2012)

Arriva al terzo capitolo la corposa Storia del Cinema Horror Italiano (da Mario Bava a Stefano Simone) scritta da Gordiano Lupi. Se nei due capitoli precedenti l'autore toscano aveva posto la propria attenzione sul Gotico (volume primo) e sulla coppia Argento-Fulci (volume secondo), in questo terzo tomo, troviamo registi che hanno influenzato pesantemente le scena metallica. Mi riferisco a Joe D'Amato, Pupi Avati, Ruggero Deodato, Umberto Lenzi, senza dimenticare i cannibal movie o i mondo movie. Basti leggere interviste a personaggi come Steve Sylvester (Death SS, Sancta Sanctorum, Opus Dei) o Killjoy (Necrophagia) per trovare nel novero delle influenze alcuni dei registi esaminati in queste 250 e passa pagine. Film come Cannibal Holocaust o Antropophagus ancora oggi forniscono materiale alle band gore. E come scordare Mike Patton che ha chiamato uno dei suoi tanti progetti Mondo Cane?
Gordiano Lupi passa al bisturi quattro registi - Joe D'Amato, Pupi Avati, Ruggero Deodato, Umberto Lenzi – evidenziando il diverso approccio alla regia e come la capacità di arrangiarsi e la voglia di fondere i generi siano state le caratteristiche comuni a tutti.
Aristide Massacessi (Joe D'Amato) in questo senso è stato un vero è proprio maestro, nessuno come lui è passato di genere in genere, finendo per "sporcarne" ognuno con le caratteristiche dell'altro. L'horror non è solo horror, ma anche erotismo (se non pornografia). L'erotismo non è tale se non c'era una sorta di inquietudine latente. Così che si guardi Anthropophagus o uno dei sui film del ciclo di Emmanuelle Nera, le sensazioni provate non sono mai univoche. Almeno due i capolavori che hanno influenzato il metal Buio Omega (1979) e Anthropophagus (1980).
Il secondo nome esaminato è quello di Pupi Avati, il più celebre dei quattro al di fuori dell'ambiente degli amanti del cinema di genere.
Se Joe D'Amato mostra, Avati nasconde. Entrambi, però, sono legati a un modo d'intendere il cinema artigianale. Certo si passa dal mondo di Massacessi alla Bassa Padana di Avati. Ma tensione e pathos restano immutati. Bravo in questo senso è l'autore a ripercorre in modo maniacale, quasi fotogramma per fotogramma, le vicende narrate. Grazie a Gordiano Lupi scoprirete cosa c'è oltre La casa delle finestre che ridono, certamente l'horror avatiano più celebre. Utile anche l'approfondimento sulla Factroy Avatiana, un pugno di personaggi legati al regista padano, anche loro impegnati in ambito orrorifico.
Il terzo nome è quello di Ruggero Deodato, colui che ha portato il cinema a livelli di esasperazione mai raggiunti. Alzi la mano chi non ha provato un profondo fastidio guardando Cannibal Holocaust. Dedodato va oltre il mondo movie, da inizio a un filone vero e proprio, quello cannibalesco. È abile il buon Gordiano, anche grazie a un approfondimento sul genere, a metterne in evidenza pregi e difetti. Perché l'abilità maggiore dell'autore di questo libro è quella di staccarsi dalla faziosità che regna sovrana in opere del genere. Quindi non troverete mai un critico intellettualoide che negherà a priori la bontà di questi film, ma neanche il fan sfegatato che vede solo oro che luccica. Lupi ama veramente il cinema di genere, per questo può essere sereno nella sua disamina. Anzi non mancano frecciatine ad altri critici o a chi ha rubato a man bassa dal nostro cinema, spacciandosi poi per genio (il caso Blair Witch Project su tutti). Grazie a questa interessante lettura scoprirete che l'etichetta di Monsieur Cannibal va stretta al regista romano (cosa che Deodato non nasconde) e potrete (ri)scoprire altri capolavori come La casa sperduta nel parco (1980) e/o Inferno in diretta (1985).
L'ultimo cavaliere dell'apocalisse è Umberto Lenzi, giunto tardi all'horror, ma capace di lasciare ai posteri alcune perle come Mangiati vivi! (1980), Incubo sulla città contaminata (1980), Cannibal Ferox (1981). Film magari fatti per necessità, ma che restano fulgidi esempi dell'altro orrore, quello nostrano. Anche nel caso di Lenzi c'è un interessante approfondimento avente come oggetto il suo Kriminal, film tratto dall'omonimo fumetto.
Un'ottima guida, scritta da un appassionato per appassionati. Lontana da ogni pretesa intellettualoide, ma ricca di entusiasmo trascinate!

L'autore

Gordiano Lupi (Piombino, 1960). Direttore Editoriale delle Edizioni Il Foglio. Collabora con La Stampa. Traduce gli scrittori cubani Yoani Sánchez, Felix Luis Viera, Heberto Padilla e Alejandro Torreguitart Ruiz. Tra i suoi lavori di argomento cinematografico: Cannibal – il cinema selvaggio di Ruggero Deodato (Profondo Rosso, 2003), Orrore, erotismo e pornografia secondo Joe D'Amato (Profondo Rosso, 2004), Tomas Milian, il trucido e lo sbirro (Profondo Rosso, 2004), Le dive nude - Il cinema di Gloria Guida e di Edwige Fenech (Profondo Rosso, 2006), Il cittadino si ribella: il cinema di Enzo G. Castellari - in collaborazione con Fabio Zanello - (Profondo Rosso, 2006), Filmare la morte – Il cinema horror e thriller di Lucio Fulci (Il Foglio, 2006), Sexy made in Italy – le regine del cinema erotico degli anni Settanta (Profondo Rosso, 2007), Dracula e i vampiri (in collaborazione con Maurizio Maggioni - Profondo Rosso, 2008), Fernando di Leo e il suo cinema nero e perverso (Profondo Rosso, 2009), Fellini - A cinema greatmaster (Mediane, 2009), Cozzi stellari - Il cinema di Lewis Coates (Profondo Rosso, 2009 - edizione USA, 2011), Tinto Brass - poeta dell'erotismo (Profondo Rosso, 2010), Storia del cinema Horror Italiano – vol.1 – Il Gotico (Il Foglio, 2011), Laura Gemser e le altre (Profondo Rosso, 2011), Storia del cinema Horror Italiano – vol. 2 – Dario Argento e Lucio Fulci (Il Foglio, 2011), Storia del Cinema Horror Italiano – vol. 3 – Joe D'Amato, Umberto Lenzi, Ruggero Deodato, Pupi Avati e il cannibal movie (Il Foglio, 2012), Nude… si ride! - I registi e le attrici della commedia sexy - vol. 1 (Profondo Rosso, 2012), Grazie… zie! - I registi e le attrici della commedia sexy - vol. 2 (Profondo Rosso, 2012). Cura la versione italiana del blog Generación Y della scrittrice cubana Yoani Sánchez e ha tradotto per Rizzoli il suo primo libro italiano: Cuba libre – Vivere e scrivere all'Avana (2009). Il suo romanzo più recente è Una terribile eredità (Perdisa, 2009). Pagine web: www.infol.it/lupi. Blog di cinema: La Cineteca di Caino – http://cinetecadicaino.blogspot.com - E mail per contatti: lupi@infol.it.

Titolo: Storia del cinema horror italiano. Da Mario Bava a Stefano Simone. Vol. 3: Joe D'Amato, Pupi Avati, Ruggero Deodato, Umberto Lenzi e il cannibal movie
Autore: Gordiano Lupi
Editore: Edizioni Il foglio
ISBN: 978-8876063657
Prezzo: 15,00 €
Contatti:
ilfoglio@infol.it
http://www.ibs.it/code/9788876063657/lupi-giordano/storia-del-cinema-horror.html

L'intervista

Gordiano benvenuto su www.rawandwild.com, direi di iniziare con la domanda più banale: come è nata l'idea di scrivere una storia del cinema horror made in Italy?
Sono anni che mi occupo di cinema di genere italiano del passato, ma per quel che riguarda l'horror credo di aver visto un buon 80% della produzione anni 60 – 80. Dopo aver scritto monografie su Fulci, D'Amato, Castellari, Deodato mi è venuto voglia di rendere il mio lavoro più sistematico. Nessuna pretesa intellettuale, né presunzione. So bene che ci sono dei veri critici in circolazione e dei grandi conoscitori del cinema italiano di genere (penso alla rivista Nocturno), ma il mio lavoro ha un taglio diverso. Si tratta di un'enciclopedia per neofiti, scritta senza nessuna volontà accademica, ma solo per rendere fruibile a molti una grande mole di informazioni.

Negli anni scorsi sono stati pubblicati i primi due volumi dell'opera, ti andrebbe di farne una rapida panoramica?
Abbiamo affrontato il gotico e i suoi maestri indiscussi (Bava e Freda), ma anche le figure minori, siamo passati a Dario Argento e Lucio Fulci, approfondendo soprattutto l'opera del secondo. Dario Argento è il regista più studiato d'Italia. Non c'era bisogno di aggiungere molto, perché esistono in commercio opere insuperabili scritte da Luigi Cozzi.

Oggetto della mia recensione è stato il terzo volume, quello che prende in considerazione essenzialmente quattro registi: Joe D'Amato, Pupi Avati, Ruggero Deodato e Umberto Lenzi. Cosa accomuna questi quattro maestri e quali sono le peculiarità del cinema di ognuno?
Non hanno proprio niente in comune ed è questo il bello del cinema italiano di quel periodo storico! Tutti cani sciolti. Joe D'Amato è un grande contaminatore dei generi, ha fatto di tutto, dall'horror al porno, passando per commedia sexy e thriller erotico. Le sue poche pellicole horror sono da antologia, soprattutto quando crea degli ibridi assurdi a metà strada tra erotismo e suggestioni orrorifiche. Il suo miglior horror resta La morte ha sorriso all'assassino. Da vedere subito. Ruggero Deodato è un regista all'americana, un autore che ama il cinema avventuroso, il thriller morboso, non è un regista horror vero e proprio, ma è innegabile che il cannibal movie – almeno in parte – contamini l'orrore. Pupi Avati realizza un gotico rurale padano, un cinema curato, ricco di particolari, certamente più colto e impegnato dei suoi colleghi, ma non meno interessante dal punto di vista dell'amante dei film horror. Umberto Lenzi non ama l'horror, invece, e quasi sempre lo spettatore se ne accorge, ma resta un buon autore di polizieschi e di noir all'italiana. Nel cannibal movie ha fatto due film trash indimenticabili e come horror non possiamo non citare Incubo nella città contaminata e La casa 3, un apocrifo discreto.

Se si esclude Pupi Avati, gli altri registi non sono particolarmente amati dalla critica. Tu stesso nel libro evidenzi come molte volte i singoli film vengono trattati in modo sbrigativo e superficiale, come ti spieghi questa cosa?
La critica colta ha distrutto il cinema italiano. Francia e Spagna si tengono caro il loro cinema di genere, continuano a fare noir e melodramma. Persino Almodovar gira melodramma, certo, alla sua maniera… A noi che cosa è rimasto? Mordini con il suo orribile cinema siderurgico…

La tua produzione letteraria è ricca di saggi dedicati al cinema di genere (erotico, horror, poliziottesco): ti senti un eretico?
Mi hanno definito il Joe D'Amato dell'editoria e in tempi più recenti lo Zeman del mondo editoriale. Ti basta come risposta? Sono uno che si trova molto bene nell'underground.

Un capitolo a parte lo hai dedicato ai cannibal movie, come mai questa tematica ha attratto (e attrae) tanta gente?
Il cannibal movie è il solo genere horror tipicamente italiano. Siamo noi gli inventori e noi lo abbiamo distrutto, come ogni cosa che produciamo. Il fascino di quel cinema sta nel mostrare il non mostrabile, in una sorta di pornografia dell'orrore che mette in primo piano pasti antropofagi e viscere umane.

In ambito metal molti gruppi sono stati influenzati dai film che citi. Ma il legame tra queste opere e la musica è sempre stato ben saldo, basti pensare alle grandi colonne sonore che arricchiscono di pathos lo svolgersi dell'azione sullo schermo. Ti andrebbe di consigliarne alcune ai nostri lettori?
La colonna sonora di Cannibal Holocaust è un piccolo capolavoro…

A questo punto non posso esimermi dal chiederti una filmografia essenziale…
No… impossibile. Sono troppi. Tutto è essenziale, se si ama il cinema horror italiano. Non perdetevi I vampiri di Freda, Profondo rosso di Argento, la trilogia della morte di Fulci, tutto Mario Bava, i due horror di Farina, l'esorcistico di De Martino. Ma c'è del buono anche nelle pellicole del tanto vituperato Luigi Cozzi, se si guardano senza pregiudizi intellettuali.

Puoi anticiparci qualcosa sul quarto volume?
Si parlerà di splatter, cinema esorcistico e horror metropolitano. Ci saranno Lamberto Bava, Alberto De Martino, Luigi Cozzi e Corrado Farina. Alcune interviste inedite di Emanuele Mattana a Luigi Cozzi e Sergio Martino.

Altri progetti in cantiere?
In campo cinematografico ho un libro su Bruno Mattei quasi finito e uno su Franco & Ciccio a metà del guado. Ma i progetti sono molti…

A te la chiusura…
Abbiamo già detto molto. Il cinema italiano ha bisogno di essere storicizzato, anche il cinema popolare. Molti ragazzi crescono guardando solo horror demenziale statunitense. In Italia abbiamo avuto dei maestri del cinema de paura (per dirla alla Fulci) e mi esalta quando mi rendo conto che alcuni giovani li conoscono quanto me che ho visto i loro film al cinema, in prima visione!

g.f.cassatella

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