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No Wave - Contorsionismi e sperimentazioni dal CBGB al Tenax (Livia Satriano – Crac Edizioni, 2012)

No Wave - Contorsionismi e sperimentazioni dal CBGB al Tenax, opera scritta da Livia Satriano ed edita dalla Crac Edizioni, è un'ottima guida che vi permetterà di conoscere gruppi straordinari. Devo ammettere che, prima di iniziare la lettura delle 200 e passa pagine che compongono questo volumetto, ignoravo l'esistenza della gran parte della band menzionate: Mars, DNA, Teenage Jesus and the Jerks sono solo alcuni dei nomi che ho imparato ad apprezzare.

Abile è l'autrice a inserire nel contesto storico, una decadente New York di fine anni 70 che fa da sfondo alle "avventure" di giovani artisti mossi dalla voglia di andare contro tutto ciò che è codificato. In questo fermento "negativo" nasce un qualcosa di diverso rispetto a tutto ciò che era la musica sino a quel momento. Se il punk è la base di partenza, la No Wave è l'estremizzazione di quel discorso nato nella Londra di qualche anno prima. Ma non solo. Suoni che con quel genere hanno poco a che fare, come il jazz, iniziano a contaminare quella che era stata la musica riottosa e ignorante per eccellenza. Dopo la descrizione del contesto storico, la Satriano passa alla disamina delle band da cui è nato tutto, ossia i gruppi presenti sulla compilation No New York, disco nato per volontà di Brian Eno, e ormai culto vero. Contortions, Teenage Jesus and the Jerks, Mars e DNA, sono i primi gruppi vivisezionati, perché l'analisi va oltre la parte puramente biografica. Alla narrazione dei fatti si intersecano citazioni e interviste. Fedele alla filosofia No, Livia sembra quasi andare contro i limiti imposti dalla carta stampata, il libro diventa una piattaforma multimediale in cui è possibile anche ascoltare ciò di cui si sta leggendo. Un sito, http://nowavemusic.tumblr.com, e i codici QR diventeranno uno strumento importante per comprendere cosa "suonavano". Superate le pagine dedicate alle quattro "colonne", vi troverete a scoprire le band di SOHO, le etichette, le sperimentazioni e il cinema, perché l'esperienza di questi artisti squattrinati non si è limitata alla sola musica, ma ha interessato anche la settima arte. In coda troverete una disanima sul cosa accadeva intanto in Italia.

Come tutte le rivoluzioni, anche questa è nata e si è spenta velocemente, il tutto è durato non più di un lustro, anche se la lista degli artisti della generazione successiva più o meno noti che hanno appreso la lezione è corposa.

Considerevole è anche l'elenco delle interviste: Bisca, Glen Branca, Nina Canal, Rhys Chatman, Arto Lindsay e Lydia Lunch, sono solo alcuni dei nomi che hanno contribuito con le proprie testimonianze ad arricchire l'opera.

Da novizio del genere, ho sfruttato questa guida per andare oltre i mie soliti ascolti, ma sono certo che anche i cultori della No Wave di vecchia data troveranno spunti interessanti e preziosi in questo libro.

L'autrice

Livia Satriano è nata a Napoli nel 1987. Laureata in Linguaggi dei Media alla Cattolica di Milano, ha lavorato nell'ambito della comunicazione e dell'organizzazione eventi per diverse istituzioni culturali milanesi, dal Superstudio Più allo Spazio Oberdan. Attualmente lavora come scrittrice e ricercatrice freelance. Collabora con magazine online e cartacei come "Zero", "DesignCatwalk", "74:33", "Rapporto Confidenziale" e cura il progetto "Assez Vu" (http://assez-vu.com).
Contatti: mail. livia.satriano@gmail.com - http://assez-vu.com - http://no-wave.it

Titolo: No Wave - Contorsionismi e sperimentazioni dal CBGB al Tenax
Autore: Livia Satriano
Editore: Crac Edizioni
ISBN: 9788897389040
Prezzo: 15,00 €
Contatti: CRAC EDIZIONI via N. Bixio, 120 - 60015 Falconara Marittima AN edizionicrac@gmail.com; www.edizionicrac.blogspot.com - tel. 349.2561130 distribuzione L'intervista

Ciao Livia, parto subito ringraziandoti: la lettura di No Wave mi ha fatto conoscere una miriade di gruppi favolosi. Quando e come hai scoperto queste band?

È stato tutto piuttosto casuale, anni fa navigando su internet mi sono trovata per caso ad ascoltare "No New York", la compilation manifesto della No Wave, e mi ricordo che rimasi spiazzata dall'incredibile attualità e in generale dalla modernità di quei pezzi, così diversi da qualunque cosa avessi ascoltato fino ad allora. Questo mi spinse a voler approfondire di più l'argomento e a raccogliere informazioni e materiali.

Ti andrebbe di sintetizzare per i nostri lettori quali erano gli elementi comuni alla band No Wave?
In comune vi era la volontà di fare qualcosa di nuovo ed effettivamente diverso da quello che vi era stato sino ad allora. Creatività allo stato puro che investe così il mondo della musica. I "non musicisti" No Wave si staccano da regole e convenzioni del sistema tradizionale, si rapportavano agli strumenti in maniere nuova e originale. Distorsioni, ripetitività dei riff, atonalità, per la prima volta anche questo diventava musica, o meglio "non musica". Il nome stesso definisce bene quelle che erano le loro intenzioni: "No Wave", "nessun genere" appunto.

Da anni sostengo una tesi: i pessimi musicisti salveranno la musica. Oggi giorno tutti sanno suonare tutto con mezzi tecnici più che discreti. Questo permette al musicista medio di ripetere in modo, più o meno perfetto, quanto fatto dal proprio idolo. Il musicista scarso è costretto, invece, a inventarsi altro non potendo ripetere. Capisci bene che aver scoperto dei gruppi in cui c'erano degli esecutori che non avevano mai tenuto uno strumento in mano sino al giorno della prima esibizione dal vivo, per me è stata una folgorazione. Credi che oggi sia riproponibile qualcosa di simile? L'ascoltatore moderno, abituato a determinati canoni ben precisi dei singoli generi, sarebbe in grado di apprezzare una proposta così controcorrente?
Anche volendo, credo sia proprio difficile che al giorno d'oggi avvenga qualcosa di simile a quello che è avvenuto più di trent'anni fa nella scena underground newyorchese, questo non perché non saremmo ora in grado di riprodurre tecnicamente qualcosa di simile ma semplicemente perché non avrebbe più senso farlo. Un po' come qualcuno che voglia assemblare una ruota di bicicletta su di uno sgabello, non avrebbe alcun senso perché quel gesto si è svuotato di tutta quella carica innovativa e provocatoria che aveva nel momento in cui è stato compiuto per la prima volta. Viviamo in un'epoca in cui la musica è oggetto di un consumo smodato e in un certo senso "usa e getta", sembra essere ormai giunta ad un punto di saturazione. Ascoltatori in grado di apprezzare proposte "controcorrente" ci sono e probabilmente sarebbero anche in numero maggiore di quanti le apprezzarono a suo tempo, il punto è che non credo che ci sarà più musica così radicalmente nuova, bombardati come siamo da input musicali di ogni tipo che inaridiscono la creatività e l'inventiva.

Quanto credi che sia sta determinate la pubblicazione di No New York per l'affermazione di queste band? Senza il patrocinio di Eno questi gruppi avrebbero comunque trovato la forza di uscire dall'underground newyorkese?
Sicuramente aver avuto la fortuna di essere prodotti da un personaggio così di spicco ha contribuito a dare visibilità e, in un certo senso, maggiore credibilità a queste band. Sono sicura che sapremmo molto poco di loro se "No New York" non fosse mai uscito. Al pari di quello che si sa delle band "cugine" dell'area di SoHo che non figurarono nella compilation, quindi ben poco o niente. C'è da dire che il "successo" delle quattro band prodotte da Eno rimase sempre e comunque di nicchia. Non è un tipo di musica propriamente commerciale o commercializzabile e anche dal punto di vista della critica specializzata non si ebbero al tempo grandi plausi.

Narrazione e interviste ai personaggi si intrecciano. Vai oltre la carta stampata grazie ai codici QR e un link creato appositamente. Si ha l'impressione che la forma tradizionale di libro ti vada stretta, possiamo definire questo volumetto un'opera NO?
Si, è un non-libro in un certo senso. È molto interattivo come volumetto, l'ho pensato così appositamente perché una cosa che non ho mai sopportato è leggere di musica e non poter ascoltare nulla. Lo so che funziona così più o meno dalla nascita della critica musicale eppure credo che sia un grande limite al giorno d'oggi in cui abbiamo la fortuna di poter disporre delle più moderne tecnologie. Da qui l'idea di applicare sulle pagine dei codici QR (leggibili ormai dai più diffusi cellulari) in modo che appena si cita un brano o un disco lo si possa comodamente ascoltare per capire di cosa si tratta.

Nel libro appaiono anche i contributi di Roberto Canella, Bruno Di Marino e Andrea Lissoni. Ti andrebbe di presentarceli?
Nel libro ho voluto coinvolgere dei "contributor" d'eccezione per la musica, il cinema e l'arte. Roberto Canella è un amico giornalista, collaboratore di Blow Up, che è co-autore di alcuni capitoli del libro sulla scena musicale newyorchese e le band di "No New York". Bruno di Marino è critico cinematografico, fra i maggiori studiosi ed esperti di cinema sperimentale in Italia, ha scritto un testo sul cinema di Richard Kern per la sezione sul cinema No Wave. Andrea Lissoni è un curatore e storico dell'arte di cui ammiro molto il lavoro, ha intervistato Arto Lindsay e ne è venuta fuori una bella chiacchierata, in cui l'argomento principale non è la musica, bensì l'arte.

Glenn Branca, Nina Canal, Rhys Chatham e Lydia Lunch, solo per citare alcuni nomi dei personaggi intervistati da te. E' stato complicato avvicinare questi artisti?
No, affatto. Si sono dimostrate tutte persone estremamente disponibili e gentili. Ho incontrato Lydia Lunch qui a Milano, era stata lei via mail a fissare l'appuntamento. Il resto delle interviste è avvenuto invece tramite internet e anche lì non è stato difficile rintracciarli. È stata una piacevole sorpresa, temevo trafile interminabili attraverso contatti di manager ed etichette e invece è stato tutto molto diretto e più semplice del previsto.

La No Wave non è stata solo musica, ma anche cinema. Quali erano i erano i canoni stilistici di questo filone?
Il cinema no wave, o New Cinema, è stato un cinema che ha fatto scuola e ha aperto la strada a tutto un modo di "fare cinema" underground che ha avuto poi fra i suoi maggiori epigoni registi come Jim Jarmusch o Richard Kern. Si è trattato di un nuovo approccio all'arte cinematografica, immediato, amatoriale, spontaneo con i mezzi di cui si aveva a disposizione. È così che la cruda e decadente realtà cittadina del periodo e le storie più comuni, brutali, grottesche sono diventate spunto di ispirazione e materia cinematografica. Penso ai Super 8 di Eric Mitchell e James Nares, ai documentari di Vivienne Dick, ai film di Scott e Beth B. Senza dimenticare il vero capostipite del cinema no wave, Amos Poe, precursore del genere con il documentario punk "The Blank Generation" (1976).

In coda troviamo un capitolo dedicato all'Italia…
Molte sono le connessioni fra la scena underground newyorchese e la scena italiana del periodo. Influenze musicali nelle sonorità che riprendevano e si ispiravano ai modelli d'oltreoceano. Ne sono un esempio i bolognesi Confusional Quartet, i toscani Rinf e il punk-funk di band come gli Illogico e i Bisca. Ma i fermenti investirono la scena artistica italiana a 360 gradi. Personalità illuminate come ad esempio Francesca Alinovi, critica e ricercatrice del Dams, seppero fare da ponte fra la scena artistica underground americana e quella italiana. La Alinovi curò eventi a New York e contribuì a far conoscere all'Italia i graffitisti invitando artisti del calibro di Basquiat e Keith Haring.

Molti gruppi dichiarano di essersi ispirati alle band citate nel tuo libro, ma credi che ci sia stato un genere che possa essere considerata l'evoluzione della No Wave?
Le sperimentazioni No Wave hanno aperto la strada a tutto un filone di "rumore" applicato al rock che avrà fortuna e seguito in America e nel resto del mondo. Basti pensare alle chitarre distorte di Sonic Youth et similia. Anche le esperienze più sperimentali della scena hanno avuto un certo seguito nel corso degli anni e un'influenza che continua a farsi sentire in buona parte della produzione underground newyorchese contemporanea. In definitiva, si può dire che la No Wave abbia avuto una filiazione composita e continua. D'altronde era prevedibile da una scena che si opponeva a schemi e compartimenti stagni.

In chiusura non posso non chiederti quali siano gli album No Wave che non dovrebbero mai mancare in una collezione che si rispetti…
Insieme a "No New York" (1978), altri album che non dovrebbero mancare sono: "Buy" dei Contortions, "DNA on DNA" dei DNA, "The Ascension" di Glenn Branca, "Mars: The Complete Studio Recordings NYC 1977-1978" e le compilation "New York Noise" uscite per Soul Jazz Records.

g.f.cassatella

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