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Hard Core. Introduzione al punk italiano degli anni Ottanta Nozza Diego

L'Italia è il paese del "bel canto". L'Italia è il paese della lirica e dell'opera. L'Italia è il paese di "Volare", "Caruso" e "O' Sole Mio". Al massimo, l'Italia è il paese del rock progressivo, unica vera alternativa, negli anni 60-70, al sound delle band provenienti dall'altra parte della Manica. E poi? E poi l'Italia è il paese del punk, o, almeno, lo è stato negli ottanta. Non ci credete? Allora date una lettura ad "Hard Core. Introduzione al punk italiano degli anni Ottanta" di Diego Nozza!
In questo volume di 157 pagine, pubblicato dalla Crac Edizioni, l'autore traccia, oltre a una breve cronistoria dell'evolversi del movimento punk nel nostro paese, una vera e propria mappatura degna dell'entomologo più caparbio. Per rendere più agevole la lettura, il volume è stato diviso in due parti: Prima Ondata (fine '70 – 1982) e Seconda Ondata (dal 1982 in poi).
Quello che meraviglia è la quantità di band, molte delle quali dalla vita breve, che affollava la scena nazionale. Accanto ai nomi di personaggi che hanno negli anni abdicato (Ruggieri e Joe Squillo) troviamo realtà a tutt'oggi ancora esistenti, come i Raw Power, vecchia conoscenza anche di chi mastica solo metal, e Skiantos (punk band ante litteram).
Dietro ai più conosciuti Negazione, Indigesti, Nerorgasmo e Wretched, ci sono state anche band che alla prima uscita ufficiale non ci sono mai arrivate, fermandosi alle autoproduzioni caserecce su musicassetta.
Questo spirito DIY, unito all'anima nichilista propria del punk, ha reso difficile ricostruire in pieno il panorama degli anni ottanta. Solo grazie alla propria ostinazione, l'autore è riuscito nell'impresa di mettere su un'opera capace di raccogliere la biografia di più di duecento band. Un numero spaventoso se si pensa che si era in piena epoca bigotto-democristiana (ai giorni nostri il "demo" è venuto meno) e che non c'era la velocità di circolazione della musica che c'è oggi (a tutto vantaggio dell'originalità, a mio parere).
Ma punk è un'etichetta ampia, al proprio interno raccoglie tutte le derivazioni che hanno interessato lo stile dei nostri gruppi, dall'anarco-punk (bello l'aneddoto posto in apertura, nel quale viene raccontata la protesta dei punk nostrani in occasione del concerto bolognese dei Clash) all'oi!, dall'hard core allo straight edge. In alcuni casi, si è raggiunta una vera e propria via italiana al genere, come per i Negazione.
Non mancano neanche le immagini raffiguranti i primi giovani scapigliati del Bel Paese, i flyer e le copertine. Queste ultime per lo più disegnate a mano. Uno dei dettagli che mi è saltato all'occhio, è come il fenomeno si sia diffuso sull'intero territorio nazionale, da Pordenone con il suo Great Complotto sino a Bari con gli Skizo.
Non manca neanche la partecipazione attiva delle donne, cosa strana in una nazione di per sé maschilista come la nostra. Joe Squillo e le Kandeggina Gang sono solo uno dei numerosi casi di punk in gonnella.
"Hard Core. Introduzione al punk italiano degli anni Ottanta" è la guida indispensabile per chi ama il punk, ma può rappresentare anche un ottimo punto di partenza per chi preferisce non dedicarsi solo ai soliti ascolti.

L'autore Diego Nozza è nato nel 1979 a Romano di Lombardia, e vive a Cologno al Serio. Si appassiona all'hard core da adolescente, quando inizia a suonare la batteria in un gruppo di coetanei. Con questi fonda una sala di registrazioni, la distro-label Klas Production, e un festival dedicato all'autoproduzione, il Serio Rock Festival.
Ha un diploma di liceo classico, ma la sua passione per Linux e l'open source lo portano a interessarsi di informatica. Attualmente svolge la professione di grafico.

Titolo: Hard Core. Introduzione al punk italiano degli anni Ottanta
Autore: Diego Nozza
Editore: Crac Edizioni
ISBN: 9788897389026
Prezzo: € 14,00

Contatti:
CRAC EDIZIONI via N. Bixio, 120 - 60015 Falconara Marittima AN
edizionicrac@gmail.com
www.edizionicrac.blogspot.com
tel. 3492561130 distribuzione

Ciao Diego, direi di iniziare con la domanda più ovvia: quando e come è sbocciato il tuo amore per il punk?
Mi sono appassionato al punk da adolescente, quasi una ventina d'anni fa, inizialmente ascoltando gruppi punk-hard core americani, come NoFx e Rancid, per poi passare all'hard core italiano, complice la distro-label, la K.LaS. Production, che è nata verso la fine degli anni novanta...inoltre ho cominciato a suonare la batteria in un gruppetto e, con i miei amici, ho realizzato una saletta registrazioni, per allargare il giro di persone coinvolte nel movimento DIY.

Come è nata l'idea di scrivere una guida sulla scena italiana degli anni 80?
Girovagando nella rete, mi sono accorto che era molto difficile trovare informazioni riguardanti le band italiche degli anni '80, scena che mi ha sempre particolarmente affascinato, quindi mi sono detto, perché non cercare di raccogliere le biografie delle band e gli mp3, e organizzare un sito web con il tutto? E' nato così il sito www.accaci.org, grazie anche all'aiuto del mio socio Gigi, che ha fatto il tutto utilizzando strumenti open source, visto anche il nostro interessamento all'informatica libera, promuovendo l'utilizzo del sistema operativo gnu-linux.

Credi che il movimento sia sorto come mera emulazione di quanto accadeva all'estero o come risposta a quella che era una necessità scaturita dalla realtà sociale dell'epoca del nostro paese?
Non ho vissuto in prima persona gli eventi, credo che agli inizi probabilmente molte persone erano interessate ad altro, oltre che la musica in sé, ma allo stesso tempo negli anni in alcuni casi si è finiti per strumentalizzare economicamente il fenomeno punk-hard core... tuttavia il bilancio finale dal mio punto di vista è che le band in quegli anni cercavano veramente di evadere dagli schemi e di ritagliarsi spazi per la libertà di esprimersi senza vincoli, per denunciare ciò che non andava nella società in cui vivevano.

Quanto c'era di italiano nei nostri gruppi?
Credo che ci fosse molto; è vero che esistono sempre i cloni di altri gruppi, ma in quegli anni abbiamo davvero dato forma a uno stile unico e inimitabile.

Quanto è stato difficile costruire la mappatura di una scena che era per lo più amatoriale e che quindi ha lasciato poche tracce?
E' stato molto difficile... ho dedicato quasi un paio d'anni a reperire informazioni, usando i canali più disparati; la rete ovviamente ha dato molto, soprattutto alcuni siti che mi hanno aiutato dandomi materiale già raccolto da loro, poi anche grazie al circuito underground italiano, con le molte persone ed amici che mi hanno dato una mano... per alcuni gruppi pensa che ho usato i numeri di telefono presenti sulle copertine dei vinili, e in qualche caso ho avuto fortuna.

Di sovente, quando si parla di punk in Italia, si tira fuori il nome dei CCCP. Cosa che invece non accade nella tua opera, perché?
Guarda, forse perché l'idea era nata per raggruppare il circuito musicalmente hard core, poi mi è stata proposta l'idea di realizzarne un libro da Marco Refe, della CRAC Edizioni. Il volume contiene quindi il materiale raccolto fino a quel momento. Forse nel futuro potrebbero esserci ulteriori sviluppi...

La scena si è sviluppata dando impulso a tutti i sottogeneri del punk, dall'hard core sino all'anarco-punk, passando per l'oi! e lo straight edge. Ti andrebbe di citare per ogni sottogenere la band italiana che per te è stata più rappresentativa?
Non me la sento di dare un giudizio, personalmente ho sempre preferito l'anarco-punk, forse per lo stile e per gli ideali, molti i gruppi che hanno fatto la storia, per darti un nome, per impegno personale nella scena, direi i mitici Wretched, o gli Indigesti, per il loro stile inconfondibile, poi ce ne sono molti altri, i Crash Box, Kina, ecc...

All'estero come ci vedevano?
Secondo me il movimento nostrano ha dato un buon impulso all'estero, come ci vedevano non saprei, spero solo che non sia come ci vedono adesso.

Altra cosa interessante è come il genere si sia diffuso su tutta la penisola, nonostante all'epoca non ci fossero tutti i mezzi di comunicazione odierni…
Questo è uno degli aspetti che mi ha sempre incuriosito molto, oggi è facile, c'è il telefono, la mail, i social network che molti usano, quindi era davvero molto difficile ai tempi, di certo ci furono molti contatti via posta, e molte iniziative per cercare di diffondere capillarmente le notizie e gli eventi, per esempio il progetto Punkaminazione, che riuniva le fanzine dell'epoca per distribuire meglio tutte le informazioni sulla penisola.

Un ruolo di primo piano lo hanno avuto le donne, cosa non tanto scontata se si pensa che in quegli anni al massimo cantavano di cuori spezzati…
E' vero, il movimento è nato per dare spazio espressivo e di pensiero a qualunque persona, quindi anche il mondo femminile in questo caso si è potuto esprimere liberamente, dando sfogo alle valvole della creatività.

Al di là delle peculiarità musicali, credi che in Italia si sia più sviluppato un fenomeno con caratteristiche simili a quello? A me viene da pensare solo a quello delle posse di metà anni novanta con 99 Posse, Bisca e compagnia varia.
Credo che il movimento sia ancora vivo, passando dalla scena underground italiana, fino ad arrivare per esempio alle Posse che hai citato, che in qualche modo hanno punti di contatto, come li hanno ad esempio il primo punk e il successivo hard core, sempre con i dovuti limiti.

Il tuo libro ci lascia con un grande interrogativo: cosa è successo al punk italiano dopo gli anni 80?
Credo che oggi alla gente interessi di più essere figo perché suoni in gruppo hard core con mille watt di potenza, piuttosto che per i motivi ideali, per cercare di cambiare qualcosa attraverso la musica (e altri mezzi)..., ma ci sono senz'altro anche oggi molte persone che continuano a tenere viva la fiamma dell'hard core.

Direi che è tutto, ti ringrazio della tua disponibilità. A te la chiusura…
Grazie a te della recensione, e di dedicarmi parte del tuo tempo, non avrei mai pensato di dover essere oggetto di una recensione. Ringrazio tutti coloro che mi hanno aiutato in questo progetto, un abbraccio.

g.f.cassatella

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